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SAGRE, RISTORATORI ancora all’ATTACCO

Sulle sagre i ristoratori di CNA e Confartigianato tornano all’attacco.

La promozione turistica dei nostri territori ha bisogno anche delle manifestazioni tradizionali e popolari e delle connesse sagre di qualità, ma le imprese della ristorazione restano pur sempre le ambasciatrici della cultura enogastronomica locale e devono essere tutelate, poiché restano in piedi solo se possono raggiungere e mantenere l’equilibrio economico.

La pandemia, la crisi dei redditi e dei consumi hanno determinato una contrazione generalizzata dei ricavi delle attività di ristorazione; al tempo stesso la crisi energetica, i rincari delle materie prime e la riattivazione delle imposte di tutti i tipi (a partire dal canone unico per l’occupazione del suolo pubblico) hanno generato una impennata sensibile dei costi di gestione. In queste condizioni le imprese dei servizi della ristorazione, in primis, ma anche moltissime altre attività funzionali allo sviluppo economico locale in chiave turistica in particolare (strutture ricettive, imprese del divertimento, agenzie viaggi, artigianato tipico, organizzatori professionali di eventi, ecc.) non ce la fanno più e stanno chiudendo.

La politica e le istituzioni, tra un rinvio e l’altro, non possono assistere passivamente all’impoverimento del tessuto delle imprese locali che promuovono il territorio con le sue eccellenze enogastronomiche e garantiscono occupazione; non possono consentire, per insufficienze delle norme e del sistema dei controlli, la riedizione di “sagre solo di  nome”, cioè di quelle manifestazioni che nei fatti sono vere e proprie attività commerciali che, sfruttando la forma giuridica dell’associazione, lucrano su trattamenti favorevoli (fiscale, contributivo, sulla sicurezza, ecc.) che dovrebbero essere ad esse preclusi.

Riteniamo che gli organizzatori e i volontari delle sagre storiche e di qualità e gli operatori dei servizi di ristorazione stiano dalla stessa parte e siano tutti danneggiati da una disciplina normativa carente e dalla latitanza del sistema dei controlli.

Non si può rappresentare la questione come una contrapposizione di interessi privati, né chiamarsi fuori di fronte alle ragioni delle imprese che chiedono l’applicazione, non solo formale, ma anche sostanziale delle norme che presidiano la materia.

Non si tratta di interessi privati contrapposti: da un lato, infatti, c’è l’interesse pubblico alla promozione territoriale, che si può perseguire solo tramite le imprese di ristorazione e turistiche e le manifestazioni di qualità (realtà che spesso infatti trovano interessanti formule di collaborazione); dall’altro lato c’è l’interesse del tutto privato di soggetti che, sfruttando le maglie larghe delle leggi e l’inefficacia dei controlli, invece di promuovere il territorio svolgono nei fatti attività di concorrenza sleale.

Sarebbe facile con pochi approfondimenti capire se ci si trova di fronte a una vera promozione del territorio o a una attività commerciale privata irregolare mascherata. Basta verificare se nella singola “sagra” si promuovono i prodotti tipici o si inventano tradizioni che non esistono; se è prevista o meno la collaborazione con le attività dei servizi di ristorazione del territorio; se ci si rivolge principalmente o essenzialmente a fornitori locali; se viene previsto un budget per investimenti pubblicitari per attrarre flussi dai territori limitrofi e da fuori regione; se in maniera trasparente viene dato resoconto pubblico sull’impiego dei ricavi generati dalla manifestazione.

È facile, ma le norme regionali non prevedono questi criteri di verifica, ed i Comuni faticano ad attivare i controlli.

Riteniamo pertanto urgente un intervento risolutivo della Regione Umbria affinché si aggiornino e rendano più precisi e puntuali i parametri della legge regionale sulle sagre e affinché i Comuni attivino procedure di controllo effettivo ed efficace.

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Mag 26, 2022
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