Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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RICERCA CNA, le IMPRESE di TERNI RESISTONO

“Le difficoltà ad andare avanti sono aumentate in maniera esponenziale, ma nel complesso le imprese della provincia di Terni combattono e resistono.”

La conferma arriva dal focus sul territorio ternano realizzato dall’Osservatorio economico messo in piedi da CNA Umbria, che la scorsa settimana aveva presentato la prima indagine incentrata sull’andamento e le previsioni della micro e piccola impresa dell’Umbria.

“Il focus sulla provincia di Terni, e in particolare sull’area Terni/Narni e Orvieto/Fabro – ha specificato Mirko Papa, presidente della CNA territoriale –, ha riguardato anche imprese di maggiori dimensioni considerata la specificità di un territorio che vede la presenza di diverse multinazionali e grandi imprese. Lo scopo è quello di avere basi scientifiche sulle quali costruire proposte da avanzare alle istituzioni locali.”

Il campione interessato dall’indagine era composto da 263 imprese di diverse dimensioni, di cui 103 del settore manifatturiero, 80 delle costruzioni e altre 80 dei servizi.

“Anche in questo territorio – ha aggiunto Laura Dimiziani, referente della Cna di Terni – i problemi maggiori e contingenti sono rappresentati dai costi dell’energia e delle materie prime. A differenza della media regionale, qui a Terni la percentuale di imprese che lamenta un allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti e problemi legati alla cessione dei crediti è più alta (oltre il 20%). Lo stesso per quanto riguarda l’accesso al credito, che è un problema per il 7,6% delle imprese intervistate (contro il 5% della media in Umbria). Anche qui, inoltre, si fanno sentire le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime.”

La principale strategia difensiva messa in atto dalle imprese intervistate è la riduzione dei costi non essenziali, ma anche in questo territorio è molto bassa (meno del 5%) la percentuale di imprese che prevede di ricorrere ai licenziamenti. I fatturati, che nel primo semestre del 2022 sono stati stabili o in crescita per l’87% delle aziende, hanno registrato un calo per 13 imprese su 100 (più della media regionale). Le stime sui fatturati per il prossimo anno vedono una previsione di crescita per il 43% delle imprese intervistate, una situazione invariata per il 31% del campione e una possibile riduzione per il 26%. Per quanto riguarda le assunzioni, oltre il 20% delle imprese prevede di farne una o più nei prossimi mesi.

Le interviste alle imprese hanno riguardato anche le richieste al prossimo governo.

“Le imprese del campione – ha proseguito Papa – hanno manifestato una serie di esigenze, molte delle quali le abbiamo avanzate in forma di proposte nell’assemblea regionale che abbiamo organizzato sabato scorso a Perugia, invitando i rappresentanti dei quattro principali schieramenti politici di fronte a una platea di circa mille associati: innanzitutto la riduzione dei costi energetici nel più breve tempo possibile (67%), un taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori (oltre il 50%), la riforma del fisco (30%) e l’introduzione di misure ad hoc per la micro impresa (30%), specialmente nel territorio ternano molto focalizzato su aziende di grandi dimensioni. In maggioranza, le imprese chiedono una revisione sostanziale del reddito di cittadinanza.”

Per quanto riguarda le proposte alle istituzioni locali Papa non ha dubbi.

“Tenuto conto che l’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, anche su nostra sollecitazione, ha già annunciato che i prossimi bandi riguarderanno incentivi alla realizzazione di impianti di energie rinnovabili, noi – ha concluso il presidente della CNA di Terni – crediamo che i Comuni, a cominciare da quelli più grandi, debbano utilizzare il rilascio di nuove autorizzazioni per la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia conto terzi per stimolare e sostenere la riqualificazione delle aree industriali dismesse e la rigenerazione di quelle con maggiori problemi.”

Scarica qui la ricerca.

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Settembre 22, 2022
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IMPRESE e CRISI, tra STRATEGIE difensive e TUTELA del PERSONALE

“In attesa di nuove misure urgenti di breve e lungo periodo da parte dello Stato per fronteggiare i rincari energetici e delle materie prime, le micro e piccole imprese dell’Umbria stringono i denti e adottano strategie difensive, ma senza ridurre posti di lavoro.”

A dichiararlo è Michele Carloni, presidente regionale della CNA, nell’introdurre la prima ricerca realizzata dall’Osservatorio economico messo in piedi dall’associazione, che ha indagato l’andamento e le previsioni della micro e piccola impresa dell’Umbria. La ricerca è stata illustrata alla stampa alla presenza dell’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, e commentata da Luca Ferrucci, professore ordinario di economia e gestione delle imprese all’università degli studi di Perugia.

L’indagine sul campo ha coinvolto un campione di 1.200 imprese.

“Il campione intervistato – interviene il direttore regionale della CNA, Roberto Giannangeli – corrisponde al 4,5% delle 27mila micro e piccole imprese artigianali e industriali che operano in Umbria in 14 diversi settori produttivi, riconducili ai tre macro-comparti della manifattura, delle costruzioni e dei servizi. Nella composizione del campione abbiamo anche tenuto conto di 12 sistemi locali di lavoro che abbiamo individuato sulla base della nostra esperienza quotidiana. Rispetto alle dimensioni, oltre il 67% delle imprese intervistate ha meno di 10 addetti, mentre il restante 33% ne conta da 10 a 49. Quello che è emerso dalle risposte su quali siano i principali problemi che affliggono le imprese era abbastanza prevedibile: innanzitutto i forti aumenti delle materie prime e il caro energia, che ha visto schizzare gli importi delle bollette di luce e gas. Ma oltre il 30% delle imprese lamenta anche grosse difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali. Permangono, inoltre, i problemi nel reperimento di manodopera specializzata, mentre si stanno allungando i tempi di pagamento da parte dei clienti, senza contare i problemi legati alla cessione dei crediti sui bonus edilizi. Nonostante ciò è ancora bassa la percentuale di chi denuncia difficoltà nell’accesso al credito, segno che il sistema bancario in questo frangente sta supportando anche le micro e piccole imprese. Per quanto riguarda le strategie messe in atto dalle imprese per fronteggiare la crisi – continua Giannangeli – ci sono innanzitutto l’aumento dei prezzi di vendita di prodotti e servizi, la riduzione delle voci di costo non essenziali, l’intensificazione della ricerca di nuovi clienti e il rinvio di investimenti già programmati. E questo, forse, è uno dei dati più allarmanti. Solo una parte del campione s’è detta in grado di confermare le risorse destinate allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi. Il 33% delle imprese è intenzionato a investire in macchinari e energie rinnovabili, anche se con tempistiche diverse rispetto a quelle programmate. Il sondaggio ha anche evidenziato che, nonostante le difficoltà della situazione, oltre il 90% delle imprese prevede un fatturato stabile o in crescita anche nel secondo semestre 2022, sebbene la percentuale di chi prevedeva un rialzo sia diminuita rispetto all’inizio dell’anno, contro l’11% del campione che prevede un calo. Andando a guardare le previsioni per il 2023, il 47% degli intervistati si aspetta una crescita, il 25% prevede fatturati stabili, mentre la percentuale di chi prevede un calo sale al 28%: da qui la necessità di introdurre subito misure che aiutino le imprese a far fronte alle difficoltà di questo periodo.”

Un dato interessante emerso dall’indagine è quello relativo all’occupazione.

“Da evidenziare – sottolinea Giannangeli – che, nonostante la crisi, solo il 4% delle imprese prevede di dover licenziare il personale nei prossimi sei mesi, a dimostrazione che per gli imprenditori le risorse umane rappresentano un elemento strategico. Anzi, il 27% degli intervistati prevede nuove assunzioni. Le figure più ricercate sono gli operai specializzati e quelli generici, mentre è ancora bassa la ricerca di esperti in tecnologie digitali. Oltre il 30% delle imprese ha inoltre intenzione di organizzare corsi di formazione e aggiornamento tecnico per il personale.”

Per quanto riguarda le richieste al governo che uscirà dalle elezioni del 25 settembre, le imprese chiedono innanzitutto la riduzione dei costi energetici e dei carburanti per non essere costretti al blocco dell’attività; ma chiedono anche un taglio del cuneo fiscale sul lavoro, perché sono consapevoli delle difficoltà crescenti dei propri dipendenti a tenere testa ai costi delle bollette e dei generi alimentari con un’inflazione al 10%, ma impossibilitati a concedere aumenti visto l’elevato costo del lavoro. Dalle imprese arriva anche la richiesta di abbassare la tassazione perché, al di là delle promesse elettorali, se non si procederà a una revisione sostanziale della spesa pubblica improduttiva sarà impossibile una riduzione fiscale viste le emergenze che il paese sta affrontando, dalla pandemia non ancora finita all’emergenza energetica. Un’ulteriore richiesta riguarda l’adozione di politiche ad hoc per la micro impresa, a cui ricollegare una rivisitazione del Pnrr e del Superbonus. Con l’ultimo decreto Aiuti è stata imboccata la strada giusta, ma probabilmente saranno necessari interventi anche dal nuovo governo per far sì che le banche sblocchino l’acquisto massivo dei crediti oggi nelle mani di imprese e famiglie. Infine, le imprese chiedono la cancellazione o una riforma sostanziale del reddito di cittadinanza, che viene visto come il principale responsabile della difficoltà di trovare manodopera, mentre sono ancora pochi gli imprenditori che abbiano coscienza degli effetti derivanti dal calo demografico costante che affligge l’Umbria.”

“Il dato più significativo, che tuttavia non mi stupisce, è che le imprese, nonostante le difficoltà che stanno affrontando dimostrano la tenacia di fare impresa, confermano gli investimenti, nella consapevolezza che sono l’unico modo per restare competitive – ha affermato l’assessore Michele Fioroni -. La risoluzione dei problemi che ci troviamo di fronte, a cominciare dalla questione energetica o da quella fiscale, dipende in gran parte da decisioni nazionali o europee. Per quello che è di nostra competenza, posso assicurare che le prime risorse della nuova programmazione dei fondi europei che la Regione avrà a disposizione le impiegherà per misure che incentivino fortemente l’autoproduzione di energia da parte delle imprese.”

“Quello che emerge da questa ricerca – ha commentato il prof. Ferrucci – è che le imprese non chiedono un mondo di sussidi ma un mondo di opportunità; non un mondo di «assenza» delle policies ma di policies «incentivanti», e non un mondo oberato dal fisco ma un mondo maggiormente equo.” (leggi qui il commento completo).

“Proprio partendo dalle esigenze delle imprese – interviene Michele Carloni – abbiamo organizzato un’assemblea che si svolgerà la mattina di sabato 17/09 al centro congressi dell’hotel Quattrotorri di Perugia (clicca qui per partecipare), alla quale abbiamo invitato i candidati dei quattro principali schieramenti alle elezioni politiche. Nel corso dell’incontro porremo i quesiti che stanno a cuore al sistema produttivo e avanzeremo alcune proposte. Il titolo dell’incontro è “L’Italia ce la farà?” e la risposta è sicuramente sì. Perché le imprese non vogliono mollare e sono disposte a rimboccarsi le maniche, ma senza aiuti non ce la faranno. Oggi più che mai ci serve il sostegno di una politica con la P maiuscola e di uno Stato in grado di agire velocemente”, conclude il presidente regionale della CNA.

Scarica qui la ricerca.

Qui trovi la rassegna stampa.

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Settembre 15, 2022
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SALARI troppo BASSI, DETASSARE gli AUMENTI

Se i salari dei lavoratori sono troppo bassi una soluzione a costo zero per lo Stato ci sarebbe: quella di detassare immediatamente al 100% gli aumenti salariali che superino i minimi previsti dalla contrattazione nazionale. Molte imprese sarebbero disposte a farlo, sia per andare incontro alle difficoltà dei propri dipendenti con i quali lavorano fianco a fianco ogni giorno, sia per attrarre quella manodopera specializzata che tanto servirebbe, ma che si fa molta fatica a reperire.”

Alla viglia di un autunno-inverno che si prospetta molto difficile per tutti, la CNA lancia una proposta che potrebbe tamponare la perdita del potere d’acquisto dei lavoratori, ma che aiuterebbe anche le imprese nella ricerca, spesso a vuoto, di profili professionali adeguati alle proprie esigenze.

“Si dice sempre che le imprese italiane paghino troppo poco – esordisce il direttore regionale della CNA, Roberto Giannangeli -, ma non si pensa mai al peso del fisco e dei contributi che gravano sul costo del lavoro. Infatti, su un salario netto di 1.500 euro mensili, l’impresa ne versa complessivamente circa 3.500. Servirebbe una riforma profonda, che vada a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Apprezziamo le risorse promesse al riguardo dal Governo, ma non possiamo nasconderci che, spalmate sull’intera platea dei lavoratori, si ridurrebbero a poche decine di euro mensili per ciascun dipendente. Siamo anche consapevoli che per un taglio consistente del cuneo fiscale servirebbero risorse molto ingenti che al momento sono impensabili, viste anche le urgenze che il Paese deve fronteggiare per i rincari esorbitanti dell’energia e delle materie prime che hanno già portato il tasso di inflazione quasi al 10%. Tanto è vero che la Bce ha appena aumentato i tassi dello 0,75% per cercare di raffreddare i prezzi. Però una soluzione semplice per poter aumentare i salari ci sarebbe – va avanti Giannangeli -. Basterebbe che si decidesse di detassare interamente tutti quegli aumenti concessi attraverso la contrattazione aziendale che vadano oltre i valori minimi previsti dalla contrattazione collettiva. In questo modo si creerebbero le condizioni anche per poter concedere dei riconoscimenti ai dipendenti più meritevoli. Se si introducesse questa riforma, molte imprese si muoverebbero immediatamente, alcune perché capiscono che molti dipendenti stanno facendo fatica ad arrivare alla fine del mese, altre per trovare forza lavoro specializzata. Una riforma che naturalmente andrebbe inserita all’interno di un progetto più ampio di rafforzamento della contrattazione nazionale, che privilegi le associazioni datoriali e i sindacati dei lavoratori effettivamente più rappresentativi. Anche perché – ribadisce a conclusione Giannangeli – non comporterebbe alcun costo per lo Stato.”

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Settembre 09, 2022
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ENERGIA, un RUOLO STRATEGICO anche per la REGIONE

Mentre si attendono con ansia le decisioni dell’Unione europea sull’introduzione di un tetto al prezzo del gas e sulle conseguenze che tale scelta avrà anche sui costi dell’energia, e mentre il governo Draghi appronta altri provvedimenti a sostegno delle imprese, anche la Regione Umbria può giocare un ruolo strategico in questa partita.

Ne è convinta la CNA, che con il presidente regionale torna sulla questione.

“Il prezzo del gas – ha dichiarato Michele Carloni – rappresenta il tema dei temi sul quale si decide il destino di milioni di imprese, lavoratori e quindi del Paese. Perciò speriamo arrivino notizie positive dalla riunione dei ministri dell’energia dell’Ue di venerdì prossimo. Ma noi crediamo che anche a livello locale potremmo avere delle carte da giocare se la Regione decidesse di scommettere sull’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, a partire dal fotovoltaico, da parte delle micro, piccole e medie imprese del territorio.

Innanzitutto anticipando l’approvazione della nuova programmazione dei Fondi strutturali 2021/2027 e destinando risorse cospicue a bandi per la concessione di contributi a fondo perduto alle imprese che vorranno installare pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni industriali e dei laboratori artigianali. Riteniamo che gli investimenti a livello locale nel breve periodo possano rappresentare la via maestra da seguire per rendere le imprese più indipendenti e garantirne la sopravvivenza.

La CNA si sta muovendo anche a livello nazionale per far sì che all’interno del nuovo piano di Transizione 4.0 vengano inseriti gli investimenti per i piccoli impianti di autoproduzione da finanziare attraverso il meccanismo dei crediti di imposta. Non solo – aggiunge Carloni -: la Regione dovrebbe rivedere il recente regolamento per l’installazione di impianti fotovoltaici nelle zone agricole e industriali, eliminando le restrizioni introdotte rispetto alla normativa nazionale, in particolare quelli relativi all’installazione di impianti nelle aree a destinazione industriale.

Vanno soprattutto aboliti i vincoli introdotti nelle aree di pertinenza delle aziende esistenti, per permettere alle imprese, a partire da quelle manifatturiere a rischio chiusura, di utilizzare i terreni di proprietà per l’autoproduzione di energia. Inoltre – va avanti il presidente regionale della CNA – considerando i problemi a cui stiamo andando incontro come sistema Paese, ormai è imprescindibile fare alcune scelte, come la realizzazione immediata dei rigassificatori necessari, ma anche di nuovi termovalorizzatori. In questo caso per l’Umbria significherebbe anticipare al 2025 quello previsto dal nuovo piano dei rifiuti presentato recentemente dall’assessore Morroni.
Alla luce dei contenuti della nuova programmazione europea confidiamo nel fatto che la Regione si muova in tal senso, accelerando quanto già concordato in sede di programmazione del Fesr.
Infine – conclude Carloni – auspichiamo in uno sforzo della Regione, che potrebbe fornire un ulteriore sostegno alle imprese e all’occupazione definendo già da oggi una ferrea programmazione di tutti i bandi per lo sviluppo.”

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Settembre 06, 2022
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Una nuova POLITICA INDUSTRIALE per ABITAZIONI SOSTENIBILI

“Se le imprese manifatturiere e del turismo rischiano di chiudere per i forti rincari dei costi energetici, non va meglio al settore delle costruzioni a causa della cattiva gestione normativa e regolamentare del Superbonus, dei bonus minori e, soprattutto, della cosiddetta cessione dei crediti. Ma se il nostro Paese vuole veramente scommettere sulla sostenibilità ambientale e garantire una riduzione del 55% delle emissioni inquinanti, è sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare che bisogna puntare.”

Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria, torna sullo tsunami che rischia di travolgere il settore delle costruzioni ma anche sui risvolti in tema di sostenibilità.

“Un comparto – afferma Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria – che, oltre che dalle imprese edili, è fatto anche di serramentisti, impiantisti, ingegneri, architetti, geometri e rivenditori di materie prime, e che oggi si trova ormai vicino al default, in particolare da quando le norme adottate negli ultimi mesi hanno bloccato, di fatto, le acquisizioni dei crediti d’imposta da parte del sistema bancario. I rischi maggiori li stanno correndo le imprese e i tecnici: sono loro, infatti, che più degli altri hanno creduto nelle misure anticicliche adottate dal governo Conte e confermate dal governo Draghi con la legge finanziaria per il 2022. Imprenditori e professionisti che hanno fatto investimenti importanti anche attraverso l’assunzione di nuovo personale, contribuendo in maniera determinante alla crescita del PIL nel 2021 e nel primo semestre 2022, e che ora si trovano con il cerino in mano. Noi crediamo che questo problema, e l’urgenza di trovare soluzioni adeguate, vadano messi al centro dell’agenda politica della campagna elettorale in corso. È importante che tutte le forze politiche diano garanzie alle imprese di costruzioni e ai professionisti del settore affinché subito dopo le elezioni vengano adottati i correttivi necessari a spingere le banche a riaprire le porte all’acquisto dei crediti d’imposta già maturati, così come devono essere introdotte semplificazioni e certezze normative.”

Oltre all’aspetto economico, Giannangeli torna sull’aspetto della sostenibilità ambientale.

“Considerato che le abitazioni private rappresentano una delle principali fonti di inquinamento ambientale, se vogliamo veramente scommettere sulla sostenibilità e sulla riduzione delle emissioni inquinanti, oltre alla soluzione dei problemi su Superbonus e cessione dei crediti , andranno rivisitati tutti gli incentivi legati al risparmio, all’efficientamento energetico e al miglioramento sismico, in modo da rendere convenienti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle abitazioni private e favorire il raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni per il 2030. La nostra associazione – prosegue Giannangeli – ha già ribadito nei diversi tavoli di confronto nazionali la disponibilità ad accettare anche una sensibile riduzione degli incentivi legati al Superbonus in cambio di una politica strutturale di incentivazione dell’efficientamento energetico, un tema che riguarda sempre più da vicino anche laboratori artigiani, immobili industriali e strutture ricettive. Quindi ci aspettiamo che governo e il parlamento che usciranno dalle urne, indipendentemente dal colore che avranno, adottino politiche adeguate a sostenere le manutenzioni ordinarie e straordinarie sulle abitazioni private per i prossimi otto anni. Questo consentirebbe di assicurare un contributo essenziale alla sostenibilità e garantirebbe certezze alle imprese di costruzioni che vogliono continuare ad investire su se stesse, scommettendo sull’apporto costruttivo dei propri collaboratori e dipendenti e strutturando una filiera delle costruzioni che ha già dimostrato le proprie capacità nel dare rapidamente un contributo significativo alla creazione di nuova ricchezza per il paese e per l’Umbria. Gli impegni vanno presi ora, in campagna elettorale, e rispettati successivamente, anche per ridurre l’ulteriore distanza tra sistema imprenditoriale e sistema politico che si è venuta a creare nel momento in cui, con una guerra sul terreno europeo, la caduta del governo in piena estate ha prodotto ulteriori incertezze. E si sa che i primi a pagarne le conseguenze sono imprese e lavoratori.”

Scarica QUI la rassegna stampa.

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Settembre 01, 2022
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Caro BOLLETTE, in arrivo la RECESSIONE

“Se i costi dell’energia elettrica e del gas manterranno i trend di crescita registrati finora e se non ci saranno interventi di sostegno immediati decine di migliaia di imprese in Umbria saranno costrette a fermare le attività riattivando gli ammortizzatori sociali per i loro dipendenti.”

Ad affermarlo è Michele Carloni, presidente di CNA Umbria.

Siamo all’inizio di una nuova recessione – dichiara il presidente – per cui serve subito un accordo tra i vari schieramenti politici per un intervento di urgenza del governo che possa almeno aiutare a tamponare la situazione. La situazione è insostenibile soprattutto per le imprese del settore manifatturiero, ma a ruota seguono anche il commercio, la ristorazione e il settore dell’accoglienza ai turisti. Si tratta di decine di migliaia d’imprese. Oggi però anche molti fornitori di energia stanno entrando in difficoltà, soprattutto quelli più ligi al rispetto delle regole sulle voci in bolletta e in modo particolare i più piccoli. In questi giorni molte imprese stanno ricevendo comunicazioni da parte di alcuni di loro, i quali denunciano il peggioramento drammatico dell’andamento dei prezzi del gas e per settembre prevedono che il Pun (prezzo unico nazionale) schizzerà a ben 710 euro al MWh, vale a dire il 316% in più sui prezzi di gennaio 2022, quando il costo del gas era già salito moltissimo rispetto al settembre precedente. Sono gli stessi fornitori ad affermare che a questi prezzi le alternative per le imprese sono obbligate: ridurre al massimo i consumi o spegnere tutto. E se vanno in crisi i fornitori le cose si complicano ulteriormente perché passare ad altri gestori per le singole imprese al momento è quasi impossibile visti gli importi delle fidejussioni richieste a garanzia dei pagamenti delle bollette! Ecco perché – incalza Carloni – chiediamo che le forze politiche dei vari schieramenti mettano da parte le differenze e raggiungano un accordo comune per chiedere al governo l’adozione di strumenti di urgenza in grado di tamponare la situazione, ad esempio prevedendo il raddoppio dei crediti di imposta sui costi dell’energia elettrica e del gas già adottati in precedenza. Anche se dobbiamo essere consapevoli che questo non sarà sufficiente a fronteggiare il problema in un mercato del gas sottoposto a manovre speculative ancora più aspre di quelle che subimmo nel 2008 sui tioli di Stato. Confidiamo in un intervento dell’Europa per definire entro settembre un prezzo massimo del gas, cosi come confidiamo in un accordo europeo che permetta il massimo utilizzo dei rigassificatori spagnoli da parte di tutti gli Stati europei in attesa della realizzazione di quelli italiani. Siamo convinti che i rigassificatori e gli inceneritori rappresentino una strada obbligata per ridurre la nostra dipendenza energetica dalla Russia, così come sarà utile approfondire il tema del nucleare pulito, ma ora servono misure urgenti per garantire il proseguimento delle attività di migliaia di imprese già in crisi. Nel primo semestre del 2022 siamo stati il Paese europeo a far registrare la migliore crescita percentuale del Pil, ma in questa situazione – conclude Carloni – senza interventi di contrasto immediati la recessione è sicura. Serve un atto di responsabilità: un largo accordo tra tutte le forze politiche per garantire la continuità aziendale di migliaia d’imprese umbre e italiane.”

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Agosto 29, 2022
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Le RICHIESTE delle IMPRESE alle FORZE POLITICHE

“Come ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sulle prospettive economiche del Paese si stanno addensando molte nuvole, nonostante i risultati positivi raggiunti sinora. Per evitare che in autunno si traducano in piogge e temporali torrenziali occorre sottoscrivere un patto sociale che metta al primo posto lo sviluppo e la competitività dell’Italia e la tutela della pace sociale. È l’appello che facciamo alle forze politiche in vista delle elezioni del mese prossimo. Non è il tempo per le contrapposizioni di bandiera lontane anni luce dalle vere esigenze del Paese. Seve un grande senso di responsabilità politica da parte di tutte le forze sociali.”

La CNA entra nella campagna elettorale recapitando le richieste delle piccole imprese a tutte le forze politiche, sia a livello nazionale che locale (clicca qui per scaricare il manifesto sintetico e qui per le proposte dettagliate).

“Proprio oggi (05/08/2022) – ha dichiarato Michele Carloni, presidente regionale della CNA – abbiamo inviato il manifesto messo a punto dalla nostra associazione ai referenti umbri delle principali forze politiche. Crediamo che questo sia il ruolo che compete alle associazioni di categoria e a tutti i cosiddetti corpi intermedi, che svolgono una fondamentale funzione di cerniera tra le forze rappresentate, che nel nostro caso sono gli artigiani e le piccole imprese, e le istituzioni. Si tratta di una funzione che crediamo di aver assolto con impegno e risultati concreti nel corso della nostra storia: per restare a tempi recenti basti pensare alle fasi più difficili della pandemia.”

Il manifesto messo a punto dal sistema CNA traccia le priorità delle imprese e alcune proposte.

“Per aumentare la competitività del Paese bisognerà lavorare su tre aspetti fondamentali: innanzitutto la semplificazione della macchina amministrativa e delle procedure; poi un grande piano per realizzare infrastrutture fondamentali per il Paese; ma anche una riforma per un fisco più leggero, più giusto e orientato allo sviluppo. Poi ci sono le priorità per incrementare le capacità competitive delle stesse imprese, a partire da un sistema di incentivi per l’autoproduzione di energia, di cui i rincari enormi sui costi energetici stanno dimostrando drammaticamente l’esigenza. Ma servono anche incentivi agli investimenti e all’internazionalizzazione delle micro e piccole imprese. Senza dimenticare – ha aggiunto Carloni – un aspetto fondamentale, e cioè la necessità di aumentare le retribuzioni dei lavoratori attraverso una decontribuzione al 100% degli aumenti salariali introdotti d’ora in poi tramite la contrattazione nazionale, territoriale o aziendale e la riduzione del cuneo fiscale tra costo del lavoro e salari netti. Ecco, su questi e altri punti ci auguriamo che le forze politiche raccolgano i nostri suggerimenti al momento della stesura dei propri programmi elettorali. Non appena le liste dei candidati saranno depositate abbiamo intenzione di fissare uno o più incontri per aprire un confronto sulle esigenze concrete delle micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 90% del totale e quindi costituiscono l’ossatura portante del sistema produttivo. L’autunno è alle porte e se non ci saranno cambiamenti rispetto ai maggiori problemi che stanno affliggendo le imprese, dai costi energetici alla mancanza di personale qualificato, quelle nuvole di cui parlava Draghi rischiano di tradursi in una perturbazione dagli effetti devastanti. Occorre un grande senso di responsabilità. Noi abbiamo dato prova di averlo. Adesso – ha concluso il presidente regionale della CNA – sta alle forze politiche dimostrare altrettanto.”

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Agosto 05, 2022
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Una TASK FORCE contro l’ABUSIVISMO

Chi esercita una professione in modo abusivo non pratica solamente una forma di concorrenza sleale contro le imprese che agiscono alla luce del sole, drenando risorse all’economia e sottraendosi al fisco e a ogni altro tipo di controllo, ma espone il cliente finale e gli stessi lavoratori coinvolti a grossi rischi in termini di salute e sicurezza. Per questo l’abusivismo va combattuto senza tentennamenti, unendo tutte le forze in campo.”

Sono queste le motivazioni che hanno spinto CNA Umbria a farsi promotrice della sottoscrizione di un nuovo protocollo d’intesa con i principali attori coinvolti nella lotta all’esercizio abusivo della professione, dalla Guardia di Finanza all’Agenzia delle Entrate, dall’Inps allInail, fino all’Associazione dei Comuni dell’Umbria (ANCI), e a lanciare una campagna di comunicazione specifica.

“Il contrasto a questo fenomeno – ha affermato Marina Gasparri, responsabile del progetto per CNA Umbria – partirà innanzitutto dalla condivisione delle segnalazioni di presunti casi di abusivismo che perverranno all’indirizzo abusivismo@cnaumbria.it con gli enti deputati ai controlli. L’impegno comune è quello di arginare l’esercizio abusivo delle professioni artigiane e del lavoro sommerso e irregolare e sviluppare di azioni a supporto dell’attività di vigilanza e controllo, quali ad esempio indagini e formazione degli operatori.”

“Sicurezza e legalità sul lavoro – commenta Alessandra Ligi, direttrice regionale dell’Inail – sono un binomio inscindibile. Questo protocollo è un ulteriore strumento di convergenza per individuare strategie di intervento efficaci nel contrasto di tutte le attività legali.”

“Una della mission dell’Anci – ha aggiunto il presidente regionale, Michele Toniaccini – è lavorare al servizio delle istituzioni e di chi favorisce lo sviluppo e la competitività dei territori. Oggi, come già in passato, rinnoviamo la sottoscrizione a questo protocollo, che porteremo in discussione anche all’interno della nostra consulta allo sviluppo economico e diffonderemo nei Comuni umbri.”

L’atto, infatti, rinsalda una collaborazione già in atto ormai da anni e fa seguito a documenti analoghi già sottoscritti nei mesi scorsi da CNA Umbria con le prefetture di Perugia e Terni e con l’Agenzia delle Dogane. In concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo protocollo, CNA Umbria lancia anche la sua campagna di comunicazione specifica contro l’abusivismo nel settore del benessere.

“L’estetica e l’acconciatura sono due ambiti in cui purtroppo il fenomeno sembra essere in crescita, anche per effetto della pandemia – ha dichiarato Simone Cecchetti, presidente regionale di CNA Acconciatura -: nei mesi in cui gli esercizi regolari osservavano le chiusure imposte dai lock down, operatori irregolari sotto tutti i profili proliferavano nelle abitazioni private. Ancora oggi, sono tanti gli operatori che, senza alcun titolo, qualifica, formazione, offrono i loro servizi e sono presenti addirittura sui social!”

A questo proposito, il comando provinciale della Guardia di Finanza, nel corso degli ultimi mesi, ha predisposto un piano di interventi che ha portato all’accertamento di diverse irregolarità. Le attività si inseriscono nell’ambito dell’azione di contrasto all’evasione fiscale e alla concorrenza sleale a tutela degli operatori di settore che lavorano correttamente, si attengono in maniera rigorosa alle regole, investendo risorse ed energie per adeguarsi alle misure igienico-sanitarie a tutela della sicurezza dell’ambiente di lavoro.

“Oltre ai risvolti negativi che tutto questo ha per l’economia – ha aggiunto Piera Santicchia, presidente regionale di CNA Estetica – vorrei ricordare i rischi per salute che si corrono quanto un trattamento estetico, a partire da una semplice pedicure, non viene realizzato seguendo tutte le procedure, a cominciare dalla sanificazione, che solo in un centro estetico attrezzato possono essere garantite, anche grazie alla formazione continua e agli aggiornamenti cui gli operatori si sottopongono.”

Per Marina Gasparri “vigilanza, controlli e sanzioni sono essenziali ma da soli non bastano”. Per questo abbiamo deciso di far leva sul consumatore finale, con una campagna di comunicazione che contrappone al mondo del sommerso quello degli operatori che rispettano le regole, realizzata grazie alla disponibilità dei professionisti del direttivo regionale CNA Benessere a trasformare i propri centri in set cinematografici.”

Legalità, competenza e sicurezza – hanno concordato Cecchetti e Santicchia -. sono le parole chiave di una comunicazione che vuole ricordare al consumatore a cosa rinuncia ogni volta che ricorre a un operatore abusivo. Il messaggio che vogliamo far arrivare è che il vero benessere, si trova solo all’interno dei centri di acconciatura ed estetica che rispettano le regole e offrono le necessarie garanzie. E – hanno concluso i dirigenti CNA – con i nostri colleghi sul campo vogliamo condividere una certezza: la nostra vera arma è la qualità del servizio che sappiamo offrire, per cui su quello non dobbiamo mai smettere di investire.”

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Luglio 25, 2022
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L’UMBRIA PERDE LAVORATORI, AUMENTARE i FLUSSI MIGRATORI

“Le previsioni del Sole24Ore sulla perdita di lavoratori in Umbria confermano quanto avevamo già denunciato alla presentazione della nostra ultima ricerca condotta in collaborazione con il Cresme (qui). Occorre avviare una riflessione che ci porti verso un nuovo modello di sviluppo, agendo su più fronti: invecchiamento e natalità, perdita di abitanti in età lavorativa, politiche per la famiglia e capacità attrattiva dell’Umbria, ma anche immigrazione: appare evidente, infatti, che per lo svolgimento di alcune professioni e mestieri sia necessario andare a una revisione dei flussi migratori se vogliamo che le imprese crescano. E dobbiamo farlo urgentemente.”

Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, interviene a commento delle previsioni pubblicate dal Sole24Ore, che per l’Umbria stima la perdita di ben 29mila lavoratori nei prossimi 9 anni.

“Le cifre pubblicate dal quotidiano economico sono allarmanti e vanno di pari passo con quello che abbiamo evidenziato anche noi appena due settimane fa. L’Umbria ha già perso 30mila abitanti nell’ultimo decennio, le morti sono il doppio delle nascite (10mila contro 5mila), mentre gli stranieri che arrivano bastano appena a compensare il numero di persone che lasciano la regione per altre città italiane o per l’estero. E le previsioni per il futuro sono altrettanto drastiche. Si stima, infatti, che da qui al 2031 ci sarà un calo di ulteriori 35mila residenti, mentre ancora più drammatica è la stima degli abitanti umbri nel 2041, quando si prevede che la popolazione scenderà di altre 55mila unità, portando la regione a circa 735mila residenti rispetto agli attuali 859mila. È evidente che questa tendenza debba essere contrastata con decisione. La questione è sicuramente complessa. Già ora, al netto dei problemi enormi indotti dal rincaro eccezionale dei costi energetici e delle materie prime, uno dei principali problemi riscontrati dalle imprese è ancora quello della mancanza di manodopera specializzata. Ma è anche vero che è molto difficile trovare giovani, e meno giovani, disposti a frequentare corsi di formazione, anche se molto qualificanti e in grado di fornire prospettive concrete di impiego. Sono tutte questioni che non possono restare sullo sfondo. Dobbiamo decidere ora che tipo di futuro vogliamo per l’Umbria, affrontando il problema del progressivo invecchiamento della popolazione regionale, della perdita significativa di persone in età lavorativa, di quali politiche adottare per il sostegno alla natalità e alla famiglia, di come l’Umbria possa diventare maggiormente attrattiva, e di flussi migratori adeguati alle esigenze delle imprese. Insomma – conclude Carloni – va cambiato il modello di sviluppo.”

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Luglio 18, 2022
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CRISI IDRICA, SALVARE il lago TRASIMENO

Il lago Trasimeno rappresenta uno dei poli di maggiore attrattività dell’Umbria, una ricchezza che va preservata, riqualificata e valorizzata. Perciò condividiamo pienamente la decisione della presidente Tesei di chiedere al governo il riconoscimento per l’Umbria dello stato d’emergenza per siccità e l’inclusione del lago Trasimeno tra i bacini lacustri oggetto degli interventi all’interno del decreto Siccità in fase di predisposizione. Così come condividiamo l’appello rivolto a Draghi dalla Confcommercio dell’Umbria e ringraziamo il senatore Luca Briziarelli per l’attenzione che sta dimostrando verso il problema. Proprio per questo ieri (05/07/2022, ndr) anche noi abbiamo investito della questione i parlamentari eletti in Umbria, affinché sostengano il percorso che porterà ad accogliere le richieste avanzate dalla nostra regione e a promuovere ogni altra iniziativa utile a supportare l’Umbria in questa emergenza.”

Michele Benemio, imprenditore alberghiero nonché presidente di Cna Turismo Umbria, interviene nel dibattito sullo stato di crisi in cui versa il lago Trasimeno a causa della forte siccità che sta portando il bacino verso uno dei livelli più bassi mai raggiunti, con tutte le conseguenze immaginabili sia in termini ambientali che economici.

“Sebbene il Trasimeno non abbia prelievi di carattere potabile, la sua interconnessione idrica con il lago di Chiusi che, a quanto ci risulta, è stato già inserito nel decreto in preparazione, e la sua rilevanza per tutta l’economia del territorio, in particolare per il comparto turistico, rendono necessario estendere anche al nostro bacino le misure emergenziali che verranno adottate dal governo. Ci auguriamo – conclude Benemio – che i nostri appelli vengano ascoltati.”

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Luglio 06, 2022
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