Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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METODI INNOVATIVI contro la GELATA dell’ECONOMIA

“Indipendentemente dalle letture che se ne danno, i dati di tutte le ricerche pubblicate nei giorni scorsi dicono senza ombra di dubbio che, dopo due anni di crescita del Pil che hanno consentito all’Umbria di recuperare le perdite causate dall’emergenza Covid, per il 2023 è prevista una brusca frenata dell’economia. Lo dicono i dati dell’Istat, del centro studi Sintesi e anche di Prometeia”.

Giampaolo Cicioni, presidente regionale di CNA Produzione, interviene a margine delle polemiche dei giorni scorsi sulle previsioni economiche per l’anno in corso.

“Dopo due anni di crescita importante, la frenata dell’economia riguarderà non solo l’Umbria, ma anche l’Italia e l’Europa – dichiara Cicioni -. Non lo dice la CNA, lo dicono i dati. Ma vorremmo accantonare polemiche sterili e invitare tutti a concentrarsi sulle cose da fare per evitare che ciò accada. È indubbio che grazie agli investimenti effettuati, le micro e piccole imprese umbre oggi continuano a essere piene di ordinativi che non riescono a soddisfare, sia per le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime che per la carenza di manodopera specializzata, praticamente introvabile sulla piazza. Ci preoccupa anche l’assottigliamento della liquidità delle imprese dovuta in gran parte ai costi energetici che, nonostante alcune riduzioni sulle quotazioni intervenute da dicembre, si mantengono a livelli enormemente superiori rispetto a due anni fa. Noi crediamo che la performance economica dell’Umbria nel biennio 2021/2022 sia attribuibile, almeno in parte, al metodo adottato dalla Regione per la definizione delle proprie politiche industriali, un metodo basato sul confronto continuo e costante con tutto il sistema imprenditoriale, che ha visto il coinvolgimento non solo della grande e media impresa, ma anche di quella di micro e piccole dimensioni. È da questo confronto che sono emerse le esigenze delle varie tipologie di imprese, sulla base delle quali sono stati adottati strumenti di incentivazione che hanno facilitato gli investimenti innovativi di tantissime micro-piccole imprese, accanto ad altre indirizzate ad aziende più strutturate e da sempre interessate al sostegno delle attività di ricerca. Sono andati in tal senso – ricorda Cicioni – i bandi regionali a sostegno degli investimenti del pacchetto Smart Attack e, ora, quelli del Solar Attack; ma anche il bando Travel per l’internazionalizzazione o il bando Double sull’accesso al credito delle micro e piccole imprese, che non si sono sostituite, bensì aggiunte alle misure a favore dei grandi progetti di ricerca. Noi – continua Giampaolo Cicioni – siamo convinti che questo metodo abbia funzionato alla grande e che rappresenti lo strumento più idoneo per affrontare la possibile gelata dell’economia. Perciò ci auguriamo che l’Amministrazione regionale lo confermi anche nel prossimo futuro. Invitiamo le forze politiche ad aprire un grande dibattito politico sulle cose da fare subito anziché continuare a concentrare l’attenzione sugli eventuali avvicendamenti all’interno della Giunta di palazzo Donini, in particolare dell’assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni che, secondo la nostra esperienza, ha avuto un ruolo centrale nel favorire l’avvio di un metodo che ha contribuito al raggiungimento dei risultati economici degli ultimi due anni. Tra le cose da affrontare subito c’è innanzitutto la definizione dei bandi regionali dei prossimi due anni a valere sui fondi strutturali 2021/2027: una programmazione – conclude il presidente regionale di CNA Produzione – che potrà contribuire sensibilmente alla creazione di quella fiducia di cui le imprese hanno bisogno per continuare a investire”.

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Gennaio 26, 2023
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RICERCA CNA: nel 2023 CRESCITA in FRENATA

Per l’economia umbra il 2023 sarà un anno in linea con il clima di questi giorni che, dopo mesi di temperature oltre le medie stagionali, in pochi giorni ha subito una brusca gelata. Infatti, dopo lo sprint del 2022, che ha visto il Pil regionale crescere del 3,9% recuperando ampiamente i livelli precedenti la pandemia, quest’anno le previsioni ipotizzano tutti gli indici in calo e una crescita economica di poco superiore allo zero. A trainare la ripresa, nel 2022, prevalentemente la manifattura e le costruzioni attraverso le esportazioni e il Superbonus. Purtroppo, si è trattato di una crescita senza occupazione.

Sono questi alcuni degli elementi che emergono dalla nuova ricerca “Quadro economico regionale 2022 e previsioni 2023” (scaricala qui), commissionata da CNA Umbria al centro studi Sintesi.

“Il persistere di costi energetici fuori misura, la guerra ancora in corso, l’inflazione a due cifre, la riduzione degli incentivi automatici sugli investimenti, il rebus irrisolto del Superbonus, avranno un effetto pesante sull’economia regionale – dichiara Michele Carloni, presidente di CNA Umbria -. Considerato che le imprese assorbono la maggior parte dei consumi di energia elettrica (75%) e gas naturale (55%), sono molto positivi i finanziamenti messi sul piatto dalla Regione per favorirne l’autoproduzione di energia, ma non basteranno per ridurre sensibilmente i costi energetici e per far crescere il Pil.”

“L’indagine – dichiara Alberto Cestari di Sintesi – ha rilevato che nel 2022, oltre al Pil, è continuato il trend di crescita degli investimenti iniziato già l’anno precedente, facendo registrare un aumento di 17 punti percentuali rispetto al 2019. Anche i consumi degli umbri l’anno scorso hanno recuperato i livelli pre-Covid, in controtendenza rispetto alla media nazionale, caratterizzata da un calo (-1,5%). Risultati eccellenti per l’export regionale: un + 30% rispetto al 2021 (+36% sul 2019), trainato soprattutto dalla metallurgia che, sull’onda del rimbalzo della produzione, ha visto crescere le proprie esportazioni del 104% sul 2019. Anche il settore del turismo ha avuto una performance positiva, registrando un numero di presenze in Umbria nei primi dieci mesi del 2022 pari a 5,7 milioni di persone, in gran parte composto da italiani (+7%), mentre gli stranieri sono diminuiti (-5%). Passando alle note dolenti – va avanti Cestari – i costi energetici hanno subito rincari vertiginosi, comportando una spesa aggiuntiva per le imprese rispetto all’anno precedente che, nel caso dell’energia elettrica è stata di 600milioni di euro (+88%), sopportata in gran parte dal settore dell’industria e dell’artigianato manifatturiero, mentre per il gas naturale è stata di 220milioni di euro (+100%), anche in questo caso soprattutto a carico del comparto della manifattura (170milioni/euro) e, per il resto, dal commercio e dai servizi. L’altro elemento non positivo – aggiunge Alberto Cestari – è stato quello relativo all’occupazione. Infatti, nonostante l’aumento di posti di lavoro registrato nei settori dell’industria e delle costruzioni, il numero totale di occupati nella regione è ancora inferiore ai livelli del 2019, con circa 6mila posti di lavoro che ancora mancano all’appello. Ciò è dovuto in parte alla diminuzione registrata nel comparto agricolo, nel commercio, nei servizi e, nonostante i dati positivi sulle presenze, nel turismo.”

La ricerca ha fatto il punto anche sull’impatto del Superbonus sull’economia regionale.

“Il Superbonus si conferma tra i principali driver della crescita del Pil regionale – dichiara Cestari -: a fine 2022 erano quasi 6.200 gli interventi sugli immobili, di cui il 56% relativo ad abitazioni unifamiliari, per un valore complessivo di lavori autorizzati pari a 1,1 miliardi di euro.”

E per il 2023?

“Purtroppo, per l’anno in corso l’unica cosa che manterrà questi livelli di crescita sembra che saranno i costi energetici – interviene Michele Carloni -. Gli investimenti, infatti, sono previsti sensibilmente in calo, sebbene ancora con segno positivo (+2,2%), in parte anche per la riduzione dei crediti di imposta prevista nel 2023 dal nuovo piano di Transizione 4.0. Anche le esportazioni probabilmente non riusciranno a eguagliare le performance del 2022, specialmente se continueranno a scarseggiare alcuni prodotti (per es. microchip). Un rallentamento generale dovuto ai rincari generalizzati che, oltre ai costi energetici, ha riguardato il prezzo dei trasporti, dei generi alimentari e dei beni per la casa. Un impatto negativo sull’economia è dato anche dal mancato incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Idem per quanto riguarda l’irrisolta questione della cessione dei crediti maturati con i bonus edilizi, moltissimi dei quali, ancora bloccati, hanno messo in crisi migliaia di imprese e famiglie che hanno effettuato i lavori. Perciò ben vengano i fondi regionali per sostenere l’autoproduzione di energia da parte delle imprese, ma accanto a questo – conclude Carloni – auspichiamo un ripensamento del Governo sulla riduzione degli incentivi automatici sugli investimenti e, finalmente, lo sblocco dei crediti maturati sugli interventi di rigenerazione urbana approvati.”

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Gennaio 24, 2023
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AFRICA, per le IMPRESE è il MERCATO del FUTURO

“L’Italia potrebbe diventare un vero e proprio ponte nel Mediterraneo tra l’Europa e l’Africa, favorendo l’apertura di nuovi mercati per le tante imprese di micro, piccole e medie dimensioni dei due continenti, e in particolare per quelle italiane e umbre”.

Ne è convinta l’imprenditrice umbra Roberta Datteri, che ha rappresentato la CNA e le piccole e piccolissime imprese al dibattito di apertura della sesta edizione dell’Italia Africa business week, l’appuntamento annuale nato per facilitare, promuovere e sviluppare la collaborazione tra istituzioni, associazioni e imprese dell’Italia e del continente africano.

Il Forum, andato in scena a Roma nei giorni scorsi, è una piattaforma di incontro, di conoscenza, uno spazio dove costruire partnership economiche e commerciale di alto livello utili a favorire gli scambi commerciali e di competenze tra Italia e Africa, nell’ottica di creare un collegamento stabile tra le due sponde del Mediterraneo.

Agricoltura e agrobusiness, start-up innovative e nuove tecnologie, biomedicale, gestione dei rifiuti, energie rinnovabili, trasporti e logistica, tessile e moda, turismo e sicurezza: questi i settori di intervento del forum e le aree in cui possono aprirsi spazi interessanti per le imprese italiane, anche di piccole dimensioni.

Roberta Datteri, alle spalle una lunga storia all’interno della CNA regionale, è vice presidente nazionale dell’associazione da oltre cinque anni, con una delega all’internazionalizzazione delle imprese, forte dell’esperienza personale sul campo, che l’ha portata a proiettare l’impresa di ceramica fondata dal padre verso i mercati esteri, ai quali è destinata la quasi totalità della produzione di complementi d’arredo realizzati a Deruta.

Ed è in questa veste di esperta di export che Datteri è intervenuta alla prima giornata dell’evento.

“L’interscambio commerciale tra Italia e Africa nel 2021 è stato di circa 42miliardi di euro, in crescita del 42% sul 2020, l’anno della pandemia, e dell’8,6% sul 2019. Ma i margini di miglioramento sono ancora molto ampi, soprattutto se le attività delle imprese verranno supportate da iniziative istituzionali e dall’apertura di uffici dell’ICE nei Paesi africani. L’Italia, in particolare, potrebbe diventare un vero e proprio ponte nel Mediterraneo tra l’Europa e l’Africa, favorendo l’apertura di nuovi mercati per le tante imprese di micro, piccole e medie dimensioni dei due continenti, e in particolare per quelle italiane. Già oggi – aggiunge Datteri – dobbiamo immaginare percorsi di crescita integrata: le imprese europee potrebbero fornire conoscenze e competenze in tantissimi settori, permettendo all’Africa di creare le condizioni per migliorare le condizioni di vita della popolazione, la cui povertà è alla base degli enormi fenomeni migratori in corso. In Africa vi sono tantissime opportunità anche per le imprese umbre di diversi settori, dalle macchine agricole alla moda, all’arredo casa. Intanto, dopo due anni di lavoro, sta per aprire uno showroom di prodotti made in Italy a Kigali, in Ruanda, promosso e costruito anche con il supporto e la consulenza della CNA. Ma è solo la punta dell’iceberg: nel corso dei lavori dell’Italia Africa business week abbiamo stretto relazioni molto interessanti con lo Zambia e il Congo. Si aprono, quindi, tante opportunità – conclude Datteri -, sta a noi saperle cogliere e trasformarle in occasioni per le nostre imprese.”

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Novembre 18, 2022
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SOLAR ATTACK, i BANDI per il FOTOVOLTAICO

Sono centinaia le imprese che in questi giorni stanno già chiedendo informazioni sul pacchetto di bandi regionali di prossima uscita a sostegno della realizzazione di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia. Qui trovi in anteprima la scheda tecnica sintetica!

“Con questo pacchetto di bandi – osserva Michele Carloni, presidente regionale della CNA – l’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, continua sull’ottima strada intrapresa lo scorso anno, in occasione dell’uscita dei bandi a sostegno degli investimenti delle imprese. Il pacchetto denominato Solar Attack, infatti, che cuberà oltre 26 milioni di euro, offrirà un sostegno a tutti i settori produttivi, a partire dal Manifatturiero, che sarà destinatario di almeno 15 milioni di euro, mentre il resto delle risorse andrà alle imprese artigianali e commerciali (5 milioni) e alle grandi imprese (6 milioni). La cosa più interessante – continua Carloni – è che, anche in questo caso, com’era già avvenuto con il pacchetto Smart Attack, usciranno bandi differenziati sia per entità dell’investimento che per dimensione di impresa, consentendo in tal modo l’accesso agli incentivi anche alle imprese più piccole, oltre che a quelle di maggiori dimensioni. Inoltre, le imprese avranno la possibilità di optare per due diversi tipi di soluzione: un finanziamento pari al 50% del totale del progetto di investimento, che successivamente si trasformerà in parte in contributo a fondo perduto; oppure direttamente un contributo a fondo perduto che, in tal caso, sarà maggiorato rispetto alla prima opzione.”

Come ricordato da Fioroni in conferenza stampa, il bando rappresenta il frutto di una concertazione con le associazioni di categoria.

Si tratta di un metodo e di un percorso che ci auguriamo possa essere confermato anche in futuro, quando si tratterà di affrontare temi differenti. Ad esempio sulla ricerca, un tema sul quale stiamo chiedendo che si vada verso il sostegno all’acquisto di consulenze in outsourcing, particolarmente indicato per imprese di piccole o piccolissime dimensioni che non possiedono una struttura interna in grado di sostenere un’attività di ricerca volta alla realizzazione di nuovi prodotti. Infine – prosegue Carloni –, considerato che stanno prendendo sempre più piede gli strumenti resi disponibili dal Pnrr, confidiamo in un confronto costruttivo per la promozione e lo sviluppo di progetti industriali complessi a sostegno della sostenibilità e della digitalizzazione delle imprese.

In attesa dell’uscita ufficiale dei bandi Solar Attack, il presidente regionale della Cna non ha dubbi: “Non ci illudiamo che le risorse che verranno messe a disposizione delle imprese umbre per l’autoproduzione di energia possano risolvere tutte le loro difficoltà attuali. Ma è indubbio – conclude Carloni – che la strada seguita vada nella giusta direzione.”

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Novembre 17, 2022
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SUPERBONUS, ancora NON CI SIAMO

Non vorremmo essere costretti a dire che cambiano i Governi ma non il tipo di approccio ai problemi reali di imprese e cittadini. Però il decreto approvato ieri nel consiglio dei ministri, che per l’ennesima volta cambia il quadro normativo del Superbonus dalla sera alla mattina, non è un buon esordio. Anche perché lascia irrisolti molti nodi.”

C’è delusione nelle parole di Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria.

“Non siamo tanto amareggiati per la diminuzione al 90% dell’incentivo del Superbonus, quanto e soprattutto dalle modalità con cui il Governo ha cambiato le regole, senza il minimo confronto con le associazioni di rappresentanza delle imprese e prevedendo tempistiche discutibili. Non dimentichiamo che si tratta di decisioni in grado di determinare le sorti di un settore, quello delle costruzioni, che di fatto ha trainato l’eccezionale ripresa economica del 2021/22, contribuendo in modo sostanziale all’aumento del Pil e dell’occupazione. Ciò che ci preoccupa – sottolinea Giannangeli -, è la questione relativa alla cessione dei crediti, come denunciamo ormai da mesi. Le banche hanno già chiuso i rubinetti all’inizio della primavera scorsa, mentre in questi ultimi giorni sono le Poste ad aver stoppato l’accettazione dei crediti relativi ai vari bonus edilizi. Ad oggi sono migliaia le imprese che si trovano ad avere i propri cassetti fiscali pieni di crediti che non potranno portare in compensazione. Accanto a loro ci sono altrettanti cittadini che hanno avviato lavori di recupero dei propri immobili grazie alle possibilità offerte dalla normativa e che oggi non hanno la liquidità necessaria a far fronte al cambiamento delle regole in corsa.”

Entrando nello specifico della normativa CNA individua nella cosiddetta responsabilità solidale e nell’impossibilità di una cessione libera e multipla dei crediti, gli scogli che hanno indotto i vari intermediari finanziari a stopparne l’acquisizione.

“Si tratta di aspetti affrontati più volte ma sui quali, nemmeno stavolta, si è arrivati alla quadratura del cerchio – aggiunge il direttore di CNA Umbria -. Le imprese e i cittadini hanno bisogno di una normativa stabile e duratura, in grado di rilanciare il settore delle costruzioni, contribuendo al contempo a un grande piano di rigenerazione urbana che riqualifichi un patrimonio immobiliare risalente in gran parte agli anni ’50 e ’60, responsabile della produzione di emissioni inquinanti e inadeguato dal punto di vista sismico. Inutile negare che un piano simile non si può realizzare senza misure incentivanti. Per questo auspichiamo che il decreto possa essere oggetto di modifiche nel corso dell’iter parlamentare, anche ad opera dello stesso esecutivo, e che si definisca finalmente la questione spinosa dei crediti. Altrimenti – conclude Giannangeli – dovremo constatare con amarezza che non basta un cambio di Governo per modificare il modo con cui si affrontano i problemi del Paese.”

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Novembre 11, 2022
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RICERCA CNA, le IMPRESE di TERNI RESISTONO

“Le difficoltà ad andare avanti sono aumentate in maniera esponenziale, ma nel complesso le imprese della provincia di Terni combattono e resistono.”

La conferma arriva dal focus sul territorio ternano realizzato dall’Osservatorio economico messo in piedi da CNA Umbria, che la scorsa settimana aveva presentato la prima indagine incentrata sull’andamento e le previsioni della micro e piccola impresa dell’Umbria.

“Il focus sulla provincia di Terni, e in particolare sull’area Terni/Narni e Orvieto/Fabro – ha specificato Mirko Papa, presidente della CNA territoriale –, ha riguardato anche imprese di maggiori dimensioni considerata la specificità di un territorio che vede la presenza di diverse multinazionali e grandi imprese. Lo scopo è quello di avere basi scientifiche sulle quali costruire proposte da avanzare alle istituzioni locali.”

Il campione interessato dall’indagine era composto da 263 imprese di diverse dimensioni, di cui 103 del settore manifatturiero, 80 delle costruzioni e altre 80 dei servizi.

“Anche in questo territorio – ha aggiunto Laura Dimiziani, referente della Cna di Terni – i problemi maggiori e contingenti sono rappresentati dai costi dell’energia e delle materie prime. A differenza della media regionale, qui a Terni la percentuale di imprese che lamenta un allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti e problemi legati alla cessione dei crediti è più alta (oltre il 20%). Lo stesso per quanto riguarda l’accesso al credito, che è un problema per il 7,6% delle imprese intervistate (contro il 5% della media in Umbria). Anche qui, inoltre, si fanno sentire le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime.”

La principale strategia difensiva messa in atto dalle imprese intervistate è la riduzione dei costi non essenziali, ma anche in questo territorio è molto bassa (meno del 5%) la percentuale di imprese che prevede di ricorrere ai licenziamenti. I fatturati, che nel primo semestre del 2022 sono stati stabili o in crescita per l’87% delle aziende, hanno registrato un calo per 13 imprese su 100 (più della media regionale). Le stime sui fatturati per il prossimo anno vedono una previsione di crescita per il 43% delle imprese intervistate, una situazione invariata per il 31% del campione e una possibile riduzione per il 26%. Per quanto riguarda le assunzioni, oltre il 20% delle imprese prevede di farne una o più nei prossimi mesi.

Le interviste alle imprese hanno riguardato anche le richieste al prossimo governo.

“Le imprese del campione – ha proseguito Papa – hanno manifestato una serie di esigenze, molte delle quali le abbiamo avanzate in forma di proposte nell’assemblea regionale che abbiamo organizzato sabato scorso a Perugia, invitando i rappresentanti dei quattro principali schieramenti politici di fronte a una platea di circa mille associati: innanzitutto la riduzione dei costi energetici nel più breve tempo possibile (67%), un taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori (oltre il 50%), la riforma del fisco (30%) e l’introduzione di misure ad hoc per la micro impresa (30%), specialmente nel territorio ternano molto focalizzato su aziende di grandi dimensioni. In maggioranza, le imprese chiedono una revisione sostanziale del reddito di cittadinanza.”

Per quanto riguarda le proposte alle istituzioni locali Papa non ha dubbi.

“Tenuto conto che l’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, anche su nostra sollecitazione, ha già annunciato che i prossimi bandi riguarderanno incentivi alla realizzazione di impianti di energie rinnovabili, noi – ha concluso il presidente della CNA di Terni – crediamo che i Comuni, a cominciare da quelli più grandi, debbano utilizzare il rilascio di nuove autorizzazioni per la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia conto terzi per stimolare e sostenere la riqualificazione delle aree industriali dismesse e la rigenerazione di quelle con maggiori problemi.”

Scarica qui la ricerca.

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Settembre 22, 2022
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IMPRESE e CRISI, tra STRATEGIE difensive e TUTELA del PERSONALE

“In attesa di nuove misure urgenti di breve e lungo periodo da parte dello Stato per fronteggiare i rincari energetici e delle materie prime, le micro e piccole imprese dell’Umbria stringono i denti e adottano strategie difensive, ma senza ridurre posti di lavoro.”

A dichiararlo è Michele Carloni, presidente regionale della CNA, nell’introdurre la prima ricerca realizzata dall’Osservatorio economico messo in piedi dall’associazione, che ha indagato l’andamento e le previsioni della micro e piccola impresa dell’Umbria. La ricerca è stata illustrata alla stampa alla presenza dell’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, e commentata da Luca Ferrucci, professore ordinario di economia e gestione delle imprese all’università degli studi di Perugia.

L’indagine sul campo ha coinvolto un campione di 1.200 imprese.

“Il campione intervistato – interviene il direttore regionale della CNA, Roberto Giannangeli – corrisponde al 4,5% delle 27mila micro e piccole imprese artigianali e industriali che operano in Umbria in 14 diversi settori produttivi, riconducili ai tre macro-comparti della manifattura, delle costruzioni e dei servizi. Nella composizione del campione abbiamo anche tenuto conto di 12 sistemi locali di lavoro che abbiamo individuato sulla base della nostra esperienza quotidiana. Rispetto alle dimensioni, oltre il 67% delle imprese intervistate ha meno di 10 addetti, mentre il restante 33% ne conta da 10 a 49. Quello che è emerso dalle risposte su quali siano i principali problemi che affliggono le imprese era abbastanza prevedibile: innanzitutto i forti aumenti delle materie prime e il caro energia, che ha visto schizzare gli importi delle bollette di luce e gas. Ma oltre il 30% delle imprese lamenta anche grosse difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali. Permangono, inoltre, i problemi nel reperimento di manodopera specializzata, mentre si stanno allungando i tempi di pagamento da parte dei clienti, senza contare i problemi legati alla cessione dei crediti sui bonus edilizi. Nonostante ciò è ancora bassa la percentuale di chi denuncia difficoltà nell’accesso al credito, segno che il sistema bancario in questo frangente sta supportando anche le micro e piccole imprese. Per quanto riguarda le strategie messe in atto dalle imprese per fronteggiare la crisi – continua Giannangeli – ci sono innanzitutto l’aumento dei prezzi di vendita di prodotti e servizi, la riduzione delle voci di costo non essenziali, l’intensificazione della ricerca di nuovi clienti e il rinvio di investimenti già programmati. E questo, forse, è uno dei dati più allarmanti. Solo una parte del campione s’è detta in grado di confermare le risorse destinate allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi. Il 33% delle imprese è intenzionato a investire in macchinari e energie rinnovabili, anche se con tempistiche diverse rispetto a quelle programmate. Il sondaggio ha anche evidenziato che, nonostante le difficoltà della situazione, oltre il 90% delle imprese prevede un fatturato stabile o in crescita anche nel secondo semestre 2022, sebbene la percentuale di chi prevedeva un rialzo sia diminuita rispetto all’inizio dell’anno, contro l’11% del campione che prevede un calo. Andando a guardare le previsioni per il 2023, il 47% degli intervistati si aspetta una crescita, il 25% prevede fatturati stabili, mentre la percentuale di chi prevede un calo sale al 28%: da qui la necessità di introdurre subito misure che aiutino le imprese a far fronte alle difficoltà di questo periodo.”

Un dato interessante emerso dall’indagine è quello relativo all’occupazione.

“Da evidenziare – sottolinea Giannangeli – che, nonostante la crisi, solo il 4% delle imprese prevede di dover licenziare il personale nei prossimi sei mesi, a dimostrazione che per gli imprenditori le risorse umane rappresentano un elemento strategico. Anzi, il 27% degli intervistati prevede nuove assunzioni. Le figure più ricercate sono gli operai specializzati e quelli generici, mentre è ancora bassa la ricerca di esperti in tecnologie digitali. Oltre il 30% delle imprese ha inoltre intenzione di organizzare corsi di formazione e aggiornamento tecnico per il personale.”

Per quanto riguarda le richieste al governo che uscirà dalle elezioni del 25 settembre, le imprese chiedono innanzitutto la riduzione dei costi energetici e dei carburanti per non essere costretti al blocco dell’attività; ma chiedono anche un taglio del cuneo fiscale sul lavoro, perché sono consapevoli delle difficoltà crescenti dei propri dipendenti a tenere testa ai costi delle bollette e dei generi alimentari con un’inflazione al 10%, ma impossibilitati a concedere aumenti visto l’elevato costo del lavoro. Dalle imprese arriva anche la richiesta di abbassare la tassazione perché, al di là delle promesse elettorali, se non si procederà a una revisione sostanziale della spesa pubblica improduttiva sarà impossibile una riduzione fiscale viste le emergenze che il paese sta affrontando, dalla pandemia non ancora finita all’emergenza energetica. Un’ulteriore richiesta riguarda l’adozione di politiche ad hoc per la micro impresa, a cui ricollegare una rivisitazione del Pnrr e del Superbonus. Con l’ultimo decreto Aiuti è stata imboccata la strada giusta, ma probabilmente saranno necessari interventi anche dal nuovo governo per far sì che le banche sblocchino l’acquisto massivo dei crediti oggi nelle mani di imprese e famiglie. Infine, le imprese chiedono la cancellazione o una riforma sostanziale del reddito di cittadinanza, che viene visto come il principale responsabile della difficoltà di trovare manodopera, mentre sono ancora pochi gli imprenditori che abbiano coscienza degli effetti derivanti dal calo demografico costante che affligge l’Umbria.”

“Il dato più significativo, che tuttavia non mi stupisce, è che le imprese, nonostante le difficoltà che stanno affrontando dimostrano la tenacia di fare impresa, confermano gli investimenti, nella consapevolezza che sono l’unico modo per restare competitive – ha affermato l’assessore Michele Fioroni -. La risoluzione dei problemi che ci troviamo di fronte, a cominciare dalla questione energetica o da quella fiscale, dipende in gran parte da decisioni nazionali o europee. Per quello che è di nostra competenza, posso assicurare che le prime risorse della nuova programmazione dei fondi europei che la Regione avrà a disposizione le impiegherà per misure che incentivino fortemente l’autoproduzione di energia da parte delle imprese.”

“Quello che emerge da questa ricerca – ha commentato il prof. Ferrucci – è che le imprese non chiedono un mondo di sussidi ma un mondo di opportunità; non un mondo di «assenza» delle policies ma di policies «incentivanti», e non un mondo oberato dal fisco ma un mondo maggiormente equo.” (leggi qui il commento completo).

“Proprio partendo dalle esigenze delle imprese – interviene Michele Carloni – abbiamo organizzato un’assemblea che si svolgerà la mattina di sabato 17/09 al centro congressi dell’hotel Quattrotorri di Perugia (clicca qui per partecipare), alla quale abbiamo invitato i candidati dei quattro principali schieramenti alle elezioni politiche. Nel corso dell’incontro porremo i quesiti che stanno a cuore al sistema produttivo e avanzeremo alcune proposte. Il titolo dell’incontro è “L’Italia ce la farà?” e la risposta è sicuramente sì. Perché le imprese non vogliono mollare e sono disposte a rimboccarsi le maniche, ma senza aiuti non ce la faranno. Oggi più che mai ci serve il sostegno di una politica con la P maiuscola e di uno Stato in grado di agire velocemente”, conclude il presidente regionale della CNA.

Scarica qui la ricerca.

Qui trovi la rassegna stampa.

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Settembre 15, 2022
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SALARI troppo BASSI, DETASSARE gli AUMENTI

Se i salari dei lavoratori sono troppo bassi una soluzione a costo zero per lo Stato ci sarebbe: quella di detassare immediatamente al 100% gli aumenti salariali che superino i minimi previsti dalla contrattazione nazionale. Molte imprese sarebbero disposte a farlo, sia per andare incontro alle difficoltà dei propri dipendenti con i quali lavorano fianco a fianco ogni giorno, sia per attrarre quella manodopera specializzata che tanto servirebbe, ma che si fa molta fatica a reperire.”

Alla viglia di un autunno-inverno che si prospetta molto difficile per tutti, la CNA lancia una proposta che potrebbe tamponare la perdita del potere d’acquisto dei lavoratori, ma che aiuterebbe anche le imprese nella ricerca, spesso a vuoto, di profili professionali adeguati alle proprie esigenze.

“Si dice sempre che le imprese italiane paghino troppo poco – esordisce il direttore regionale della CNA, Roberto Giannangeli -, ma non si pensa mai al peso del fisco e dei contributi che gravano sul costo del lavoro. Infatti, su un salario netto di 1.500 euro mensili, l’impresa ne versa complessivamente circa 3.500. Servirebbe una riforma profonda, che vada a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Apprezziamo le risorse promesse al riguardo dal Governo, ma non possiamo nasconderci che, spalmate sull’intera platea dei lavoratori, si ridurrebbero a poche decine di euro mensili per ciascun dipendente. Siamo anche consapevoli che per un taglio consistente del cuneo fiscale servirebbero risorse molto ingenti che al momento sono impensabili, viste anche le urgenze che il Paese deve fronteggiare per i rincari esorbitanti dell’energia e delle materie prime che hanno già portato il tasso di inflazione quasi al 10%. Tanto è vero che la Bce ha appena aumentato i tassi dello 0,75% per cercare di raffreddare i prezzi. Però una soluzione semplice per poter aumentare i salari ci sarebbe – va avanti Giannangeli -. Basterebbe che si decidesse di detassare interamente tutti quegli aumenti concessi attraverso la contrattazione aziendale che vadano oltre i valori minimi previsti dalla contrattazione collettiva. In questo modo si creerebbero le condizioni anche per poter concedere dei riconoscimenti ai dipendenti più meritevoli. Se si introducesse questa riforma, molte imprese si muoverebbero immediatamente, alcune perché capiscono che molti dipendenti stanno facendo fatica ad arrivare alla fine del mese, altre per trovare forza lavoro specializzata. Una riforma che naturalmente andrebbe inserita all’interno di un progetto più ampio di rafforzamento della contrattazione nazionale, che privilegi le associazioni datoriali e i sindacati dei lavoratori effettivamente più rappresentativi. Anche perché – ribadisce a conclusione Giannangeli – non comporterebbe alcun costo per lo Stato.”

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Settembre 09, 2022
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ENERGIA, un RUOLO STRATEGICO anche per la REGIONE

Mentre si attendono con ansia le decisioni dell’Unione europea sull’introduzione di un tetto al prezzo del gas e sulle conseguenze che tale scelta avrà anche sui costi dell’energia, e mentre il governo Draghi appronta altri provvedimenti a sostegno delle imprese, anche la Regione Umbria può giocare un ruolo strategico in questa partita.

Ne è convinta la CNA, che con il presidente regionale torna sulla questione.

“Il prezzo del gas – ha dichiarato Michele Carloni – rappresenta il tema dei temi sul quale si decide il destino di milioni di imprese, lavoratori e quindi del Paese. Perciò speriamo arrivino notizie positive dalla riunione dei ministri dell’energia dell’Ue di venerdì prossimo. Ma noi crediamo che anche a livello locale potremmo avere delle carte da giocare se la Regione decidesse di scommettere sull’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, a partire dal fotovoltaico, da parte delle micro, piccole e medie imprese del territorio.

Innanzitutto anticipando l’approvazione della nuova programmazione dei Fondi strutturali 2021/2027 e destinando risorse cospicue a bandi per la concessione di contributi a fondo perduto alle imprese che vorranno installare pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni industriali e dei laboratori artigianali. Riteniamo che gli investimenti a livello locale nel breve periodo possano rappresentare la via maestra da seguire per rendere le imprese più indipendenti e garantirne la sopravvivenza.

La CNA si sta muovendo anche a livello nazionale per far sì che all’interno del nuovo piano di Transizione 4.0 vengano inseriti gli investimenti per i piccoli impianti di autoproduzione da finanziare attraverso il meccanismo dei crediti di imposta. Non solo – aggiunge Carloni -: la Regione dovrebbe rivedere il recente regolamento per l’installazione di impianti fotovoltaici nelle zone agricole e industriali, eliminando le restrizioni introdotte rispetto alla normativa nazionale, in particolare quelli relativi all’installazione di impianti nelle aree a destinazione industriale.

Vanno soprattutto aboliti i vincoli introdotti nelle aree di pertinenza delle aziende esistenti, per permettere alle imprese, a partire da quelle manifatturiere a rischio chiusura, di utilizzare i terreni di proprietà per l’autoproduzione di energia. Inoltre – va avanti il presidente regionale della CNA – considerando i problemi a cui stiamo andando incontro come sistema Paese, ormai è imprescindibile fare alcune scelte, come la realizzazione immediata dei rigassificatori necessari, ma anche di nuovi termovalorizzatori. In questo caso per l’Umbria significherebbe anticipare al 2025 quello previsto dal nuovo piano dei rifiuti presentato recentemente dall’assessore Morroni.
Alla luce dei contenuti della nuova programmazione europea confidiamo nel fatto che la Regione si muova in tal senso, accelerando quanto già concordato in sede di programmazione del Fesr.
Infine – conclude Carloni – auspichiamo in uno sforzo della Regione, che potrebbe fornire un ulteriore sostegno alle imprese e all’occupazione definendo già da oggi una ferrea programmazione di tutti i bandi per lo sviluppo.”

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Settembre 06, 2022
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Una nuova POLITICA INDUSTRIALE per ABITAZIONI SOSTENIBILI

“Se le imprese manifatturiere e del turismo rischiano di chiudere per i forti rincari dei costi energetici, non va meglio al settore delle costruzioni a causa della cattiva gestione normativa e regolamentare del Superbonus, dei bonus minori e, soprattutto, della cosiddetta cessione dei crediti. Ma se il nostro Paese vuole veramente scommettere sulla sostenibilità ambientale e garantire una riduzione del 55% delle emissioni inquinanti, è sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare che bisogna puntare.”

Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria, torna sullo tsunami che rischia di travolgere il settore delle costruzioni ma anche sui risvolti in tema di sostenibilità.

“Un comparto – afferma Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria – che, oltre che dalle imprese edili, è fatto anche di serramentisti, impiantisti, ingegneri, architetti, geometri e rivenditori di materie prime, e che oggi si trova ormai vicino al default, in particolare da quando le norme adottate negli ultimi mesi hanno bloccato, di fatto, le acquisizioni dei crediti d’imposta da parte del sistema bancario. I rischi maggiori li stanno correndo le imprese e i tecnici: sono loro, infatti, che più degli altri hanno creduto nelle misure anticicliche adottate dal governo Conte e confermate dal governo Draghi con la legge finanziaria per il 2022. Imprenditori e professionisti che hanno fatto investimenti importanti anche attraverso l’assunzione di nuovo personale, contribuendo in maniera determinante alla crescita del PIL nel 2021 e nel primo semestre 2022, e che ora si trovano con il cerino in mano. Noi crediamo che questo problema, e l’urgenza di trovare soluzioni adeguate, vadano messi al centro dell’agenda politica della campagna elettorale in corso. È importante che tutte le forze politiche diano garanzie alle imprese di costruzioni e ai professionisti del settore affinché subito dopo le elezioni vengano adottati i correttivi necessari a spingere le banche a riaprire le porte all’acquisto dei crediti d’imposta già maturati, così come devono essere introdotte semplificazioni e certezze normative.”

Oltre all’aspetto economico, Giannangeli torna sull’aspetto della sostenibilità ambientale.

“Considerato che le abitazioni private rappresentano una delle principali fonti di inquinamento ambientale, se vogliamo veramente scommettere sulla sostenibilità e sulla riduzione delle emissioni inquinanti, oltre alla soluzione dei problemi su Superbonus e cessione dei crediti , andranno rivisitati tutti gli incentivi legati al risparmio, all’efficientamento energetico e al miglioramento sismico, in modo da rendere convenienti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle abitazioni private e favorire il raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni per il 2030. La nostra associazione – prosegue Giannangeli – ha già ribadito nei diversi tavoli di confronto nazionali la disponibilità ad accettare anche una sensibile riduzione degli incentivi legati al Superbonus in cambio di una politica strutturale di incentivazione dell’efficientamento energetico, un tema che riguarda sempre più da vicino anche laboratori artigiani, immobili industriali e strutture ricettive. Quindi ci aspettiamo che governo e il parlamento che usciranno dalle urne, indipendentemente dal colore che avranno, adottino politiche adeguate a sostenere le manutenzioni ordinarie e straordinarie sulle abitazioni private per i prossimi otto anni. Questo consentirebbe di assicurare un contributo essenziale alla sostenibilità e garantirebbe certezze alle imprese di costruzioni che vogliono continuare ad investire su se stesse, scommettendo sull’apporto costruttivo dei propri collaboratori e dipendenti e strutturando una filiera delle costruzioni che ha già dimostrato le proprie capacità nel dare rapidamente un contributo significativo alla creazione di nuova ricchezza per il paese e per l’Umbria. Gli impegni vanno presi ora, in campagna elettorale, e rispettati successivamente, anche per ridurre l’ulteriore distanza tra sistema imprenditoriale e sistema politico che si è venuta a creare nel momento in cui, con una guerra sul terreno europeo, la caduta del governo in piena estate ha prodotto ulteriori incertezze. E si sa che i primi a pagarne le conseguenze sono imprese e lavoratori.”

Scarica QUI la rassegna stampa.

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Settembre 01, 2022
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