Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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SUPERBONUS, la REGIONE intervenga per SEMPLIFICARE

Intanto continua l’indagine Cna sui tempi di risposta

dei Comuni della provincia di Terni

 

SUPERBONUS REGIONE UMBRIA

“Per non sprecare la straordinaria occasione rappresentata dal Superbonus per il rilancio dell’economia e la riqualificazione del patrimonio immobiliare, diventa indispensabile e urgente un atto di indirizzo della Regione che consenta di semplificare le procedure in tutti i Comuni dell’Umbria e velocizzare i tempi per l’espletamento delle pratiche.”

È la richiesta avanzata dalla Cna all’indomani dell’incontro tra Anci, rappresentanti degli ordini tecnici, associazioni di categoria delle imprese e la stessa Regione.

“Valutiamo positivamente che l’Anci Umbria e la Regione abbiano convocato l’incontro che avevamo richiesto – afferma Laura Dimiziani, responsabile Cna per l’area di Terni -. Visto l’enorme interesse che il Superbonus sta riscuotendo sia tra i proprietari degli immobili che tra le imprese esecutrici dei lavori, e viste le indiscrezioni che parlano di una probabile proroga al 2023 del Superbonus, la convocazione del tavolo è un primo passo importante. Ma adesso è il momento di abbandonare i condizionali e di passare all’operatività, superando le misure adottate finora che, oltre a essere insufficienti, anziché risolvere i problemi li moltiplicano.”

“Al momento, infatti, il rischio concreto è che la possibilità di avvalersi del Superbonus scada prima ancora che tutte le persone intenzionate ad utilizzarlo riescano a superare le pastoie burocratiche – aggiunge Dimiziani -. Lo diciamo con cognizione di causa avendo fatto una ricognizione sul campo per verificare quali siano i tempi di risposta dei Comuni della provincia di Terni alle richieste di accesso agli atti, passaggio imprescindibile per poter avviare un intervento su un immobile usufruendo del Superbonus.”

Tempi di risposta che tracciano una cartina della provincia a macchie di leopardo.

“Nelle settimane scorse avevamo già detto della situazione nei Comuni di Terni, Narni e Amelia. Stavolta ci siamo concentrati sugli altri Comuni. Tra i centri fino a 5mila abitanti dell’area intorno al capoluogo di provincia – continua Dimiziani -, quello di Acquasparta presenta un buon livello di digitalizzazione degli archivi e delle pratiche e ha adibito una persona esclusivamente all’evasione delle richieste di accesso agli atti, riducendo a venti giorni i tempi di risposta. Il Comune di Montecastrilli, invece, ha fascicoli tuttora cartacei e impiega un mese e mezzo per rispondere. Difficoltà anche a Stroncone, che ha archivi cartacei e non ha personale dedicato al Superbonus. Nei Comuni intorno ai 2mila abitanti le risposte sono sensibilmente più brevi – una settimana, massimo dieci giorni per una presa visione – ma la scansione ottica degli archivi è ancora un obiettivo lontano a Calvi dell’Umbria come ad Arrone, anche se in entrambi i Comuni c’è un buon livello di preparazione degli addetti e di organizzazione degli uffici, in particolare ad Arrone, dove l’archivio è stato riordinato in tempi non sospetti.”

“La situazione, invece, è migliore nell’Orvietano – aggiunge Claudio Pagliaccia, responsabile Cna per l’area che gravita attorno alla città della rupe – perlomeno nei tempi di risposta, che vanno dai 2/3 giorni di Castel Viscardo, ai 7 di Baschi, alle 2 settimane di Allerona e Porano, a 1-2 settimane di Orvieto. Ma se si guarda ai tempi per il rilascio della documentazione in copia conforme le cose cambiano e si arriva anche ai due mesi di attesa.”

Spesso manca del tutto anche la tecnologia idonea per la riproduzione di tavole di grandi dimensioni. Sia nel Ternano che nell’Orvietano, inoltre, la presenza o la mancanza di personale preparato e dedicato fa ovunque la differenza e spesso un tecnico comunale preparato, con esperienza e conoscenza del territorio, riesce a supplire, almeno in parte, alle carenze tecnologiche.

Se i tempi sono un problema, la difformità di procedure tra i vari Comuni costituisce un’ulteriore aggravante. “Un grosso problema è anche quello della difformità di procedure da Comune a Comune, che non semplifica il lavoro dei tecnici e rallenta la risposta ai privati che vogliano intraprendere i lavori, danneggiando tutti, anche le imprese. È indispensabile, quindi, un intervento normativo o un atto di indirizzo da parte della Regione nei confronti dei Comuni, senza margini di discrezionalità. Quello che ci auguriamo – conclude Claudio Pagliaccia – è che il Superbonus diventi anche l’occasione per l’avvio di un processo di semplificazione che investa tutta la pubblica amministrazione.”

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Marzo 19, 2021
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IMPRESE, CALI di FATTURATO e MANCANZA di LIQUIDITÀ

Preoccupano anche le previsioni 2021

sui fatturati delle imprese umbrecalo fatturato imprese e mancanza liquidità

“Pesanti cali di fatturato, mancanza di liquidità e difficoltà ad accedere a nuove linee di credito. Per le imprese umbre è questo il triste bilancio al termine del primo anno di pandemia da Covid 19. Quel che è peggio è che le previsioni per i primi mesi del 2021 non lasciano troppe speranze su un’inversione di tendenza e molte imprese non sono in grado di elaborare nuove strategie per riposizionarsi. Perciò è necessario intervenire con urgenza, oltre che sul sostegno agli investimenti, anche nella facilitazione per l’accesso al credito per garantire la continuità lavorativa delle aziende in difficoltà.”

Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria, è preoccupato dal consuntivo 2020 degli effetti economici della pandemia sanitaria, certificati anche dalla seconda parte dell’indagine (la puoi scaricare qui) condotta insieme al centro studi Sintesi che, nei giorni scorsi, aveva già fornito dati drammatici su Pil, investimenti, esportazioni e occupazione .

Oltre il 70% delle imprese umbre nel 2020 ha visto calare il proprio fatturato – puntualizza Giannangeli -, rispetto al 20% che non ha rilevato variazioni e a solo l’8% che ha registrato un aumento. Tra chi ha visto il fatturato scendere, oltre la metà ha registrato un calo oscillante tra il 10 e il 50%, imputabile per la maggior parte al crollo della domanda conseguente alle restrizioni adottate per contenere il contagio da Covid-19. Una contrazione che più del 65% delle imprese prevede sarà confermata anche per i primi mesi del 2021. Senza contare che l’introduzione della zona rossa per tutta la provincia di Perugia e per alcuni comuni del Ternano assesterà un ulteriore colpo alla già scarsa domanda. È comprensibile, quindi, che allo stato attuale la percentuale di imprese umbre intenzionate a investire nel 2021 arrivi appena al’8%.”

Il calo dei fatturati ha provocato nelle imprese una diffusa mancanza di liquidità, favorita anche dall’aumento del costo delle materie prime e dei semilavorati provocato dalla riduzione dei rapporti commerciali con l’estero.

Ben il 70% delle imprese ha denunciato una mancanza di liquidità nel 2020, a cui in molte hanno cercato di sopperire, laddove possibile, intervenendo sui tempi di pagamenti verso i fornitori, oppure con nuovi prestiti bancari o l’immissione di capitali accantonati. La moratoria sui mutui, tuttora in corso, ha rappresentato sicuramente una boccata di ossigeno. Ma, come era già successo con la crisi economica iniziata nel 2008 e proseguita per un decennio, anche in questa circostanza purtroppo è emersa una crescente difficoltà di accesso a nuove linee di credito che ha interessato trasversalmente le imprese di ogni settore e dimensione.”

Non va meglio sulle strategie di contrasto che le imprese intendono adottare per fronteggiare la situazione.

Oltre il 42% delle imprese non ha alcuna strategia su come contrastare gli effetti economici negativi provocati dalla pandemia, semplicemente perché legato a una domanda interna stagnante. Poi c’è un 12% che sta cercando di reagire attraverso un ampliamento dei canali di vendita e modificando i metodi di fornitura e consegna: sono quelle imprese per le quali la digitalizzazione e l’introduzione dell’e-commerce stanno facendo una grande differenza. Altre imprese (l’11%) stanno riorganizzando i processi produttivi o gli spazi commerciali, mentre un altro 10% di aziende sta studiando nuovi prodotti o servizi attraverso l’introduzione di nuovi processi produttivi.”

Purtroppo, arriva quasi al 10% la percentuale di imprese intenzionata a ridurre il numero di dipendenti.”

“In questa situazione la nostra associazione è pronta a lavorare insieme alle istituzioni regionali, alle altre associazioni di categoria e alle forze sociali, per trovare percorsi innovativi condivisi tesi a facilitare l’innovazione di tutte le imprese che hanno già individuato una propria strategia aziendale e per sostenere la concessione di nuova liquidità alle imprese in difficoltà. Il primo passo da fare resta comunque la definizione di un processo che ci porti ad uscire dalla pandemia sanitaria il più presto possibile o, in alternativa – conclude il direttore di Cna Umbria -, ad adottare un percorso che renda possibile alle imprese lo svolgimento dell’attività lavorativa, anche attraverso l’introduzione di misure di sicurezza sanitaria più stringenti e maggiori controlli.

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Febbraio 10, 2021
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NUOVI STRUMENTI CONTRO la PANDEMIA ECONOMICA

Dati molto preoccupanti nella ricerca sull’Umbria di CNA e centro studi Sintesi

cna pandemia economica

Contrastare la pandemia economica con tutti gli strumenti, cominciando dal sostegno a nuovi investimenti e ai processi di digitalizzazione per facilitare il riposizionamento di tante imprese e contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro.” È questa la ricetta proposta da Renato Cesca, presidente di Cna Umbria.

A quasi un anno da quando tutto ebbe inizio, infatti, i dati economici sugli effetti che il Covid-19 ha avuto sull’economia globale sono pesanti quanto quelli sanitari. A conferma delle difficoltà arrivano anche i risultati della nuova indagine (scaricala qui) che Cna Umbria ha commissionato al centro studi Sintesi. E che, sebbene non siano ancora definitivi, lasciano pochi margini di incertezza sulle macerie prodotte dal virus.

“Il 2020 si chiude con una perdita del Pil dell’Umbria di oltre nove punti percentuali – rivela Cesca -, sulla quale incidono le flessioni fatte registrare da consumi, investimenti, esportazioni, turismo e occupazione. E se il calo subito dal Pil è in linea con la media del Paese e inferiore alle stime che Banca d’Italia e Istat avevano fatto lo scorso settembre, non va dimenticato che l’Umbria partiva da una situazione già pesante, al punto che i dati provvisori del 2020 proiettano l’economia regionale ai primi anni ’90 del secolo scorso (Pil -23%).”

Nello specifico, dalla ricerca emerge una flessione dei consumi nel 2020 di quasi l’11%, mentre gli investimenti risultano inferiori del 7,4% rispetto all’anno precedente. Calo consistente anche per il turismo, che vede crollare le presenze di circa il 47%, e per le esportazioni, in flessione del 14,2% (contro una media nazionale del 12,5%). Va meno peggio per i dati sull’occupazione, che nei primi nove mesi del 2020 scende dell’1,7%: dato comunque considerevole visto che in valori assoluti corrisponde a circa 6mila unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. L’unico dato positivo che emerge dall’indagine è quello del numero totale delle imprese, che fa registrare una forte riduzione delle imprese manifatturiere e commerciali, ma con un saldo totale positivo di 65 unità.

“Sono dati che però vanno interpretati – prosegue Cesca -, anche per poter fare previsioni il più attendibili possibili”.

Infatti, se i dati sul 2020 lasciano pochi dubbi, sulle stime per il 2021 contenute nella ricerca di Cna pesano molte incertezze.

“Per quanto riguarda i numeri sull’occupazione, ad esempio, sulla già consistente riduzione degli addetti pesa come un macigno l’imminente fine del divieto di licenziamento. Difficile anche prevedere cosa succederà in tema di esportazioni, considerando che i principali mercati di riferimento per le imprese umbre sono rappresentati dall’Europa e dagli Stati Uniti, anch’essi alle prese con la pandemia e con le sue conseguenze in termini di domanda. L’altro aspetto che preoccupa è che la riduzione dell’export ha riguardato tutti i settori, ma soprattutto quelli del made in Italy, fiore all’occhiello dell’Umbria. Se poi andiamo ad analizzare il dato sul numero complessivo di imprese attive e sul saldo positivo tra imprese nate e cessate nel 2020, non possiamo non sospettare che ci siano imprese che in realtà potrebbero aver già deciso di chiudere i battenti ma che non lo hanno ancora fatto per poter beneficiare almeno dei ristori previsti dai decreti governativi. Pertanto, la possibile chiusura definitiva di tante micro- piccole imprese unita alle difficoltà nell’export potranno essere dirimenti per tutta l’economia. In particolare, nella manifattura oltre al fatturato potremmo perdere molti posti di lavoro. Tutti aspetti che ci fanno ipotizzare un 2021 non meno difficile di quello appena trascorso, le cui stime di crescita sono meno incoraggianti di quanto sembrerebbe e che ci inducono a chiedere con maggior forza di puntare con decisione sul sostegno agli investimenti e alla trasformazione digitale delle imprese umbre per circoscrivere e contrastare, anche a livello occupazionale, gli effetti della pandemia economica. Soprattutto vanno incentivati velocemente gli investimenti in nuovi processi produttivi ma anche l’ammodernamento e l’ampliamento dei capannoni delle imprese in crescita, mentre la digitalizzazione delle imprese si potrà realizzare attraverso consulenze di esperti, nuovi software e riorganizzazione delle diverse funzioni aziendali, tra cui i canali di vendita, della produzione e della logistica. Per questo – conclude il presidente di Cna Umbria – guardiamo con favore alle recenti dichiarazioni dell’assessore Fioroni sull’imminente varo di un piano di supporto agli investimenti delle imprese .”

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Febbraio 06, 2021
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L’ECONOMIA di TERNI su CNA INFORMA TV

Torna l’appuntamento settimanale con Cna Umbria Informa TV, sul canale 10 del digitale terrestre.

Martedì  13, alle ore 21:00, si parlerà dell’andamento dell’economica della provincia di Terni, con i dati dell’indagine del centro studi Sintesi, che ha preso in esame gli ultimi 12 anni e gli effetti della pandemia da Covid-19.

In studio ci saranno Laura Dimiziani e Ciro Schiaroli, mentre in collegamento skype  parteciperanno il sindaco di Terni, Leonardo Latini, il vice Sindaco di Orvieto Angelo Ranchino e l’imprenditore Giancarlo Giovannetti.

Non perderti l’appuntamento, sintonizzati alle 21 su UMBRIA TV.

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Ottobre 12, 2020
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INNOVARE la MANIFATTURA per creare OCCUPAZIONE

Nuovo appuntamento della CNA sulle politiche per la crescita

 

Come rilanciare le imprese manifatturiere nel breve periodo? Come innovare la manifattura? Con quali strumenti si può favorire la crescita dimensionale delle imprese?

Sono queste le principali domande a cui si cercherà di rispondere oggi pomeriggio, nel corso della nuova iniziativa sulle politiche per lo sviluppo che Cna Umbria ha organizzato alla Posta dei Donini, e che vedrà discutere gli imprenditori e dirigenti dell’associazione insieme al docente dell’università di Perugia Fabrizio Pompei e all’assessore regionale allo sviluppo economico Michele Fioroni, al quale la Cna rivolge già un appello.

Occorre aprire un dibattito vero affinché le misure di politica industriale che verranno realizzate con le ingenti risorse di cui potremo disporre nel prossimo futuro siano ampiamente condivise, investano il maggior numero possibile di imprese e rispondano davvero alle loro esigenze – dichiarano Simone Mazzocchi e Francesco Vestrelli, presidente e responsabile regionale di Cna Produzione -.

I dati dimostrano che l’Umbria possiede un ottimo punto di partenza rappresentato dalle imprese manifatturiere legate alle produzioni del made in Italy: parliamo di circa 7.500 imprese con oltre 70mila addetti, per una dimensione media di impresa di 9 persone, che è sensibilmente superiore alla media delle imprese umbre, che non va oltre i 3 addetti. Quindi è da lì che dobbiamo partire.”

La discussione odierna rappresenta il risultato di un lavoro andato avanti a partire dal mese di giugno e che ha visto coinvolti un gran numero di imprese, di consulenti, di doventi universitari e di esperti della Cna.

Dalle riflessioni all’interno di questi gruppi di lavoro – aggiunge Mazzocchi – è emerso che l’innovazione, per realizzarsi, ha bisogno di alcune leve: la digitalizzazione, la sostenibilità, la formazione, il credito, la ricerca, gli investimenti, l’internazionalizzazione. Proprio l’internazionalizzazione ha dimostrato in questi ultimi anni di poter rappresentare un traino importante per la crescita, è fondamentale che venga rilanciata. In generale, la scommessa più importante che abbiamo di fronte riguarda l’individuazione delle strategie più utili per favorire la crescita delle imprese di ogni settore, a prescindere dalla loro dimensione attuale, e quindi la creazione di nuova occupazione. L’iniziativa sarà anche l’occasione per illustrare sinteticamente alcune proposte innovative per incentivare la produttività aziendale e favorire la digitalizzazione, creando anche nuove infrastrutture.

Il momento è difficilissimo ma gli imprenditori non sono disposti a mollare. Però occorre uno sforzo congiunto del sistema imprenditoriale, delle istituzioni e della pubblica amministrazione se vogliamo costruire la prospettiva di un futuro più roseo di cui possa beneficiare la società nel suo insieme, a cominciare dai giovani.”

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Settembre 30, 2020
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CNA INFORMA TV, l’Umbria dopo il COVID

cna su umbria tv

 

Torna l’appuntamento con un nuovo ciclo di puntate di CNA UMBRIA INFORMA TV sul canale 10 del digitale terrestre.

Stasera parleremo di “Quali prospettive per l’Umbria dopo il Covid?” insieme a Renato Cesca e Roberto Giannangeli, rispettivamente presidente e direttore di CNA Umbria.

In collegamento Skype parteciperanno anche Michele Fioroni, assessore regionale allo Sviluppo economico,  e Sergio Sacchi, economista.

Non perderti l’appuntamento, sintonizzati alle 21 su UMBRIA TV

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Settembre 22, 2020
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ECONOMIA umbra post COVID, DATI DRAMMATICI

indagine covid economia umbria

Drammatici. È l’aggettivo con il quale Cna Umbria commenta i dati che emergono dalla nuova indagine sull’economia regionale post Covid che l’associazione ha commissionato al centro studi Sintesi.
D’altronde i numeri reali e le previsioni che ne sono seguite sono inequivocabili: calo del Pil regionale del 10%, – 15% per le esportazioni, – 64% per il turismo, per le costruzioni – 14%, per il credito alle microimprese – 33% mentre, considerato l’ultimo decennio, le previsioni di caduta dell’occupazione giovanile arrivano al 23%.

“I dati – commenta Renato Cesca, presidente di Cna Umbria -, già di per sé drammatici, lo sono ancor di più considerando che si sommano a una situazione di partenza che, su molti punti, era già severa nella nostra regione dopo la crisi economica iniziata nel 2008, solo minimamente stemperata dai primi segnali di ripresa iniziati nel 2014. In particolare si conferma la contrazione del settore delle costruzioni e, per il dodicesimo anno consecutivo, anche quella del credito verso le micro imprese, soprattutto nel segmento con meno di cinque addetti. Preoccupano ancor di più i dati sulla disoccupazione giovanile, anche se i livelli occupazionali, tornati a crescere dal 2014, nel periodo pre-Covid mostravano un tasso di occupazione sulla popolazione attiva pari al 64,6% contro una media nazionale sensibilmente più bassa (57%).”

L’indagine, nonostante faccia registrare una diminuzione del numero complessivo delle imprese, continua a confermare quello che la Cna sostiene da anni a proposito del ruolo strategico giocato dalla micro-piccola impresa che, con il suo 95% sulle imprese attive e il 70% dell’occupazione del settore privato, rappresenta la struttura portante dell’economia dell’Umbria.

“In questo quadro così drammatico, però – prosegue Cesca -, noi imprenditori non intendiamo abbatterci e siamo tutti all’opera nel cercare, attraverso processi innovativi, di riposizionare le nostre imprese nel mutato scenario per riuscire a mantenere almeno i livelli occupazionali del periodo precedente la pandemia. L’analisi dei dati emersi dalla nostra ricerca ci porta a fare alcune riflessioni. In qualche caso si tratta di conferme, come quella relativa alla crescita dimensionale delle imprese, come dimostrato dal fatto che alla riduzione del loro numero è corrisposto, a partire dal 2014, un aumento costante del numero di occupati. L’altra riflessione è che se per il 2020 si prevede un calo sensibile delle nostre esportazioni, la minor incidenza dell’export sul Pil regionale rispetto alla media nazionale, ci indica che in Umbria ci possono essere interessanti margini di crescita per le imprese e per l’occupazione e che in questo processo il made in Italy continuerà a giocare un ruolo fondamentale. C’è poi il tema delle risorse che si renderanno disponibili attraverso il Recovery fund, il Sure, ma anche dall’attivazione del Mes, che a nostro avviso è indispensabile per accrescere l’assistenza e la sicurezza sanitaria dei cittadini italiani. A queste risorse si possono sommare le facilitazioni temporanee nell’applicazione del codice degli appalti e le possibilità di accesso al super bonus del 110%, soprattutto se lo si renderà più strutturale prorogandolo almeno fino al 2024: di questo beneficerebbe tutto il settore delle costruzioni, particolarmente martoriato dalla crisi, e si potrebbe generare un importante effetto positivo sui consumi interni, anche in sostituzione dei previsti cali dell’export e della manifattura”.

Cesca accenna anche alla programmazione dei nuovi fondi strutturali europei.

“Sappiamo che gli assi trainanti saranno costituiti dal digitale e dalla sostenibilità, cosa che noi condividiamo in pieno, purché vengano declinati e calibrati sulle caratteristiche del sistema imprenditoriale umbro. A questo proposito, per portare un contributo costruttivo alla costruzione delle nuove politiche di sviluppo, già da prima dell’estate abbiamo iniziato una riflessione che ha coinvolto un centinaio di imprese umbre, 14 docenti universitari, 5 consulenti esterni e i nostri migliori esperti settoriali, che hanno partecipato a sette diversi gruppi di lavoro dai quali sono scaturite proposte che presto renderemo pubbliche nel corso di tre appuntamenti pubblici, a cui inviteremo gli assessori regionali Fioroni, Melasecche e Agabiti. Appuntamenti che si incentreranno su alcuni grandi temi: il risparmio energetico e la rigenerazione urbana, l’innovazione e la crescita dimensionale di tutte le imprese, e, infine, la cultura del saper fare per migliorare il brand Umbria e attrarre maggiori flussi turistici. Naturalmente si parlerà anche di molti temi trasversali. Quello che è certo è che non ci arrenderemo neanche di fronte al Covid.

Ma l’Umbria – conclude il presidente Cesca – dovrà essere capace di investire soprattutto sui giovani, con strumenti più ampi possibili per facilitare l’ingresso delle nuove generazioni nelle imprese. Noi siamo convinti che l’innovazione e la crescita delle imprese passino attraverso il ricambio generazionale a tutti i livelli.”

Scarica qui la ricerca completa.

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Settembre 11, 2020
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COVID_19, in UMBRIA già PERSI 2,8 MILIARDI di EURO

 

Quasi tre miliardi: a tanto ammonta la perdita subita fino ad oggi dalle imprese umbre soggette a sospensione, che in quasi due mesi di emergenza Coronavirus si stima abbiano dovuto rinunciare a circa l’8% del fatturato annuo.

A rivelarlo è un’indagine che Cna Umbria ha commissionato al centro studi Sintesi, dalla quale emerge un quadro drammatico (scarica qui l’indagine).

“Il fatturato annuo delle imprese umbre si attesta intorno ai 35 miliardi di euro – afferma il direttore di Cna Umbria, Roberto Giannangeli -, di cui la metà proviene da quell’insieme di imprese che dal mese di marzo è stato interessato dalla sospensione delle attività. Finora si stima una perdita media dell’8% di questo fatturato, con punte dell’11% nel settore delle costruzioni. Il settore manifatturiero, che svolge un ruolo determinate anche in relazione all’incidenza che ha sulle esportazioni umbre, fattura complessivamente 11,5 miliardi all’anno, di cui il 60% è attribuibile alle attività oggi sospese. Nel 2019, infatti, l’export umbro ha totalizzato 4,2 miliardi di euro, di cui il 95% attribuibile al comparto manifatturiero (ca. 4 miliardi di euro), che oggi per oltre il 50% è soggetto a sospensione. Perciò il sistema moda, la costruzione di mezzi di trasporto – compresa la componentistica – e la metallurgia sono i settori più a rischio se non ritornano a produrre in breve tempo. È del tutto evidente che alla loro tenuta è legata anche la tenuta dell’Umbria.”

“Nell’indagine – precisa Alberto Cestari, ricercatore del centro studi Sintesi – non si è potuto tenere conto delle imprese che, dopo un periodo di sospensione, hanno potuto riaprire in quanto legate a settori strategici, ma i dati sono comunque pesanti.”

Numeri preoccupanti anche per tutti gli altri settori sospesi quasi completamente, “settori che – dichiara Giannangeli – forse non hanno la stessa influenza del manifatturiero sul fatturato complessivo delle imprese umbre, ma che hanno comunque una rilevanza strategica se valutati dal punto di vista occupazionale.”

Ad oggi le imprese sospese nella regione sono oltre 39mila: i settori più colpiti sono rappresentati da alberghi, ristoranti, commercio, servizi alla persona, imprese di costruzioni e imprese manifatturiere. Gli unici settori non interessati dalla sospensione sono l’agricoltura, l’agroalimentare ed i trasporti.

Se andiamo a pesare il contributo in termini occupazionali delle imprese sospese, scopriamo che assorbono circa 142mila addetti, corrispondenti alla metà dei lavoratori del settore privato – prosegue il direttore di Cna Umbria -. Se le imprese non riapriranno al più presto, questi lavoratori che oggi rappresentano la gran parte di chi sta usufruendo degli ammortizzatori sociali, rischiano di perdere il proprio posto nei prossimi mesi. I dati della ricerca, perciò, non fanno altro che confermare quello che stiamo dicendo da settimane, e cioè che prima si avvia la fase due, quella della ripartenza, maggiori saranno per le aziende le probabilità di non chiudere definitivamente e per i lavoratori di non perdere il proprio posto di lavoro. Un’ultima riflessione riguarda la tassazione locale. Sebbene la ricerca non abbia riguardato espressamente questo tema, noi crediamo che di fronte a dati così drammatici sia inimmaginabile mantenere la tassazione ai livelli attuali. Occorrono interventi urgenti in tal senso, anche per evitare – conclude Giannangeli – che i bilanci 2020 degli enti locali risultino del tutto falsati.”

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Aprile 21, 2020
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Gli OSTACOLI alla CRESCITA delle IMPRESE

 

crescita imprese

Hai voglia a dire che “piccolo” non è più bello, ma per molte imprese crescere è letteralmente impossibile.

La denuncia arriva dalla CNA Umbria, che stamattina (22/11, ndr) ha presentato l’indaginePerché le imprese non crescono” (scaricala qui), realizzata come di consueto in collaborazione con il centro studi Sintesi.

A costituire delle autentiche zavorre che impediscono la crescita delle imprese  ci sono innanzitutto una pressione fiscale che continua a essere molto elevata, la difficoltà di accesso al credito, le inefficienze nei servizi pubblici e i tempi di pagamento troppo lunghi del pubblico e delle imprese private.

I dati dell’indagine, infatti, sono pesanti, soprattutto per quel che riguarda le imprese di piccole e piccolissime dimensioni.

“In un Paese in cui il total tax rate si aggira da anni attorno al 60% – dichiara  Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria – in questi anni abbiamo assistito a una redistribuzione del carico fiscale tra i diversi tipi di imprese, con un peggioramento netto a carico di quelle più piccole, magari con il capannone/laboratorio di proprietà. Al contrario, le tasse sono diminuite per le imprese più strutturate, soprattutto grazie all’eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Lo stesso dicasi della riduzione del credito: qui, però, sono state penalizzate tutte le tipologie di imprese. Anche le inefficienze della pubblica amministrazione riguardano tutti, sia che si parli di costi occulti dovuti al peso della burocrazia, sia che si tratti di ritardi nei tempi di pagamento verso i fornitori, dove si registra un lievissimo miglioramento che però non risparmia all’Italia un pessimo posizionamento nella classifica europea, soprattutto in confronto alla Germania. In sostanza tra l’elevata tassazione che prosciuga il capitale delle piccole imprese e impedisce nuovi investimenti, le banche che non concedono prestiti e servizi della P.A. tra i meno efficienti in Europa, le imprese devono affrontare il lavoro di ogni giorno con delle zavorre pesantissime che rendono faticosa la sopravvivenza, figuriamoci la crescita. Eppure – denuncia Giannangeli –, anche se tutti conoscono i dati, si torna ciclicamente ad additare le imprese più piccole quali responsabili principali dell’evasione fiscale, individuata da una certa politica come l’unico problema dell’Italia.”

La ricerca di CNA Umbria, infatti, affronta anche il tema del sommerso, che in Italia fa registrare valori sopra la media europea, si diffonde maggiormente nei servizi e ammonta a circa 109 miliardi di euro, di cui il 51% imputabili a dichiarazioni per difetto.

“Quello dell’economia sommersa è un fenomeno importante, che va combattuto, sapendo però che nessuna delle stime ufficiali prende in esame il tipo di evasione secondo noi più dannoso, che è quello dell’abusivismo e della contraffazione. Su questo fronte si fa ancora troppo poco. Solo chi non conosce le difficoltà in cui sono costrette a operare le imprese, può continuare a considerare le micro imprese come l’unico male del Paese.”

“Intanto – aggiunge Massimiliano Polimanti, responsabile dell’area Fisco di Cna Umbria – con il decreto fiscale recentemente approvato e con la legge Finanziaria per il 2020, si prospetta un ulteriore inasprimento del carico fiscale sulle imprese. Inoltre vorrei sottolineare che i redditi d’impresa spesso sono solo sulla carta, perché quando le imprese non vengono pagate per i lavori svolti, oppure quando i tempi di pagamento si dilatano, le imprese sono costrette anche a prendere finanziamenti per pagare le tasse.”

Ma nonostante le difficoltà tutte le imprese in questi anni hanno già accettato la sfida della crescita dimensionale.

“È un tema sul quale come associazione stiamo lavorando molto – prosegue Giannangeli -, anche con seminari gratuiti e approfondimenti vari dedicati alle imprese (il prossimo appuntamento è per il 28/11 Alla Posta dei Donini), ma dobbiamo essere consapevoli che i risultati potranno venire solo rimuovendo gli ostacoli. In Italia c’è bisogno di riforme urgenti sui principali temi toccati dall’indagine, che vanno fatte soprattutto simultaneamente: la riforma della P.A., la riduzione delle tasse sul reddito d’impresa e da lavoro e la lotta all’evasione, a partire dall’abusivismo. Poi andrebbero rivisti gli strumenti per facilitare l’accesso al credito da parte delle imprese, cominciando dal funzionamento del fondo centrale di Garanzia e dalla reintroduzione della cosiddetta lettera ‘R’, per arrivare a una regolamentazione chiara dei tempi di pagamento. Invece – conclude il direttore di CNA Umbria – si continuano ad aumentare solo le tasse. Così come si fa a parlare di crescita e occupazione?”

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Novembre 22, 2019
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Ecco le PROPOSTE CNA per l’UMBRIA

proposte cna

Ecco cosa serve all’Umbria. Le proposte CNA ai candidati alla presidenza regionale”

Iniziare dalla programmazione dei nuovi fondi comunitari, dalla spending review e la riorganizzazione dei servizi pubblici

“L’Umbria esce dalla crisi con le ossa a pezzi, ma invertire la tendenza è possibile”.

Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, è ottimista sulle possibilità del sistema regionale di fare uno scatto e porre le condizioni per una ripresa. E lo fa commentando i dati della ricerca che l’associazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese ha realizzato, in collaborazione con il centro studi Sintesi, per indagare il quadro macroeconomico, la dotazione infrastrutturale, la pubblica amministrazione, il credito, il mercato del lavoro e il sistema delle imprese dell’Umbria.

“Ciò che emerge con maggiore evidenza dalla nostra ricerca è che in questi anni il tessuto economico della regione si è andato trasformando e che l’export ha rappresentato l’asso nella manica per la crescita del settore manifatturiero che anche durante la crisi ha continuato ad investire. Il dato drammatico, semmai, è quello del dimezzamento degli investimenti pubblici e degli 8 punti di Pil bruciati negli anni della crisi. Ciò nonostante siamo convinti che, con le scelte giuste, si possa ancora recuperare il terreno perduto e innescare un percorso virtuoso che valorizzi e rafforzi ciò che di buono abbiamo costruito negli anni e risolva i fattori che rappresentano un ostacolo allo sviluppo.” Nella ripresa i settori trainanti potranno essere il  manifatturiero ma anche il turismo, che in questi anni ha dimostrato di essere un settore anticiclico crescendo continuamente anche se in Umbria lo ha fatto con ritmi  più contenuti rispetto al resto d’Italia.

A commentare i dati dell’indagine la Cna ha chiamato anche due docenti universitari come Sergio Sacchi e Francesco Musotti, che hanno rilevato da un lato le preoccupazioni per l’instabilità strutturale del sistema imprenditoriale considerato nel suo complesso e dall’altro la necessità di spingere molto sulla crescita dimensionale delle imprese per sviluppare attività a maggiore valore aggiunto.

“La sfida – ha affermato Sacchi – riguarda tutti a 360° e coinvolge anche le amministrazioni, le scuole e le famiglie. Le imprese, prima che di bandi o mance, hanno bisogno di certezze affinché i programmi iniziati si completino in tempi brevi”.

E per la Cna sono proprio il manifatturiero, insieme al turismo, i settori su cui puntare e attraverso i quali è possibile crescere.

“Sono questi gli obiettivi su cui indirizzare la gran parte delle risorse che arriveranno in Umbria con la nuova programmazione dei fondi strutturali europei 2020/2027 – aggiunge Cesca – che saranno superiori rispetto alla precedente tornata, ma comunque insufficienti per agganciare la ripresa in atto nelle aree più sviluppate del Paese. Non riusciremo a fare alcuno scatto se non libereremo risorse dalla spesa corrente per destinarle al sostegno allo sviluppo e alla realizzazione di nuovi investimenti pubblici. Le imprese crescono meglio se inserite in un territorio che è, esso stesso, competitivo. Perciò bisogna lavorare per potenziare le infrastrutture viarie e sottoporle a una manutenzione periodica, oggi del tutto assente; bisogna semplificare i procedimenti burocratici e quelli per gli appalti, azzerando una volta per tutte le gare al massimo ribasso; occorre riorganizzare i servizi pubblici, partendo dall’efficientamento del trasporto pubblico, ma anche dallo smaltimento dei rifiuti, cominciando a costruire anche in Umbria bio-digestori e termovalorizzatori come in altre regioni italiane e Paesi europei, utilizzando gli scarti non riciclabili per produrre energia per il territorio, e investendo nell’economia circolare. L’innovazione delle imprese parte dalla formazione degli imprenditori e dei lavoratori, ma per far crescere la produttività, dobbiamo sostenere l’innovazione tecnologica, la ricerca e l’internazionalizzazione delle imprese, sia delle piccole che delle medie e grandi, pensando linee di intervento specifiche a seconda delle loro dimensioni. In questi anni, infatti, abbiamo verificato che non esistono settori che vanno bene e altri che vanno male, ma imprese che funzionano e altre no, a prescindere dal settore e dalle dimensioni. E il discrimine tra le une e le altre sono sempre le competenze manageriali e professionali e la possibilità di accedere a linee di credito adeguate. Infine, in un territorio vocato prevalentemente a realizzare attività manifatturiere tradizionali, dobbiamo sostenere prevalentemente le start up che investono nell’innovazione del made in italy e nell’economia circolare. Tutto questo deve essere affiancato dalla possibilità di accedere agevolmente al credito, ricostruendo una filiera regionale della garanzia, perché la stretta sui prestiti alle piccole imprese continua”.

Ma Cna Umbria propone anche alcuni progetti di sistema.

“Pensiamo innanzitutto a un progetto che porti le nostre imprese della subfornitura a qualificare maggiormente i loro prodotti anche attraverso una maggiore integrazione con le imprese digitali. Accanto a questo crediamo che si debba favorire la strutturazione delle filiere esistenti affinché acquisiscano maggiore competitività internazionale, anche attraverso la promozione di iniziative comuni, realizzate da reti tra imprese, funzionali alla realizzazione di produzioni impossibili da portare avanti come individualmente. E per sviluppare il turismo bisogna pensare a un piano di marketing che metta in rete regione e comuni e attui politiche di incoming turistico che puntino ad aumentare arrivi e permanenze costruendo anche infrastrutture dedicate.”

“Come CNA – ha concluso Cesca – condividiamo i suggerimenti che ci sono stati dati dall’Università, ed in questo caso dai professori Sacchi e Musotti, e la sfida della crescita dimensionale delle imprese che ci è stata lanciata da alcuni anni, ma per l’esperienza maturata sul campo di battaglia sappiamo che in economia le imprese non crescono per decreto e che il processo di crescita è lungo ed interminabile. Sicuramente è più facile realizzarlo in un sistema che dà garanzie a chi investe ed infonde fiducia nei cittadini a partire dai giovani.

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Settembre 20, 2019
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