Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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RINCARI di GAS e MATERIE PRIME, RIPRESA a RISCHIO

“L’aumento abnorme del prezzo del gas per la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento o raffrescamento di abitazioni, uffici pubblici e luoghi di lavoro che, a cascata, sta producendo anche un fortissimo rialzo dei costi di produzione delle materie prime, rischia di arrestare la ripresa economica in atto, ponendo una pesante ipoteca sul futuro di tutti noi.”

È preoccupato Michele Carloni, presidente regionale della CNA, di fronte ai rincari del gas naturale, il cui prezzo medio è passato in sei mesi da 17 a 82 euro al metro cubo.

“Questo – afferma Carloni – si traduce in un incremento di oltre il 400% dei costi energetici sostenuti dalle imprese, che hanno potuto beneficiare solo in parte della mitigazione degli oneri di sistema inseriti nella bolletta dopo il provvedimento adottato dal governo. Noi crediamo che a livello nazionale debbano essere intraprese ulteriori misure a favore delle imprese di produzione, specialmente per quelle della manifattura. Il rischio, infatti, è di trovarci a breve di fronte alla perdita di pezzi importanti delle filiere produttive del made in Italy, dalla meccanica all’agroalimentare, dall’arredo casa alla moda etc…Tra queste, le più penalizzate sono sicuramente quelle che operano in regime di subfornitura, che non possono compensare tale aumento dei costi sul prezzo al cliente finale. Nella stessa situazione si trovano le imprese del settore delle costruzioni, che sono alle prese con il rincaro delle materie prime e all’aumento dei prezzi dei manufatti, proprio a causa dell’incremento dei costi energetici per le imprese che li producono. È indispensabile, pertanto, che il governo adotti ulteriori misure.”

Per il presidente della Cna, però, “in questo scenario possono e devono essere assunte alcune decisioni inderogabili anche a livello regionale. Ci riferiamo, in particolare, alla rapida approvazione dei nuovi piani per i rifiuti e per l’energia, in modo da consentire il raggiungimento dell’indipendenza energetica dell’Umbria attraverso la realizzazione di termovalorizzatori e biodigestori, strategici per la produzione di energia elettrica e bio-metano. Così come deve essere prevista la realizzazione di nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili, dal fotovoltaico all’eolico, fino ad arrivare alle cosiddette comunità energetiche presenti anche nel piano di accompagnamento al Pnrr, vale a dire porzioni di territorio energeticamente indipendenti attraverso l’utilizzo di strumenti diversi a seconda delle caratteristiche del territorio stesso e delle imprese che vi sono ubicate. Sempre a livello regionale è urgente la revisione del prezzario regionale per l’edilizia in tutte le sue componenti, come chiediamo da mesi, per evitare che siano le imprese a dover pagare per intero i contraccolpi degli aumenti straordinari dei materiali usati in edilizia. Questo consentirà alle imprese di far fronte agli impegni e di allontanare la possibilità di contenziosi. Non dimentichiamoci, infine, che oltre alle aziende impegnate in appalti pubblici ci sono migliaia di imprese che hanno sottoscritto contratti con committenti privati che non riescono a rispettare prezzi lievitati, nel frattempo, a dismisura. Quindi – commenta Carloni – ci auguriamo che il nostro appello venga ascoltato e che le decisioni da assumere vengano prese dalla Regione nel più breve tempo possibile.”

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Dicembre 04, 2021
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“RIFINANZIARE i BANDI per gli INVESTIMENTI”

Rifinanziare il bando Medium e quelli per le aree di crisi complessa Terni- Narni ed ex-Merloni.

È la richiesta, avanzata all’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, dalla Cna Umbria, che intanto dà un giudizio molto positivo sulle misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese le cui linee guida sono state approvate dalla giunta di palazzo Donini mercoledì scorso.

Le imprese di ogni dimensione sono tornate a fare investimenti nel 2021 – dichiara Roberto Giannangeli, direttore regionale della Cna -. Lo dimostra l’alto numero di domande presentate a valere sui bandi Small e Medium, ma anche sui due bandi per l’area di crisi complessa Terni-Narni e su quella della ex-Merloni. Una dinamica, peraltro, rilevata anche dalla nostra recente indagine realizzata in collaborazione con il centro studi Sintesi.”

Per Giannangeli “gli investimenti sono assolutamente strategici per aumentare la competitività del sistema produttivo locale e, conseguentemente, anche l’occupazione. È il motivo per cui abbiamo inviato all’assessore Fioroni una richiesta ufficiale affinché questi bandi siano rifinanziati, in modo da dare risposta al maggior numero possibile di imprese che hanno presentato domanda. In particolare abbiamo chiesto che il bando Medium sia rifinanziato con almeno tre ulteriori milioni di euro, mentre i bandi per le aree di crisi con un milione e mezzo di euro ciascuno. Certo, l’ottimale sarebbe riuscire a finanziare tutte le imprese che sono entrate in graduatoria presentando progetti di investimento che, per il solo bando Medium, sono state di oltre 16 milioni di euro a fronte di una dotazione di quattro.”

Gli investimenti sono tornati a crescere non solo tra le medie imprese, ma anche tra le più piccole.

“Questa è una cosa che ci fa ben sperare per il prossimo futuro. E ci dà la certezza che le imprese di minori dimensioni investiranno anche nella diversificazione dei mercati. Perciò guardiamo con estremo favore ai bandi di prossima uscita a sostegno dell’internazionalizzazione che sono stati anticipati da Fioroni nei giorni scorsi dopo che la giunta regionale ne ha definito le linee guida e che daranno sicuramente grande impulso all’export delle imprese umbre. La possibilità di coniugare finanziamenti diretti con contributi a fondo perduto, permetterà alle imprese di investire simultaneamente in più campi: dall’e-commerce agli showroom alle fiere. Ci aspettiamo che il bando possa contare su una dotazione di almeno 4 milioni di euro e che, qualora i progetti presentati da imprese singole o in rete eccedano la disponibilità finanziaria iniziale, si possa andare a un suo rifinanziamento. Questo è il momento giusto per puntare sullo sviluppo del sistema produttivo locale. E il sostegno agli investimenti – conclude Giannangeli – secondo noi è lo strumento più immediato per favorire la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro.”

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Novembre 26, 2021
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SICUREZZA sul LAVORO, PREVENZIONE e FORMAZIONE

Evitare incidenti sul lavoro e malattie professionali è un obiettivo non solo dei lavoratori, ma anche degli imprenditori, delle associazioni di rappresentanza delle imprese, dei sindacati e degli enti di controllo. Nasce da questa convinzione l’invito che, nei giorni scorsi, abbiamo rivolto all’assessore regionale alla Sanità, ai dipartimenti di prevenzione delle Usl, alle direzioni territoriali del lavoro, all’Inail e ai prefetti di Perugia e Terni, affinché ci sia uno stretto coordinamento delle azioni da realizzare in materia di prevenzione.
Cominciando da una maggiore attenzione alla formazione.”

Michele Carloni, presidente regionale della Cna, interviene sul tema dopo il recente inasprimento dei controlli e delle sanzioni varato dal governo per far fronte al consistente numero di incidenti nei luoghi di lavoro registrato negli ultimi mesi.

“Come associazione – dichiara Carloni – crediamo moltissimo nel valore e nell’efficacia della prevenzione, che da oltre tre anni si è concretizzata, per quanto ci riguarda, in progetti specifici portati avanti in collaborazione con la direzione regionale dell’Inail. Ma siamo consapevoli che l’attività singola non è sufficiente. Da qui la decisione di rivolgerci a tutti i soggetti coinvolti nelle attività di vigilanza e controllo per poter arrivare ad azioni coordinate che aiutino nel prevenire incidenti, cominciando da una formazione rivolta non solo ai lavoratori ma anche ai datori di lavoro, e evitino di diventare eccessivamente punitive nei confronti delle imprese. Bisogna scongiurare, infatti, che il potenziamento dei controlli e l’inasprimento delle sanzioni decisi dal governo si abbatta sulle aziende con ispezioni ripetute sugli stessi aspetti da parte di diversi enti.

In un momento di ripresa dell’economia – aggiunge Carloni – c’è il caso particolare delle imprese di costruzioni. Noi crediamo che i tempi siano ormai maturi per l’apertura di percorsi di qualificazione per l’accesso alla professione: trattandosi di uno dei settori che registra il maggior numero di casi di incidenti sul lavoro non si può aprire un’impresa di costruzioni senza seguire un percorso di qualificazione, improvvisandosi imprenditori.”

I rischi per la sicurezza, però, arrivano anche dall’abusivismo, che le imprese dell’edilizia, e non solo, subiscono in modo pesante.

“È un fenomeno che occorre combattere con maggior decisione, sia da parte dei committenti privati che pubblici. Non dimentichiamoci, infatti, che la pratica diffusa di assegnazione dei lavori con gare al massimo ribasso, oltre a non dare garanzie su lavori svolti a regola d’arte, porta inevitabilmente con sé l’ingresso di imprese dove i costi per garantire la sicurezza sul lavoro sono ridotti all’osso. Che senso ha – conclude il presidente di CNA Umbria – da un lato inasprire le sanzioni contro le imprese regolari, e dall’altro assegnare appalti a costi stracciati senza preoccuparsi dei riflessi che questa pratica porta con sé in termini di sicurezza dei lavoratori?

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Novembre 15, 2021
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SUPERBONUS, AZIONI ECLATANTI se NON PROROGATO

“Lo abbiamo già scritto ai parlamentari eletti in Umbria, ai prefetti di Perugia e Terni e alla presidente della giunta regionale: se il Superbonus e gli altri incentivi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare non verranno prorogati e se la cessione del credito e lo sconto in fattura non saranno riconfermati, ci prepariamo ad organizzare azioni eclatanti, anche con il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera allargata delle costruzioni.”

È durissima la reazione di Cna Costruzioni Umbria alle voci riguardo al ridimensionamento del Superbonus al 110% e dei bonus di minore entità per il miglioramento sismico ed energetico degli edifici.

“Non ci piace lanciare minacce o prove di forza – afferma il responsabile regionale della categoria, Pasquale Trottolini – ma vogliamo salvaguardare strumenti che stanno consentendo di rilanciare un settore, quello delle costruzioni, che scontava una crisi ultra decennale che ha lasciato sul campo migliaia di imprese e di lavoratori. Ma vogliamo anche mettere in guardia dal rischio di fallimento per centinaia di aziende e da danni economici certi per migliaia di proprietari di immobili che non riusciranno a completare i lavori in tempo utile per poter usufruire degli incentivi.”

Nella nota inviata ieri, tra gli altri, ai deputati e senatori eletti in Umbria, che nelle prossime settimane saranno alle prese con la discussione e l’approvazione della legge di bilancio 2022, Cna Costruzioni ha ricordato come “l’utilizzo del Superbonus, teoricamente possibile dal luglio 2020, è stato di fatto impossibile almeno fino ai primi mesi dell’anno in corso a causa dell’inefficienza della pubblica amministrazione e per l’estrema complessità della normativa. Quindi la mancata proroga almeno fino alla fine del 2023 rischia di produrre danni consistenti, a cominciare dai contenziosi che potrebbero scaturire dai contratti sottoscritti dai proprietari immobiliari con i tecnici professionisti, vincolanti anche in caso di lavori non eseguiti per mancanza di tempo.”

Non solo. “La possibilità di avvalersi dello sconto in fattura e della cessione del credito anche nell’utilizzo dei bonus minori in materia di miglioramento sismico ed energetico degli edifici – prosegue Trottolini -, ha reso molto più appetibili strumenti disponibili ormai da anni. Optare per il mancato rinnovo di queste possibilità manderebbe in fumo migliaia di interventi già programmati. Infine, nei giorni in cui, con il G20 e la COP26, l’attenzione mondiale è puntata sui temi della sostenibilità, appare singolare che le scelte del Governo vadano nella direzione opposta. Ricordiamo, infatti, che le abitazioni sono state riconosciute responsabili della maggior parte delle emissioni inquinanti a livello mondiale, ne producono addirittura più dei trasporti.”

Da qui l’appello ai parlamentari affinché, a prescindere dal proprio schieramento politico, portino avanti un’opera di sensibilizzazione all’interno dei rispettivi gruppi parlamentari per far sì che il Superbonus al 110% venga prorogato senza restrizioni fino al 31/12/2023 e la cessione del credito e lo sconto in fattura restino accessibili anche per i bonus minori almeno per tutta la durata del Pnrr (2026), trasformandoli in misure strutturali.

“Come anticipato, qualora il nostro appello dovesse essere ignorato, ci prepariamo a organizzare azioni eclatanti coinvolgendo tutta la filiera larga delle costruzioni, che comprende non solo le imprese edili e gli impiantisti, ma anche i serramentisti, i produttori di materie prime, i geometri, gli architetti, i periti e gli ingegneri. In ballo ci sono tante cose – conclude il responsabile regionale di Cna Costruzioni -: la sopravvivenza delle imprese, ma anche la tutela dell’occupazione, delle disponibilità economiche delle famiglie e la sostenibilità ambientale.”

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Novembre 05, 2021
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L’UMBRIA torna a CRESCERE

“Con un incremento stimato del Pil 2021 del 6,1%, superiore persino alla media nazionale, l’Umbria torna finalmente a crescere, con dati sorprendenti soprattutto sui volumi degli investimenti e sui dati export. L’unica nota dolente, purtroppo, è sull’occupazione, ancora in discesa.”

Michele Carloni, presidente di Cna Umbria, presenta l’ultima ricerca commissionata al centro studi Sintesi per indagare lo stato di salute dell’economia regionale nel secondo anno di pandemia da Covid-19.

Il dato più eclatante è sicuramente quello relativo agli investimenti – afferma Carloni -, che nel 2021 tornano a crescere di oltre 15 punti percentuali, riportandosi abbondantemente sopra i livelli pre-Covid. Lo stesso discorso vale per le esportazioni delle imprese umbre, cresciute di quasi il 22% rispetto all’anno scorso. Purtroppo non possiamo dire altrettanto dei dati occupazionali, che nell’anno in corso subiscono un calo di un ulteriore 1,86% e, rispetto al 2019, registrano una diminuzione del numero di addetti di ben 9mila unità (- 3,5%). Si tratta di una perdita più contenuta rispetto alla media del Paese (- 4%), ma che ci porta a dire che ci troviamo in presenza di una ripresa senza occupazione. Il fatto che non si torni a creare occupazione dipende essenzialmente dal fatto che le offerte di lavoro provenienti dalle nostre imprese non incontrano le esigenze di molti giovani in cerca di occupazione, né quelle di disoccupati che preferiscono restare alla finestra e contare su ammortizzatori sociali come la Naspi o il reddito di cittadinanza, che sono strumenti sicuramente idonei a combattere la povertà e a ridurre le disuguaglianze, ma necessitano di essere cambiati radicalmente nel loro funzionamento. Lo stesso vale in quei casi in cui ci troviamo di fronte a casse integrazioni speciali che vanno avanti da decenni con una proroga dietro l’altra. L’esigenza delle imprese umbre è di trovare manodopera che, se non specializzata, sia almeno motivata a impegnarsi in un lavoro produttivo.”

I dati della ricerca sono stati illustrati da Alberto Cestari, ricercatore di Sintesi.

“Per quanto riguarda il Pil si prevede un’ulteriore crescita del 4,2% anche nel 2022. Sul fronte dei consumi delle famiglie, l’anno in corso si chiude in ripresa (+ 5,5%) rispetto al 2020, ma siamo ancora lontani dai valori pre-Covid, che si stima saranno recuperati solo il prossimo anno. Come diceva il presidente di Cna Umbria – prosegue Cestari – il dato degli investimenti è molto significativo e anche per il 2022 si prevede che cresca di altri sei punti abbondanti. Per quanto riguarda la demografia delle imprese, il loro numero aveva superato quello del 2019 già lo scorso mese di agosto, portando il numero delle imprese attive a 80.310. Calano quelle del commercio e della manifattura, mentre aumentano nel comparto dei servizi, sia tradizionali che innovativi, e nelle costruzioni. Nel complesso sono diminuite le cessazioni. Ottimi i dati relativi all’export, che quest’anno recupera non solo tutto quello che aveva perso nel 2020, ma supera dell’1% i livelli del 2019. Cambia la composizione dei comparti con le migliori performance nelle esportazioni: aumentano soprattutto le produzioni della metallurgia (+ 17%), mentre si riducono quelle del made in Italy, fatta eccezione per le imprese del sistema casa e per il settore della carta e stampa. Bene anche le presenze turistiche, che nei primi 8 mesi del 2021 sono cresciute del 26%, ma resta ancora molto da recuperare rispetto al 2019, soprattutto a causa della forte contrazione della presenza degli stranieri.”

“I dati – continua Carloni – rispecchiano esattamente le tendenze che avevamo riscontrato tra le imprese associate alla Cna. La ripresa in atto è importante, e un ruolo di primo piano lo stanno giocando sicuramente le imprese del comparto delle costruzioni, il cui numero è in crescita. Perciò invitiamo le istituzioni e la politica tutta a valutare attentamente i provvedimenti da adottare con la prossima legge di stabilità, a cominciare dal Superbonus, perché l’impatto delle costruzioni, coinvolgendo una filiera ampia che comprende anche alcune imprese manifatturiere e settori del commercio, è molto superiore a quello che ci dicono i numeri. Sulla ripresa hanno influito positivamente anche alcuni strumenti adottati nel 2021 a livello regionale. Quello che serve ora per far sì che il trend di crescita si stabilizzi – conclude Michele Carloni – è una corretta programmazione delle risorse comunitarie 2021-2027 e una forte attrazione delle risorse nazionali del Pnrr.

Scarica la ricerca qui

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Novembre 03, 2021
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RIPRESA? Solo con INFRASTRUTTURE ADEGUATE

“Una ripresa economica duratura? Sarà possibile solo affrontando e risolvendo la carenza di infrastrutture viarie adeguate nella regione, a cominciare dal progetto integrale del nodo di Perugia. Per questo chiediamo subito una cabina di regia che le affronti e risolva.”

La questione delle scarse infrastrutture, da sempre palla al piede in grado di frenare l’economia e lo sviluppo della regione, per Cna Umbria non può più essere elusa.

“Gli incidenti avvenuti nell’ultima settimana a ridosso di Perugia, che stanno provocando la paralisi del traffico sulle arterie principali e il congestionamento di tutta la viabilità secondaria, con enormi disagi per le attività economiche e i privati cittadini, sono la conferma che il tema vada affrontato una volta per tutte – dichiara Emanuele Bertini, presidente di Cna Costruzioni Umbria -. E crediamo non ci sia momento migliore per farlo, ora che possiamo contare su risorse economiche come quelle del Pnrr, fino a poco tempo fa impensabili. Tra le infrastrutture indispensabili noi pensiamo debba esserci il cosiddetto nodo di Perugia nella sua versione integrale, con la realizzazione di una bretella da Collestrada a Corciano, che permetterebbe a tutti coloro che non sono diretti a Perugia di bypassare Ponte San Giovanni e un pezzo del raccordo Perugia-Bettolle. Non solo: l’opera consentirebbe di arrestare il declino evidente che affligge l’area industriale di Sant’Andrea delle Fratte, dove i capannoni chiusi aumentano a vista d’occhio, e faciliterebbe i collegamenti con il polo ospedaliero di Perugia, che svolge un ruolo fondamentale nella tutela della salute degli umbri ma che potrebbe più facilmente diventare un attrattore anche per pazienti provenienti da altre regioni, ovviamente a patto che si continui a investire nella sanità umbra. L’altra questione sul piatto – conclude Bertini – secondo noi è il raddoppio ferroviario sulla tratta Foligno-Terontola”.

Anche per Marcello Volpi, presidente di Cna Fita Trasporto Merci, occorre risolvere le carenze infrastrutturali della regione. “La realizzazione della E78 Fano-Grosseto è indispensabile. Non si può pensare che una realtà industriale come Città di Castello e tutto l’alto Tevere, dove c’è un’alta concentrazione di imprese manifatturiere dei settori della meccanica, della grafica e della moda, sia priva dei giusti collegamenti con il Nord del Paese e con le regioni limitrofe. Considerando che nel Pnrr è già stato approvato il progetto di riqualificazione della Fcu nel tratto San Sepolcro-Perugia, pensiamo sarebbe opportuno lavorare anche sullo sfondamento ferroviario in direzione di Arezzo.”

“Trasformare in superstrada la 3 Valli – aggiunge Luigi Silvestrini, membro della Presidenza regionale Cna – permetterebbe invece di velocizzare i collegamenti tra Spoleto e Terni, ma ne gioverebbe tutta l’area nel suo complesso, dalle imprese che sono costrette a spostarsi per svolgere le proprie attività, alle zone interessate dal sisma del 2016, che ne risulterebbero valorizzate.”

Per l’area del Ternano le priorità in tema di infrastrutture sono quelle volte a facilitare sia i collegamenti est/ovest che nord/sud. “In un territorio compromesso dalle vicende degli ultimi anni – dichiara Mirko Papa, rappresentante della Cna a Terni -, che hanno portato a classificarlo come area di crisi complessa, le questioni da affrontare sono molte. Soprattutto ora che ci sono le condizioni per un rilancio: mi riferisco sia al passaggio di Ast al gruppo Arvedi, dal quale ci aspettiamo un piano industriale di livello, sia per la presenza nell’area di un tessuto di piccole imprese dell’arredo casa, della moda e dell’agroalimentare. Nel concreto occorre puntare sul raddoppio ferroviario della Terni-Spoleto, inserito nel Pnrr, e sul completamento della Orte-Civitavecchia. Aggiungerei la necessità di sveltire i lavori di manutenzione sia sul tratto Terni-Orte che sulla E45. Altra infrastruttura importante è la piastra logistica Terni-Narni e il necessario completamento del breve tratto ferroviario per il collegamento alla Orte-Falconara.”

Temi talmente strategici da spingere Cna Umbria a chiedere una cabina di regia che affronti e risolva la carenza infrastrutturale e consenta all’Umbria di sfruttare le risorse del Pnrr, beneficiando di una ripresa economica duratura.

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Ottobre 30, 2021
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PROROGA SUPERBONUS, RISCHIO BEFFA

Siamo contenti di sapere che il governo stia pensando di prorogare il Superbonus a tutto il 2023, ma le voci che ne ipotizzano una limitazione ai soli condomini sono inaccettabili e rischiano di tradursi in una tragica beffa per migliaia di imprese e cittadini.

Emanuele Bertini, neo presidente di Cna Costruzioni Umbria, parla a margine della diffusione della ricerca che l’associazione ha commissionato al centro studi Sintesi proprio per fare il punto sull’utilizzo del Superbonus nella regione.

“Se guardiamo ai dati, le pratiche già autorizzate in Umbria erano 819 al 30 settembre scorso. Un autentico balzo (+ 256%) rispetto alle appena 230 che risultavano a maggio. Di tutti questi interventi, ben il 50% circa riguarda edifici unifamiliari e un altro 35% le case plurifamiliari funzionalmente indipendenti. I condomini veri e propri rappresentano appena il 15% del totale delle pratiche presentate. Ecco perché le anticipazioni sulla legge di bilancio riportate dalla stampa che parlano di un Superbonus prorogato fino al 2023 ma limitato ai soli condomini e alle case popolari ci vedono del tutto contrari. Se confermate si tradurrebbero in una bufala rifilata a migliaia di imprese, professionisti e cittadini. Per molte delle pratiche già avviate, infatti, non ci sarebbero neanche i tempi pratici per riuscire a terminare gli interventi programmati. E questo sia per la complessità e incompletezza della normativa, sia per i gravi ritardi accumulati nei primi mesi di efficacia della misura da parte dei Comuni, presso i quali è indispensabile l’accesso agli atti per poter presentare i progetti. A questo – aggiunge Bertini – si sommano le grandi difficoltà, denunciate più volte insieme alle altre associazioni di categoria delle imprese delle costruzioni, sia del reperimento delle materie prime che del grave rincaro dei loro costi, peraltro in presenza di un prezzario regionale che già un anno fa era assolutamente starato rispetto alla realtà.”

Gli effetti sull’economia reale del Superbonus e degli altri bonus, compreso quello sul rifacimento delle facciate che invece sembra destinato a esaurirsi con l’anno in corso, sono confermati dai dati della ricerca del centro studi Sintesi.

“Tra il 2019 e il 2021 – dichiara il responsabile regionale di CNA Costruzioni, Pasquale Trottolini – il numero delle imprese delle costruzioni è arrivato a 10.859, con un incremento dell’1%, ma quello degli occupati della filiera è aumentato di oltre il 7%, portando il totale a 22.672 addetti.”

Ottimo il dato sui lavori portati a termine. “Disponibilità e costo dei materiali permettendo – afferma Bertini – una volta autorizzati, i lavori procedono speditamente. Al momento risulta che per ben il 75% delle pratiche si è arrivati alla comunicazione di fine lavori.”

Impossibile, invece, dare statisticamente conto dei progetti tuttora in fase di preparazione e autorizzazione. “Ma considerato il balzo degli ultimi mesi è ipotizzabile siano dell’ordine delle migliaia nella sola Umbria. Una eventuale limitazione della proroga ai soli condomini significherebbe annullare la ripresa del settore delle costruzioni, mandare in fumo tanti posti di lavoro, non tenere conto delle aspettative di tantissimi cittadini che in questi mesi stanno decidendo di riqualificare i propri immobili e, soprattutto, bruciare migliaia di lavori già avviati. Con un’aggravante pesantissima: tutti coloro i quali hanno già avviato le pratiche hanno sottoscritto contratti con i tecnici professionisti, con clausole vincolanti anche qualora i lavori non potessero essere realizzati per mancanza di tempo. Governo e parlamento hanno idea di cosa significherebbe? Ecco perché – conclude il presidente di CNA Costruzioni Umbria – ci auguriamo che le anticipazioni di stampa vengano smentite al più presto dai diretti interessati.”

Scarica qui la ricerca del entro studi Sintesi.

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Ottobre 22, 2021
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GRAFENE per l’INDUSTRIA, il futuro a due dimensioni

Si scrive grafene, si legge futuro.
Perché è proprio dai nuovi materiali che sembrano arrivare le maggiori speranze per migliorare, nei prossimi anni, le prestazioni industriali in campi anche molto diversi tra loro.

Di questo si è parlato giovedì (14/10/2021, ndr) in un interessante convegno organizzato da Cna Industria a San Martino in Campo, coordinato da Luca Malincarne, presidente di Cna Industria Umbria, alla presenza di ospiti di primissimo piano: da Camilla Coletti (coordinatrice dei Graphene labs all’Istituto italiano di tecnologia di Pisa), a Vittorio Pellegrini (ceo di BeDimensional Spa) e Roberto Leonardi (ceo di the Graphene Company). Presente anche l’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni.

La scommessa sui nuovi materiali può rappresentare un passaggio cruciale per inaugurare una nuova fase di sviluppo. Questa convinzione – ha dichiarato Michele Carloni, presidente di Cna Umbria – ci ha spinti a organizzare, attraverso Cna Industria, un ciclo di incontri divulgativi dedicati alle imprese su temi che potranno avere una rilevanza enorme nel futuro, a cominciare dal grafene.”

Scoperto nel 2004 a Manchester da Gejm e Novosёlov, due fisici russi ai quali tale intuizione valse il Nobel per la fisica appena sei anni dopo, il grafene è un materiale cosiddetto a due dimensioni: il suo spessore, infatti, è di appena un atomo. Come ha spiegato Camilla Coletti alla platea di imprenditori presenti all’incontro, il grafene è il materiale più resistente al mondo e, al contempo, estremamente flessibile, il più sottile e leggero, praticamente trasparente, il miglior conduttore di elettricità conosciuto e un buonissimo conduttore di calore. Combinato ad altri materiali il grafene è in grado di migliorarne incredibilmente le prestazioni. La sperimentazione sta procedendo speditamente e alcuni prodotti a base di grafene sono già sul mercato. Ma si è ancora all’alba dei possibili campi di utilizzo del grafene: dall’industria fotonica a quella aerospaziale, dal biomedicale al tessile, dal fotovoltaico alle batterie o al cemento. Al grafene si aggiungono oltre duemila altri materiali per i quali è stata scoperta la possibilità di riduzione a due dimensioni.

Vittorio Pellegrini, già ricercatore e docente universitario, oggi è diventato imprenditore puntando proprio sull’impiego di grafene. Per Pellegrini le start up avranno un ruolo importantissimo per lo sviluppo di nuovi prodotti e applicazioni di questo materiale quasi miracoloso. La ricerca è fatta dell’impiego di laboratori e macchinari complessi, ma a permettere il salto in avanti sono le idee creative. Per questo Pellegrini vede nelle piccole e medie imprese, flessibili e creative, il terreno ideale per sviluppare idee rivoluzionarie.

Roberto Leonardi, intervenuto al convegno da remoto, ha presentato la piattaforma the Graphene company, nata a Milano ma che in Umbria, a Fossato di Vico, ha stabilito la propria sede e che si è detto pronto a dare un contributo per lo sviluppo di nuovi materiali per l’industria.

L’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, ha ricordato come l’attenzione verso i nanomateriali sia presente all’interno delle proposte della Regione Umbria per il Pnrr.

Oggi – ha affermato Luca Malincarne – come ci hanno ricordato i nostri ospiti, non è ancora stata individuata la cosiddetta killer application del grafene, in grado di sfruttare appieno le potenzialità di questo materiale. D’altronde per l’alluminio si dovettero attendere quasi cento anni dalla sua scoperta prima di riuscire ad arrivare a una sua applicazione industriale su larga scala. Oggi la tecnologia corre più velocemente, ma la soluzione non è ancora dietro l’angolo. È proprio in questa fase di sperimentazione che si apre una prospettiva interessante per le imprese, anche di piccole dimensioni, che vogliano scommettere sui nuovi materiali.

Nei prossimi mesi Cna Industria ha in programma altri incontri in collaborazione con l’IIT di Pisa su temi fortemente innovativi. “Si parla tanto di innovazione in termini spesso astratti. Noi – conclude Michele Carloni – vogliamo creare concretamente delle occasioni e fornire stimoli alle imprese per produrre vera innovazione.”

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Ottobre 15, 2021
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L’autunno freddo delle imprese italiane di AUTOTRASPORTO

Si prospetta un autunno freddo per le imprese dell’autotrasporto. L’entrata in vigore dell’obbligo di green pass, infatti, porta allo scoperto le debolezze croniche dell’autotrasporto in Italia.

Non si tratta di mettere in discussione il provvedimento in sé e l’obbligo del green pass per lavorare – dichiara Marcello Volpi, presidente regionale di Cna Fita Trasporto Merci -. Nessuno pensa di tornare indietro, ma ci chiediamo se il governo abbia valutato con la necessaria attenzione gli impatti sulle imprese di autotrasporto e le ricadute per l’industria e per i cittadini di una possibile paralisi dei trasporti su strada.”

Da un sondaggio interno svolto tra le imprese umbre di autotrasporto associate alla Cna, infatti, risulta che una percentuale tra il 10 e 35 % di autisti risulta sprovvisto della certificazione verde, per scelte personali oppure perché straniero e sottoposto a vaccini non riconosciuti dall’Italia

“Per ogni autista fermo – rincara Volpi – c’è un mezzo che non parte, un cliente probabilmente perso per sempre e uno scaffale più vuoto per il consumatore. Inoltre, per le imprese che fanno tratte lunghe la soluzione del tampone è impraticabile perché il personale si potrebbe trovare in viaggio mentre scade la validità del certificato. Il cuore del problema, tuttavia, resta la cronica penuria di autisti, che fa sì che il personale viaggiante fermo sia di fatto insostituibile. Come è possibile che questa situazione debba ricadere in modo così forte sulle nostre imprese, tanto da metterne in pericolo la tenuta nei prossimi mesi?”

Per Volpi le zone di poca chiarezza sono anche altre. “Chi ci assicura che gli autisti di imprese straniere vengano effettivamente controllati come noi dobbiamo controllare i nostri? Già normalmente subiamo la concorrenza sleale dei vettori stranieri, così gli si darebbe una carta in più.”

Quello che ci preme sottolineare – aggiunge Marina Gasparri, responsabile Cna per le imprese del trasporto – è che l’entrata in vigore del provvedimento porta all’ennesima potenza il problema della mancanza cronica di autisti. Secondo le stime nazionali mancano all’appello oltre 17mila autisti. Una difficoltà che dipende da tanti fattori, ma il costo di accesso alla professione, pari a circa 5mila euro, ha un peso importante. Da tempo come Cna stiamo sollecitando il Governo sulla questione, anche presentando una proposta di legge delega per favorire l’assunzione di giovani autisti attraverso una defiscalizzazione forte per chi assume e crediti d’imposta per le imprese che sostengono le spese delle patenti, riduzione dell’età da 21 a 18 anni in presenza di certe condizioni e revisione del percorso CQC. Stiamo anche ragionando a livello regionale di possibili soluzioni attraverso i contratti aziendali.”

Su tutto, si abbatte l’impennata eccezionale del costo del carburante, pari a più di 7 mila euro e mezzo annuali per fare il pieno rispetto al 2020, e l’entrata in vigore del cosiddetto Documento unico, che riunisce il certificato di proprietà dell’ACI e il libretto di circolazione della Motorizzazione. Una novità che dovrebbe far risparmiare tempo e soldi alle imprese e che invece si è trasformata nell’ennesimo problema per difficoltà informatiche e tempi di rilascio lunghi.

Penso che sia indispensabile denunciare i problemi, chiedere che le istituzioni se ne facciano carico e restare uniti. Il nodo dei trasporti e della logistica in Italia deve diventare una priorità, a partire dalle infrastrutture, dall’aggiornamento dei valori indicativi di riferimento del costo del servizio per garantire legalità e sicurezza e dai tempi di pagamento. L’economia sta ripartendo, è l’occasione per diventare più forti e cominciare a farci pagare di più per il lavoro indispensabile che facciamo. In questo modo potremmo garantire condizioni economiche migliori al nostro personale, la risposta più efficace che possiamo dare al problema della carenza di personale viaggiante”

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Ottobre 14, 2021
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PNRR, un MARE di RISORSE per l’UMBRIA

Dal Pnrr potrebbero arrivare all’Umbria almeno 2,6 miliardi di euro nel quinquennio 2021/2026. È il dato più eclatante che emerge dalla ricerca (scaricala qui) realizzata dal centro studi Sintesi per Cna Umbria e il confidi interregionale Unico.

“A queste risorse – dichiara Michele Carloni, presidente di Cna Umbria – si sommeranno quelle derivanti dalla nuova programmazione dei fondi strutturali, per un totale di oltre 4 miliardi di euro a disposizione dello sviluppo regionale. Significa che per l’Umbria si apriranno un mare di opportunità da adesso al 2027.”

“Nel determinare la stima delle risorse per l’Umbria derivanti dai programmi europei Next Generation e React, oltre che dal fondo complementare messo a disposizione dal governo, abbiamo tenuto conto di alcuni criteri – afferma Alberto Cestari, ricercatore di Sintesi -. Abbiamo ipotizzato che nella ripartizione tra le regioni di queste risorse, il cui valore complessivo arriva a 235 miliardi di euro, venga applicata la stessa metodologia che la Commissione europea ha utilizzato per l’assegnazione delle risorse del Pnrr ai vari Paesi europei. In particolare, la quota delle sovvenzioni a fondo perduto, che è pari al 36% del totale, è stata parametrata tenendo conto della popolazione, dell’inverso del Pil pro-capite, della disoccupazione media tra il 2015 e il 2019 e delle dinamiche del Pil reale tra il 2019 e il 2021. Per quanto riguarda la ripartizione della quota relativa ai prestiti (pari al 64% del totale), invece si è tenuto conto del Pil regionale.”

Il Pnrr dell’Italia si articola i 6 missioni: digitalizzazione/innovazione/competitività/turismo (per un valore di 49,9 miliardi di euro); transizione ecologica (69,9 mld euro); infrastrutture (31,5 mld euro); istruzione e ricerca (33,8 mld euro); inclusione e coesione (29,8 mld euro); salute (20,2 mld euro).

“Sulla base dei dati disponibili – prosegue Cestari – ne deriva che circa il 40% delle risorse andrà alle regioni del Mezzogiorno, il 38% al nord e circa il 16% alle regioni del centro Italia Umbria, marche e Toscana (pari a ca. 37,7 mld euro), mentre ulteriori 16 miliardi di euro non saranno allocati territorialmente ma gestiti direttamente dai ministeri per lo sviluppo di progetti nazionali. La titolarità dei progetti del Pnrr è in capo ai vari ministeri, in particolare a quello delle Infrastrutture, della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico, che assorbiranno oltre il 50% delle risorse.”

“Delle risorse destinate al centro, all’Umbria dovrebbero arrivare circa 2,6 miliardi – aggiunge Carloni -. Noi crediamo che, in questo quadro, nell’attuazione del Pnrr vada assegnato un ruolo strategico alle istituzioni regionali, soprattutto in un territorio piccolo come il nostro, senza città metropolitane e caratterizzato da centri di piccole o piccolissime dimensioni. Queste particolarità rischierebbero di tradursi in una difficoltà oggettiva ad accedere ai bandi nazionali e a partecipare a progettualità complesse per la mancanza, a volte, di strutture e di competenze adeguate. Va considerato, inoltre, che alle risorse del Pnrr andranno ad aggiungersi quelle dei fondi strutturali 2021/2027: parliamo di un ulteriore miliardo e mezzo di euro, per un totale complessivo di almeno 4 miliardi da destinare al sostegno allo sviluppo economico. Una cifra che corrisponde a circa il 20% del Pil annuo della nostra regione. Insomma, significa che per l’Umbria si apriranno un mare di opportunità. Per questo auspichiamo che al più presto si apra un ampio confronto che coinvolga tutti i principali stakeholders regionali, a cominciare dalle forze sociali, per costruire insieme una nuova visione dell’Umbria e – conclude Carloni – agganciare durevolmente la ripresa in atto. Le risorse per farlo ci sono”.

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Ottobre 12, 2021
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