Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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Più RISORSE per l’ECONOMIA in AFFANNO

risorse per economia

Renato Cesca, presidente CNA Umbria

“Sicurezza sanitaria, ristori regionali, nuovi investimenti e digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione per superare le difficoltà attuali.

A chiederle è Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, che interviene all’indomani della presentazione del drammatico rapporto di Bankitalia sulla situazione economica della regione, per la quale si prevede nel 2020 un calo del Pil di 11 punti, superiore di un punto e mezzo a quanto si attende per l’Italia.

“È un momento di grande incertezza – afferma Renato Cesca – tranne casi particolari le attività imprenditoriali nel loro insieme si stanno bloccando, in parte per effetto dei decreti governativi e delle ordinanze regionali, ma anche per mancanza di domanda. Infatti le esportazioni sono in calo, i timori per la propria salute e per la tenuta economica del Paese portano le persone a non uscire e a consumare meno. Non possiamo fare altro che lavorare insieme per superare l’impasse. Il tema dei ristori per le categorie danneggiate dal blocco delle loro attività deve essere la priorità. Sappiamo che si tratta di un tema soprattutto nazionale, ma l’esperienza ci sta dimostrando che in tema di ristori nelle norme ci sono molte lacune e settori che, pur penalizzati, restano esclusi dai sostegni economici. Crediamo che, in una fase così delicata, anche la Regione Umbria si debba dotare di un fondo proprio attraverso il quale garantire risposte a tutti quei piccoli imprenditori, tra i quali tanti artigiani, che potrebbero trovarsi in serie difficoltà economiche nei prossimi mesi. Ma la Regione può fare molto anche per far tornare la fiducia, innanzitutto sostenendo la realizzazione di nuovi investimenti. Il modo più veloce per farlo, e da imprenditore posso garantire che la velocità non è una variabile di poco conto, è quello di rifinanziare i bandi pubblicati nei mesi scorsi, andando ad esaurire tutte le graduatorie, a partire dal bando Bridge to digital e dai Pia (progetti integrati aziendali). Questo significherebbe permettere la partenza di almeno 400 progetti imprenditoriali, contribuendo a creare nuove certezze.”

Anche in tema di digitalizzazione l’emergenza pandemica ha portato a un’accelerazione dei processi.

Tutte le imprese, anche le più piccole – prosegue Cesca -, a loro modo stanno cercando nuove vie per continuare a lavorare, soprattutto attraverso una digitalizzazione forzata finalizzata ad aumentare le vendite o a ridurre i costi aziendali. Digitalizzare per le imprese significa agire contemporaneamente sul fronte strategico, su quello organizzativo ma anche sull’ingegnerizzazione dei processi. Però non tutti hanno le risorse per farlo. Ecco perché auspichiamo che la Regione, anche rivedendo le proprie priorità in tema di sostegni all’economia, avvii subito un bando per sostenere la digitalizzazione di tutte le imprese con misure più corpose rispetto ai bandi precedenti. Per le imprese più piccole, ad esempio, servirebbero incentivi all’acquisizione di consulenze specialistiche, che rappresentano anche il modo più semplice per dare vita a una collaborazione interessata, l’unica che funzioni davvero, tra imprese manifatturiere, commerciali e digitali.”

Digitalizzare significa anche formare nuove competenze. “Su questo versante la Regione ha già stanziato risorse importanti, che però andrebbero incrementate con una formazione destinata soprattutto a imprenditori e lavoratori. Infine, last but not least, c’è la questione della sicurezza sanitaria – aggiunge il presidente di Cna Umbria -. In Umbria e nel Paese siamo arrivati ad affrontare la seconda ondata non adeguatamente preparati all’urto dell’incremento esponenziale dei contagi, per cui oggi più che mai è necessario lavorare insieme, istituzioni, enti locali, maggioranza, opposizioni e parti sociali, per evitare il corto circuito del sistema sanitario e per garantire le cure più adeguate sia ai contagiati dal Covid-19 che a tutti gli altri. Come CNA – conclude Cesca – proveremo a dare un ulteriore piccolo contributo anche su questo versante nel corso delle prossime settimane.”

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Novembre 14, 2020
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“SCONGIURIAMO un secondo LOCKDOWN”

Appello delle associazioni dell’artigianato e del commercio, che chiedono un tavolo di concertazione per scongiurare una seconda chiusura

lockdown

Mauro Franceschini – Giorgio Mencaroni – Renato Cesca

Il sistema produttivo non reggerebbe di fronte a un secondo lockdown, che va evitato almeno quanto il contagio. Bisogna fare l’impossibile per trovare una strategia di convivenza con il Covid-19 senza cancellare, in un solo colpo, migliaia di imprese e di posti di lavoro.”

La dichiarazione arriva dai presidenti delle principali sigle dell’artigianato e del commercio, Renato Cesca, Mauro Franceschini e Giorgio Mencaroni, rispettivamente alla guida di Cna, Confartigianato e Confcommercio.

“Non esistono ristori in grado di tenere dignitosamente in piedi le imprese costrette alla serrata e preservare i posti di lavoro dei loro dipendenti, nonostante lo strumento della cassa integrazione speciale, il cui meccanismo di erogazione, peraltro, sta rivelando enormi lacune – afferma Giorgio Mencaroni -. Oltretutto, questo mini lockdown introdotto con l’ultimo Dpcm sta già producendo effetti non solo sui settori direttamente interessati dalla chiusura, ma anche su altre attività in qualche modo interconnesse, come l’agroalimentare, i trasporti, la cartografia, gli organizzatori di eventi, le lavanderie e altre ancora”.

“Non solo – aggiunge Mauro Franceschini -. Il clima di estrema incertezza causato dalla situazione sta generando uno stallo anche in quei settori che, invece, negli ultimi mesi avevano avuto una buona ripresa, come quello delle costruzioni grazie all’effetto del superbonus. L’unica possibilità che abbiamo per salvarci, perciò, è moltiplicare gli sforzi per trovare un modo condiviso che tuteli al tempo stesso il diritto alla salute e la sopravvivenza del sistema economico. Come associazioni di rappresentanza delle imprese abbiamo il diritto e il dovere di tutelarle dal default e di evitare la cancellazione di migliaia di posti di lavoro. Bene sta facendo la Regione nell’approntare i posti di terapia intensiva concordati con il governo, ma dobbiamo essere consapevoli che probabilmente ne serviranno almeno 180-200 per garantire assistenza non soltanto ai malati Covid, ma anche a tutti gli altri. Quindi vanno messe in cantiere anche le assunzioni di personale sanitario necessario al funzionamento di questi reparti. Inoltre noi crediamo che vadano anche intensificati i controlli sul rispetto delle misure di sicurezza sanitaria e riorganizzato il servizio del trasporto pubblico locale attraverso la riduzione della portata dei bus e l’aumento dei mezzi disponibili.”

“Alla luce del notevole incremento dei contagi – aggiunge Mencaroni – crediamo che la Regione debba rivedere la destinazione delle risorse economiche adottate a sostegno dell’economia, riservando una parte dei 37 milioni messi sul piatto al ristoro delle imprese costrette alla chiusura nonostante l’introduzione, nei mesi scorsi, delle misure di sicurezza concordate tra Governo, Regioni e parti sociali; anche perché da un primo esame del decreto ristori sembrerebbero escluse diverse attività. Un ristoro al quale, secondo noi, dovrebbero dare un contributo anche i Comuni, finanziati abbondantemente dai decreti governativi emanati durante l’emergenza, e che finora hanno fatto poco sia a favore delle imprese che dei lavoratori.”

Per le imprese che vogliono riposizionarsi sul mercato – esordisce Renato Cesca – la priorità è quella di digitalizzarsi. Condividiamo la volontà della Regione di destinare risorse importanti all’aumento delle competenze digitali attraverso la formazione professionale, ma servono soprattutto bandi specifici che, attraverso consulenze digitali e investimenti in software e l’avvio di processi di riorganizzazione permettano alle imprese di potersi riposizionare in un mercato in profonda trasformazione. Quindi sarebbe opportuno un nuovo bando sul digitale con intensità di aiuto maggiore rispetto a quelle previste dal Bridge to digital, la cui graduatoria andrebbe comunque rifinanziata fino ad esaurimento. Lo stesso andrebbe fatto con i bandi Pia (progetti integrati aziendali) se la Regione vuole far ripartire gli investimenti. Anche in questo caso, infatti, su 95 progetti presentati, ne sono stati finanziati solo 40. Siamo consapevoli che esiste anche qualche impresa medio-grande per cui rivestono rilevanza la ricerca e sviluppo, ma in questo momento riteniamo impensabile destinare risorse solo su questo tipo di misure. Da ultimo vorrei anche ricordare che esistono già graduatorie di bandi per la realizzazione di investimenti nelle aree terremotate non finanziati adeguatamente, che dovrebbero essere riconsiderate visto che nelle aree colpite dal sisma il prezzo pagato da imprese e lavoratori è anche maggiore”.

“Siamo arrivati a un punto – concordano i tre presidenti di Confcommercio, Confartigianato e Cna – in cui la collaborazione tra tutte le parti in causa è l’unico modo per provare a uscire dignitosamente dal periodo forse più buio della nostra vita. Ecco perché – concludono – riteniamo che vada istituito subito un tavolo di concertazione che possa decidere sulle misure future da adottare per fronteggiare l’emergenza.”

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Ottobre 30, 2020
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COVID, a PAGARE sono sempre le IMPRESE

Chiediamo la modifica delle restrizioni per ristoranti, palestre e cinema, un aumento dei controlli e la ri-pianificazione scientifica di alcuni servizi, iniziando dai trasporti.

Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria

“Capiamo bene le preoccupazioni per l’impennata dei contagi delle ultime due settimane e per la possibile veloce saturazione dei posti letto nelle terapie intensive, ma non possono essere sempre le imprese private e i loro dipendenti a pagare il conto. Urge una ripianificazione scientifica di alcuni servizi, maggiori controlli – anche attraverso il tracciamento obbligatorio degli spostamenti -, l’adeguamento delle terapie intensive e, in ultimo, un freno agli allarmismi quotidiani considerando che oltre il 50% dei nuovi contagiati è asintomatico.”

È preoccupato Roberto Giannangeli, il direttore di Cna Umbria. Ancora una volta, di fronte al peggiorare dei dati sanitari, i sacrifici maggiori vengono chiesti a chi ha un’attività in proprio e ai suoi dipendenti.

“Vorremmo capire su quale base oggettiva sia stato deciso che palestre, cinema e affini debbano restare permanentemente chiusi e i bar e ristoranti debbano abbassare le saracinesche alle 18, quando per molti di loro inizia il vero lavoro. Esistono dei dati che provano che i contagi partano soprattutto da questo tipo di attività? Se esistono alziamo le mani, ma se non ci sono prove oggettive le nuove misure contenute nell’ultimo Dpcm non hanno senso. Pensiamo a tutte le risorse investite da questi imprenditori per adeguare i locali e riprogrammare la gestione della loro attività sulla base delle misure sanitarie necessarie a prevenire i contagi; pensiamo anche agli ulteriori investimenti per rifornire il magazzino, come nel caso dei ristoranti per assicurare la ripartenza dopo il lockdown di primavera. Imporre di non lavorare dopo le 18 equivale, per la gran parte di loro, a chiudere bottega visto che per moltissimi sono proprio le ore serali quelle in cui l’attività si volge appieno. Per i lavoratori la parziale copertura dei mancati guadagni è garantita dalla cassa integrazione, al netto degli imperdonabili ritardi con cui viene erogata. Ma per gli imprenditori, i ristori assicurati finora sono solo un palliativo che probabilmente, anche stavolta, arriverà troppo tardi. Per quanto riguarda il mondo dello spettacolo addirittura non c’era ancora stata una vera ripartenza. Dietro l’angolo c’è solo il fallimento e la perdita di tantissimi posti di lavoro.”

Il direttore di Cna Umbria è polemico anche sulla questione della chiusura delle scuole e dell’organizzazione dei trasporti.

“L’esperienza di questo primo mese e mezzo sta dimostrando che la scuola in sé non rappresenta un serio rischio di contagio. Il problema semmai è fuori – incalza Giannangeli -, soprattutto durante l’uscita, quando non sono previsti controlli né nelle adiacenze degli istituti scolastici, né in prossimità delle fermate degli autobus per impedire che si verifichino assembramenti e che l’utilizzo della mascherina diventi un optional. Piuttosto vanno riprogrammati e scaglionati scientificamente gli orari di entrata e uscita e ridotta ulteriormente la capacità di portata degli autobus, con contestuale aumento delle corse attraverso l’uso massiccio dei mezzi delle imprese private. La stessa mancanza di controllo la riscontriamo anche nelle zone della città dove si concentra la socialità, giovanile e non. Cominciamo da qui. Come associazione stiamo facendo pressione sul governo affinché vengano riviste le misure emanate con l’ultimo Dpcm e riorganizzati i trasporti. Come mondo delle imprese, se necessario, ci rendiamo anche disponibili a rivedere in maniera eventualmente più restrittiva i protocolli di sicurezza. Ma basta chiusure generalizzate di interi comparti.”

“Inoltre invitiamo con forza la Regione a procedere urgentemente all’aumento dei posti letto in terapia intensiva dagli attuali 93 ai 126 concordati con il Governo nei mesi scorsi. Altre Regioni lo hanno fatto, in primis l’Emilia Romagna e il Veneto.”

“Infine, sottolineiamo che in una fase così delicata le imprese avrebbero bisogno di una pubblica amministrazione che sappia stare loro vicino. Invece i tempi di tutti gli adempimenti amministrativi si stanno allungando vertiginosamente, segno evidente che lo smart working dei dipendenti pubblici non sempre garantisce risultati adeguati. Non tutti – conclude amaro il direttore di Cna Umbria – sembrano ancora avere l’esatta percezione che a una chiusura massiva delle imprese corrisponderebbe il fallimento dello Stato.”

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Ottobre 27, 2020
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L’UMBRIA e il TURISMO delle ESPERIENZE

turismo delle esperienze

Michele Benemio

Come sostenere nell’immediato e rilanciare in un futuro libero da pandemie, che si spera prossimo, il settore del turismo in Umbria? E come valorizzare il legame tra turismo e artigianalità delle produzioni, a partire da quelle agroalimentari, per dare impulso a tutta l’economia regionale?

Si concentrerà essenzialmente attorno a queste domande l’iniziativa lanciata dalla Cna nell’ambito del programma Open Umbria per portare idee alle politiche per lo sviluppo della regione. L’appuntamento, inizialmente previsto in presenza, si terrà in streaming (22/10/2020, ore 17:00) dopo l’emanazione dell’ultimo Dpcm.

A discuterne ci saranno imprenditori, dirigenti dell’associazione, i docenti dell’Università di Perugia Fabio Forlani e Gaetano Martino, e l’assessore regionale al turismo, Paola Agabiti.

Ed è proprio all’assessore Agabiti che Cna chiederà di mantenere alta l’attenzione su un settore tra i più provati dalla crisi innescata dalla pandemia.

“Con un’istanza precisa – afferma Michele Benemio, presidente regionale di Cna Turismo -: le imprese della filiera turistica non devono essere abbandonate, le misure di sostegno di livello regionale devono essere garantite fino alla fine dell’emergenza. Perché altrimenti il rischio è di disperdere un patrimonio importante di imprese, con ricadute pesantissime sull’occupazione e su tutta l’economia locale. Poi si potrà e si dovrà parlare di rilancio e di futuro del turismo in Umbria e con l’iniziativa di oggi vogliamo guardare oltre la crisi, formulando proposte. Articolate su alcuni punti fondamentali: investire sul brand Umbria, passando per la valorizzazione del saper fare artigiano come elemento portante.”

“Quando parliamo di saper fare artigiano – aggiunge Leonardo Santarelli, presidente regionale di Cna Alimentare – pensiamo a tutto il made in Italy, e in particolare all’agroalimentare e alla forza della motivazione enogastronomica, che fa dell’Umbria una meta sempre più scelta dai turisti, nazionali e internazionali. Quella dell’agroalimentare è una filiera forte, con un trend che negli ultimi 10 anni è cresciuto costantemente, non arrestandosi nemmeno durante i mesi del lockdown e, anzi, facendo da traino a tutto l’export regionale. Se le istituzioni, a partire dalla Regione, sapranno incentivare la creazione di nuove filiere o di reti di imprese trasversali a più settori – agricoltura, artigianato, industria, turismo – facendo convergere risorse europee provenienti da più fondi, avremo portato un contributo fondamentale a tutta l’economia regionale.”

“Le proposte che faremo oggi – afferma Marina Gasparri, responsabile regionale di Cna Turismo -, sono scaturite da un lavoro di squadra e saranno presentate alla Regione Umbria in vista della definizione delle politiche future, a partire dalla nuova programmazione dei fondi strutturali. Cogliamo l’occasione anche per ringraziare il contributo del mondo accademico nella costruzione delle possibili soluzioni, con l’auspicio – conclude Gasparri – che la relazione con il sistema delle imprese possa diventare strutturale.”

turismo delle esperienze

Leonardo Santarelli

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Ottobre 22, 2020
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TERNI, l’ECONOMIA è in LENTA ma PROFONDA TRASFORMAZIONE

Seppur lentamente l’economia della provincia di Terni si sta trasformando.

Probabilmente è questo il dato di maggior interesse della RICERCA del centro studi Sintesi che, per conto di Cna Umbria, ha indagato l’andamento del quadro congiunturale della seconda provincia umbra negli ultimi dodici anni, compresi gli effetti della pandemia da Covid-19.

L’indagine, innanzitutto, conferma anche a livello provinciale la drammaticità dei dati regionali già diffusi dalla Cna il mese scorso, rilevando che nel Ternano la perdita del valore aggiunto (*) nel solo 2020 potrebbe superare il 10%, quasi doppiando quanto già perso dal territorio negli undici anni precedenti. Se le previsioni fossero confermate, per l’economia della provincia di Terni significherebbe un arretramento di oltre 21 punti percentuali in 12 anni.

Dalla ricerca emerge inoltre un calo del numero di imprese (- 4,3%, leggermente meglio della media regionale), una crisi endemica del settore delle costruzioni (- 18,8%) e della manifattura (- 18%), incluse le grandi imprese, mentre per quanto riguarda i livelli occupazionali, anche prima del lockdown non erano tornati ai livelli precedenti al 2008 (- 1,1%).

L’economia della provincia sta subendo una trasformazione – dichiara Giancarlo Giovannetti, imprenditore ternano e membro della presidenza regionale della Cna -. E questo lo si può rilevare soprattutto dai dati occupazionali. In un’economia che, specialmente per il più ristretto comprensorio di Terni, da sempre è stata plasmata dalla presenza della grande industria, nelle imprese tra 1 e 9 addetti trova lavoro il 54% degli occupati del settore privato, percentuale che sale al 75% se includiamo anche quelli delle aziende fino a 49 addetti: la micro e piccola impresa, sebbene a piccoli passi, sta acquisendo un ruolo sempre maggiore.

Nell’internazionalizzazione sono le grandi imprese siderurgiche a giocare la parte del leone, mentre il comparto del made in Italy riveste un ruolo ancora marginale (25% dell’export provinciale, in lieve crescita negli ultimi anni e con una dinamica delle esportazioni di gran lunga migliore rispetto ad altri comparti). Il Covid ha inferto un colpo durissimo all’export, che a fine anno potrebbe flettere del 9,3%. “Noi crediamo che proprio per questo ci sia un ampio margine di possibilità di crescita per le imprese manifatturiere, anche di micro e piccola dimensione, soprattutto attraverso i processi di internazionalizzazione.” Si conferma anche a Terni la morsa del credito verso le micro e piccole imprese, che qui hanno più difficoltà ad accedere a finanziamenti rispetto alla media regionale, “a conferma – aggiunge Giovannetti – della necessità di tornare a scommettere sui confidi di categoria.”

E mentre a livello regionale parte la discussione sull’utilizzo del Recovery fund, “è opportuno – conclude Giovannetti – che a livello territoriale si faccia una ricognizione attenta delle risorse già disponibili, a partire da quelle di Agenda urbana, del Piano per le periferie e da quelle sulla riqualificazione delle Aree interne.”

Per quanto riguarda il turismo – afferma Ciro Schiaroli, imprenditore manifatturiero di Orvieto e componente della presidenza di Cna Umbria – se la ricerca rileva un’ancora modesta propensione del territorio ternano, è l’area di Orvieto a rivestire un ruolo strategico, con possibilità di traino per altri territori se si riuscirà a lavorare sinergicamente, anche in termini di risorse finanziarie, alla costruzione di un brand Umbria.”

Ma è sul settore delle costruzioni che Schiaroli punta i riflettori. “Anche nella provincia di Terni questo è stato uno dei comparti maggiormente colpiti dalla crisi iniziata nel 2008, ma è indubbio che il super bonus del 110% potrà rappresentare, magari unitamente alle risorse di Agenda urbana e al Piano per le periferie, una straordinaria opportunità per rigenerare le città, riqualificare il patrimonio immobiliare e fungere da traino per tutta l’economia. Infine – aggiunge Schiaroli -, oltre al ruolo che può giocare l’internazionalizzazione per il rilancio delle imprese manifatturiere, crediamo che sia necessario costruire strumenti in grado di favorire la crescita dimensionale delle imprese.”

Alla presentazione della ricerca, svoltasi nella sala del Consiglio provinciale, erano presenti anche lo stesso presidente della Provincia e i sindaci di Terni e Orvieto.

(*) A livello provinciale il Pil non è disponibile: tuttavia, per esprimere la grandezza economica di un territorio provinciale, si usa comunemente il dato del valore aggiunto

 

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Ottobre 09, 2020
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INNOVARE la MANIFATTURA per creare OCCUPAZIONE

Nuovo appuntamento della CNA sulle politiche per la crescita

 

Come rilanciare le imprese manifatturiere nel breve periodo? Come innovare la manifattura? Con quali strumenti si può favorire la crescita dimensionale delle imprese?

Sono queste le principali domande a cui si cercherà di rispondere oggi pomeriggio, nel corso della nuova iniziativa sulle politiche per lo sviluppo che Cna Umbria ha organizzato alla Posta dei Donini, e che vedrà discutere gli imprenditori e dirigenti dell’associazione insieme al docente dell’università di Perugia Fabrizio Pompei e all’assessore regionale allo sviluppo economico Michele Fioroni, al quale la Cna rivolge già un appello.

Occorre aprire un dibattito vero affinché le misure di politica industriale che verranno realizzate con le ingenti risorse di cui potremo disporre nel prossimo futuro siano ampiamente condivise, investano il maggior numero possibile di imprese e rispondano davvero alle loro esigenze – dichiarano Simone Mazzocchi e Francesco Vestrelli, presidente e responsabile regionale di Cna Produzione -.

I dati dimostrano che l’Umbria possiede un ottimo punto di partenza rappresentato dalle imprese manifatturiere legate alle produzioni del made in Italy: parliamo di circa 7.500 imprese con oltre 70mila addetti, per una dimensione media di impresa di 9 persone, che è sensibilmente superiore alla media delle imprese umbre, che non va oltre i 3 addetti. Quindi è da lì che dobbiamo partire.”

La discussione odierna rappresenta il risultato di un lavoro andato avanti a partire dal mese di giugno e che ha visto coinvolti un gran numero di imprese, di consulenti, di doventi universitari e di esperti della Cna.

Dalle riflessioni all’interno di questi gruppi di lavoro – aggiunge Mazzocchi – è emerso che l’innovazione, per realizzarsi, ha bisogno di alcune leve: la digitalizzazione, la sostenibilità, la formazione, il credito, la ricerca, gli investimenti, l’internazionalizzazione. Proprio l’internazionalizzazione ha dimostrato in questi ultimi anni di poter rappresentare un traino importante per la crescita, è fondamentale che venga rilanciata. In generale, la scommessa più importante che abbiamo di fronte riguarda l’individuazione delle strategie più utili per favorire la crescita delle imprese di ogni settore, a prescindere dalla loro dimensione attuale, e quindi la creazione di nuova occupazione. L’iniziativa sarà anche l’occasione per illustrare sinteticamente alcune proposte innovative per incentivare la produttività aziendale e favorire la digitalizzazione, creando anche nuove infrastrutture.

Il momento è difficilissimo ma gli imprenditori non sono disposti a mollare. Però occorre uno sforzo congiunto del sistema imprenditoriale, delle istituzioni e della pubblica amministrazione se vogliamo costruire la prospettiva di un futuro più roseo di cui possa beneficiare la società nel suo insieme, a cominciare dai giovani.”

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Settembre 30, 2020
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SUPER BONUS e RIGENERAZIONE URBANA

rigenerazione urbana

Massimiliano Sciattella, presidente di Cna Edilizia

“Stiamo attraversando un momento molto particolare per la tenuta del Paese, ma il settore delle costruzioni, attraverso un uso sapiente dei super bonus e l’avvio di un grande programma di rigenerazione urbana, può rappresentare una leva importante per rilanciare la domanda interna e compensare il rallentamento subito dall’economia e dalle esportazioni a causa della pandemia da Covid-19”.

Ne è convinto il presidente di Cna edilizia, Massimiliano Sciattella, che annuncia così l’iniziativa pubblicata organizzata per il 23 settembre alla Posta dei Donini, nel corso della quale attorno al tema della rigenerazione e ad altri che riguardano da vicino il settore delle costruzioni, si confronteranno, oltre allo stesso Sciattella, docenti universitari, esperti del settore e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Enrico Melasecche.

“Sarebbe anche l’occasione per ridare smalto a un comparto, quello delle costruzioni, fortemente ridimensionato dalla crisi iniziata nel 2008 in termini di numero di imprese e di occupati, ma anche nelle dimensioni medie delle imprese stesse. Soprattutto se, come annunciato da vari esponenti di governo, la misura dei super bonus diventerà strutturale o, comunque, verrà confermata almeno per i prossimi tre anni.” A tale proposito, dal mese di ottobre, Cna attiverà uno sportello energia per assicurare assistenza a cittadini e imprese nell’utilizzo di tali incentivi.

Nel corso dell’incontro si parlerà anche di semplificazione delle procedure per l’affidamento degli appalti pubblici, tema che si inserisce in quello più ampio della semplificazione tout court, di cui l’Umbria ha un grande bisogno e che il settore delle costruzioni paga in modo particolare.

“Ne è la riprova – afferma Pasquale Trottolini, responsabile regionale di Cna Costruzioni – lo stallo dei lavori di ricostruzione nelle aree terremotate. In questo senso abbiamo accolto con molto interesse le semplificazioni introdotte dal commissario per la ricostruzione, Legnini, nelle ultime ordinanze emesse, perché potrebbero dare finalmente l’avvio al più grande cantiere d’Europa. Ma l’esperienza ci impone prudenza rispetto ai facili entusiasmi, dovremo vigilare affinché alle parole seguano i fatti.”

Altro tema sotto i riflettori sarà quello delle infrastrutture, con le sei opere indispensabili che Cna aveva già chiesto di inserire nel grande piano lanciato dal decreto governativo Semplificazione.

In merito a tutti i temi trattati Cna avanzerà anche delle proposte alla Regione “perché – conclude Sciattella – questo è il momento di prendere decisioni importanti che faranno la differenza rispetto al futuro di questo territorio.”

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Settembre 23, 2020
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ECONOMIA umbra post COVID, DATI DRAMMATICI

indagine covid economia umbria

Drammatici. È l’aggettivo con il quale Cna Umbria commenta i dati che emergono dalla nuova indagine sull’economia regionale post Covid che l’associazione ha commissionato al centro studi Sintesi.
D’altronde i numeri reali e le previsioni che ne sono seguite sono inequivocabili: calo del Pil regionale del 10%, – 15% per le esportazioni, – 64% per il turismo, per le costruzioni – 14%, per il credito alle microimprese – 33% mentre, considerato l’ultimo decennio, le previsioni di caduta dell’occupazione giovanile arrivano al 23%.

“I dati – commenta Renato Cesca, presidente di Cna Umbria -, già di per sé drammatici, lo sono ancor di più considerando che si sommano a una situazione di partenza che, su molti punti, era già severa nella nostra regione dopo la crisi economica iniziata nel 2008, solo minimamente stemperata dai primi segnali di ripresa iniziati nel 2014. In particolare si conferma la contrazione del settore delle costruzioni e, per il dodicesimo anno consecutivo, anche quella del credito verso le micro imprese, soprattutto nel segmento con meno di cinque addetti. Preoccupano ancor di più i dati sulla disoccupazione giovanile, anche se i livelli occupazionali, tornati a crescere dal 2014, nel periodo pre-Covid mostravano un tasso di occupazione sulla popolazione attiva pari al 64,6% contro una media nazionale sensibilmente più bassa (57%).”

L’indagine, nonostante faccia registrare una diminuzione del numero complessivo delle imprese, continua a confermare quello che la Cna sostiene da anni a proposito del ruolo strategico giocato dalla micro-piccola impresa che, con il suo 95% sulle imprese attive e il 70% dell’occupazione del settore privato, rappresenta la struttura portante dell’economia dell’Umbria.

“In questo quadro così drammatico, però – prosegue Cesca -, noi imprenditori non intendiamo abbatterci e siamo tutti all’opera nel cercare, attraverso processi innovativi, di riposizionare le nostre imprese nel mutato scenario per riuscire a mantenere almeno i livelli occupazionali del periodo precedente la pandemia. L’analisi dei dati emersi dalla nostra ricerca ci porta a fare alcune riflessioni. In qualche caso si tratta di conferme, come quella relativa alla crescita dimensionale delle imprese, come dimostrato dal fatto che alla riduzione del loro numero è corrisposto, a partire dal 2014, un aumento costante del numero di occupati. L’altra riflessione è che se per il 2020 si prevede un calo sensibile delle nostre esportazioni, la minor incidenza dell’export sul Pil regionale rispetto alla media nazionale, ci indica che in Umbria ci possono essere interessanti margini di crescita per le imprese e per l’occupazione e che in questo processo il made in Italy continuerà a giocare un ruolo fondamentale. C’è poi il tema delle risorse che si renderanno disponibili attraverso il Recovery fund, il Sure, ma anche dall’attivazione del Mes, che a nostro avviso è indispensabile per accrescere l’assistenza e la sicurezza sanitaria dei cittadini italiani. A queste risorse si possono sommare le facilitazioni temporanee nell’applicazione del codice degli appalti e le possibilità di accesso al super bonus del 110%, soprattutto se lo si renderà più strutturale prorogandolo almeno fino al 2024: di questo beneficerebbe tutto il settore delle costruzioni, particolarmente martoriato dalla crisi, e si potrebbe generare un importante effetto positivo sui consumi interni, anche in sostituzione dei previsti cali dell’export e della manifattura”.

Cesca accenna anche alla programmazione dei nuovi fondi strutturali europei.

“Sappiamo che gli assi trainanti saranno costituiti dal digitale e dalla sostenibilità, cosa che noi condividiamo in pieno, purché vengano declinati e calibrati sulle caratteristiche del sistema imprenditoriale umbro. A questo proposito, per portare un contributo costruttivo alla costruzione delle nuove politiche di sviluppo, già da prima dell’estate abbiamo iniziato una riflessione che ha coinvolto un centinaio di imprese umbre, 14 docenti universitari, 5 consulenti esterni e i nostri migliori esperti settoriali, che hanno partecipato a sette diversi gruppi di lavoro dai quali sono scaturite proposte che presto renderemo pubbliche nel corso di tre appuntamenti pubblici, a cui inviteremo gli assessori regionali Fioroni, Melasecche e Agabiti. Appuntamenti che si incentreranno su alcuni grandi temi: il risparmio energetico e la rigenerazione urbana, l’innovazione e la crescita dimensionale di tutte le imprese, e, infine, la cultura del saper fare per migliorare il brand Umbria e attrarre maggiori flussi turistici. Naturalmente si parlerà anche di molti temi trasversali. Quello che è certo è che non ci arrenderemo neanche di fronte al Covid.

Ma l’Umbria – conclude il presidente Cesca – dovrà essere capace di investire soprattutto sui giovani, con strumenti più ampi possibili per facilitare l’ingresso delle nuove generazioni nelle imprese. Noi siamo convinti che l’innovazione e la crescita delle imprese passino attraverso il ricambio generazionale a tutti i livelli.”

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Settembre 11, 2020
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TRASPORTO SCOLASTICO A RISCHIO RIPARTENZA

Senza un ristoro economico e garanzie sui nuovi contratti da parte dei Comuni per le imprese non ci sono le condizioni per ripartire

Aspettiamo da mesi risposte dalle quali dipende la nostra sopravvivenza. E adesso, a pochi giorni dal ritorno sui banchi di scuola, si rischia che non ci siano le condizioni minime per garantire la ripartenza del servizio di trasporto scolastico”.

È la denuncia di Enrico Ceccarelli, presidente di un consorzio di imprese umbre del settore e dirigente di Cna Umbria.

“Da mesi chiediamo con note scritte ai Comuni, all’ANCI, alla Regione Umbria e all’Ufficio scolastico regionale, di essere coinvolti nell’organizzazione del servizio di trasporto scolastico per l’anno 2020/2021 – dichiara Ceccarelli -. Siamo ormai arrivati a ridosso della partenza di quello che si profila come un anno scolastico di enorme complessità per il trasporto degli studenti e c’è ancora totale incertezza. Alle nostre imprese, senza incassi da marzo e senza più liquidità, si chiede di essere pronte dall’oggi al domani a garantire il servizio senza prima aver risolto un punto cruciale: il ristoro da parte dei Comuni dei danni economici subiti dalla sospensione dei contratti dopo la chiusura delle scuole a marzo.”

“Abbiamo sempre avuto un atteggiamento propositivo – aggiunge Marina Gasparri, responsabile di Cna Fita trasporto persone -, chiedendo almeno di sederci attorno a un tavolo, magari con il coordinamento di Anci, per trovare una soluzione condivisa e dare un segnale alle imprese del settore. Il decreto Rilancio convertito ha stabilito la legittimità di un ristoro verso le imprese affidatarie per il danno economico subito, sarebbe quindi nell’interesse di tutti condividere una percentuale, che a nostro avviso deve essere di almeno il 40% sul totale del valore dei contratti originari, da versare alle imprese e portare un po’ di sollievo finanziario a realtà sull’orlo del collasso. Per il trasporto degli studenti delle superiori, garantito dal servizio ordinario di Tpl, una soluzione si è trovata con il potenziamento delle corse. Usando risorse aggiuntive messe sul piatto dal Governo, l’assessorato regionale ai Trasporti sta seguendo una strada che viene in aiuto anche delle aziende locali, alle quali verrà chiesto di mettere a disposizione tutto il parco mezzi, di fatto fermo a causa della mancata ripresa del turismo di gruppo e internazionale, per potenziare il servizio durante gli orari di entrata e uscita delle scuole e rispettare quindi il distanziamento sui mezzi. Una scelta che va nella giusta direzione, fermo restando che per le imprese del trasporto persone occorre un sostegno economico più ampio e sul quale confidiamo in risposte tempestive da parte della Regione Umbria.”

Resta il nodo del trasporto su affidamento dei Comuni per la scuola dell’obbligo. Gli enti hanno avviato solo adesso trattative con le imprese affidatarie dei contratti, ma, oltre al ristoro, mancano una cornice univoca e garanzie sul futuro.

Comprendiamo – prosegue Ceccarelli – il clima di incertezza e di oggettiva difficoltà e quindi non ci aspettavamo risposte immediate e definitive, ma quanto meno che il nostro grido di aiuto fosse ascoltato e che fossimo riconosciuti come interlocutori in grado di portare un contributo grazie alla nostra esperienza. Arrivati a questo punto le imprese del settore saranno in grado di garantire la ripresa regolare del servizio di trasporto scolastico solo in presenza di alcune condizioni essenziali: innanzitutto il ristoro economico per avere un minimo di liquidità e poter affrontare i costi dell’avvio del servizio; poi soluzioni organizzative concordate e contratti che si facciano carico dei maggiori costi per garantire la sanificazione dei mezzi e il personale ausiliario per l’eventuale rilevamento della temperatura e la gestione della salita e discesa dal mezzo. Soprattutto servono garanzie sul futuro: i nuovi contratti devono prevedere un anticipo congruo sui corrispettivi e formule di salvaguardia qualora il Governo dovesse chiudere di nuovo le scuole.”

“La situazione è difficilissima e dispiace non aver avuto fino ad oggi nessuna disponibilità al confronto dai Comuni e dall’Anci, che avrebbe potuto svolgere un ruolo di coordinamento. Nessuno vuole arrivare alle estreme conseguenze ma – concludono Ceccarelli e Gasparri – deve essere chiaro a tutti che la ripartenza del servizio di trasporto scolastico è a forte rischio. Le imprese, se costrette dalla situazione, sono pronte a fermarsi.”

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Settembre 05, 2020
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SCADENZE fiscali, scarsa LIQUIDITÀ: IMPRESE a RISCHIO

scadenze fiscali

L’intransigenza sulle scadenze fiscali, tanto più in un momento in cui le imprese non hanno ancora acquisito quella liquidità che non riescono a ottenere nemmeno rivolgendosi alle banche, metterà a dura prova la tenuta del sistema produttivo regionale. Si intervenga velocemente spostando le date o azzerando le sanzioni per i ritardatari. E facilitando la capacità di accesso al credito bancario delle imprese ridando peso al ruolo dei confidi”.

Con una lettera inviata a tutti i parlamentari eletti in Umbria, Cna chiede un intervento urgente verso il governo per evitare che le scadenze fiscali vadano a sommarsi in un lasso di tempo troppo ristretto per le attuali capacità di pagamento delle imprese.

“Dopo il ritorno all’attività il 4 maggio scorso – afferma Roberto Giannangeli, direttore regionale della Cna -, che faceva seguito a due mesi di lockdown, le imprese non hanno recuperato la liquidità necessaria a sostenere la serie ravvicinata di scadenze che è iniziata oggi e proseguirà implacabile nei prossimi mesi, mettendo a dura prova la loro capacità di solvenza. Vista l’impossibilità di modificare le scadenze già fissate per il 20 luglio, chiediamo che vengano almeno sospese fino al 16 ottobre le sanzioni previste per chi effettua i pagamenti in ritardo. Questa rappresenterebbe l’unica soluzione per andare incontro alle esigenze delle imprese più in difficoltà. D’altronde questa concentrazione di scadenze in un lasso di tempo molto breve e la mole di lavoro conseguente all’emanazione del decreto Rilancio e al disbrigo di tutte per pratiche burocratiche per accedere agli eventuali ristori e crediti d’imposta, sta provocando disagi anche agli studi di consulenza, che in tempi molto ristretti non sono in grado di garantire la professionalità richiesta per operazioni che vanno a impattare da un lato sulle disponibilità finanziarie delle imprese e dall’altro sui bilanci dello stato e degli enti locali.”

E proprio a proposito di disponibilità finanziarie delle imprese, Cna Umbria si appella ai parlamentari eletti nella regione affinché si torni a guardare con attenzione anche alle loro difficoltà di accesso al credito.

Sono almeno 12mila, sulla base dei dati forniti recentemente dalla Banca d’Italia (se si esclude il settore dell’agricoltura), le imprese umbre che hanno difficoltà nell’accesso al credito bancario, nonostante l’adozione del decreto Liquidità e i proclami del governo. Non si può più tergiversare in merito all’indispensabile rafforzamento del ruolo dei confidi, che rappresentano l’ultimo baluardo nel territorio per riavvicinare le micro e piccole e medie imprese al sistema bancario. Per la maggiore parte stiamo parlando delle stesse imprese che oggi hanno problemi a far fronte alle scadenze fiscali ravvicinate. Per questo– prosegue Giannangeli – chiediamo da un lato lo spostamento delle scadenze o, in alternativa, l’annullamento fino alla metà di ottobre prossimo delle sanzioni per i morosi; e poi che con l’adozione del decreto di luglio preannunciato dal governo, o al massimo all’interno della prossima legge finanziaria, si ritorni a parlare del rafforzamento della funzione dei confidi, anche attraverso la reintroduzione della cosiddetta “lettera R” della Bassanini, che tornerà sicuramente all’ordine del giorno non appena scadranno le procedure straordinarie che hanno interessato il fondo centrale di Garanzia, lasciando le imprese, soprattutto le più piccole, completamente sole. Infine, ma non per ordine d’importanza, è necessario anche fare fronte al più presto alle aspettative dei lavoratori sugli ammortizzatori sociali. In troppi non li hanno ancora ricevuti e le imprese non riescono ad anticipare il dovuto. Anche in questo caso c’è un disagio evidente dei consulenti del lavoro, alle prese con le mutevoli procedure burocratiche per le richieste di cassa integrazione. Invitiamo quindi alla massima attenzione alle richieste di aiuto che arrivano dalle imprese e dalla società o l’autunno – conclude il direttore di Cna Umbria – si prospetterà molto caldo.”

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Luglio 21, 2020
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