Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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“RIGENERAZIONE URBANA e APPALTI SEMPLIFICATI”

rigenerazione urbana

Mirko Papa

“Cogliere al volo l’opportunità delle misure varate dal Governo, magari implementandole a livello regionale, per rilanciare le imprese delle costruzioni e la malmessa economia umbra.”

Dopo la presa di posizione dei giorni scorsi sulle infrastrutture regionali, Cna punta massicciamente sul rilancio del settore delle costruzioni che, decimato dai lunghi anni di crisi, oggi può trovare nuova linfa grazie ai provvedimenti contenuti negli ultimi decreti varati a livello nazionale per far fronte ai contraccolpi economici dell’emergenza Covid-19.

“Quello delle costruzioni è l’unico settore che può dare una forte spinta alla ripresa della domanda interna – dichiara Mirko Papa, presidente di Cna Costruzioni Umbria -, che in questo momento sarà fondamentale per sostituire le possibili perdite che potremmo avere sul fronte delle esportazioni e del turismo nel corso dei prossimi mesi. Perciò abbiamo chiesto all’assessore regionale ai lavori pubblici, Enrico Melasecche, la convocazione urgente del tavolo delle costruzioni, per arrivare alla costituzione di un vera e propria cabina di regia che ci permetta di calare sul territorio una serie di misure nazionali, a cui la Regione potrebbe affiancarne altre per dare un’ulteriore spinta.”

“Ci riferiamo – aggiunge Pasquale Trottolini, responsabile regionale di Cna Costruzioni – alla serie di provvedimenti nazionali già adottati o in via di definizione dal governo, che ci danno motivo di credere che proprio dalle imprese che hanno maggiormente sofferto negli ultimi dieci anni potrebbe arrivare una prima soluzione agli sconquassi provocati dal virus. Senza contare che queste misure consentiranno di riqualificare interi pezzi di città e territori. Quindi parliamo innanzitutto dei bonus per la riqualificazione energetica degli immobili e quelli per l’adeguamento sismico, che già conoscevamo, ma che ora sono stati potenziati e che prevedono una novità importante: la cessione del credito agli istituti bancari e ad altri intermediari finanziari, permettendo ai cittadini di monetizzare immediatamente le misure di incentivazione fiscale. Si tratta di un provvedimento voluto fortemente dalla Cna nazionale che, se verrà gestito con le giuste modalità e in tempi veloci, potrà avviare un forte processo di rigenerazione urbana.”

Per Trottolini “se a queste misure la Regione ne aggiungesse altre destinate agli enti locali per riqualificare gli spazi pubblici delle città, potremmo dare un nuovo volto alle città, dal centro alle periferie e garantire un effetto moltiplicatore importante dei consumi a livello regionale e locale.”

Ma c’è un altro tema che sta a cuore alla Cna, quello della semplificazione degli appalti e delle gare pubbliche.

“A livello nazionale se ne sta finalmente parlando – aggiunge Mirko Papa -. In particolare l’affidamento diretto dei lavori fino a 150mila euro e la negoziazione privata per tutti gli appalti con importi inferiori ai cinque milioni di euro, previsti dal decreto Semplificazioni, dovranno essere calati a terra per renderli facilmente fruibili alle imprese locali. In particolare riteniamo che la Regione potrebbe adottare per entrambi delle linee guida che spingano gli enti locali a utilizzare criteri volti a facilitare l’aggiudicazione dell’esecuzione dei lavori alle imprese locali, pur nel rispetto delle norme e delle procedure legislative. Perché far ripartire gli appalti pubblici e fare in modo, nel rispetto della legalità e della trasparenza, che tali lavori siano eseguiti dalle imprese del territorio, rappresentano due facce della stessa medaglia se si vuole davvero far ripartire l’economia regionale. Finora, l’evidenza dei fatti dimostra che molti appalti pubblici vengono aggiudicati a imprese extra regionali che non sempre sono in grado di realizzare lavori a regola d’arte e garantirne successivamente la manutenzione.”

Per questo, secondo noi, una cabina di regia regionale può svolgere un ruolo determinante. Unitamente – conclude Trottolini – a una forte condivisione degli obiettivi tra tutte le forze politiche e sociali, partendo dalle istituzioni regionali, come abbiamo già ribadito a proposito delle infrastrutture strategiche per l’Umbria.”

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Luglio 13, 2020
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CNA “Massima ATTENZIONE su VENDITA AST”

cna vendita ast

Laura Dimiziani, referente CNA Umbria per l’area di Terni

“Possiamo sicuramente dire che Terni è l’Ast e l’Ast è Terni: per questo la vendita delle acciaierie non può ridursi esclusivamente a una scelta di carattere economico-finanziario, perché ne va del futuro della città e di un intero territorio.”

Laura Dimiziani, referente di CNA Umbria per Terni e per l’area ternana, parla a margine dell’incontro con il sindaco della città, nel corso del quale si è parlato diffusamente del futuro del maggior sito industriale della città e di molto altro.

“Tra occupati diretti e occupati dell’indotto, all’Ast è legato il futuro di oltre 5mila famiglie dell’area del Ternano – afferma Dimiziani -. Crediamo perciò che vada esercitato uno stretto monitoraggio sul processo di vendita delle acciaierie. Per le imprese artigiane è fondamentale che la fabbrica vada a un gruppo industriale che voglia investire e rilanciare il sito. Ci preoccupa anche la contemporanea vendita di altre realtà industriali, a cominciare dalla Treofan. La vigilanza perciò deve essere strettissima.”

Tra le principali richieste della Cna al sindaco Leonardo Latini anche la riduzione della tassazione locale.

“Apprezziamo lo sforzo dell’amministrazione comunale di tagliare del 10% la tassa sullo smaltimento dei rifiuti, ma la riteniamo comunque insufficiente, soprattutto in un momento così difficile, con la maggioranza delle imprese che, semplicemente., non è in grado di far fronte a tutti gli impegni fiscali. Soprattutto rileviamo che la Tari su molte attività artigianali è troppo elevata rispetto ad altri settori”.

Sul piatto anche il tema della sburocratizzazione e semplificazione amministrativa.

“Bisogna semplificare tutti i processi legati alla riqualificazione e rigenerazione urbana, che adesso potrebbero beneficiare degli eco e sisma bonus e del decreto Semplificazioni. Si potrebbero attivare, per esempio, dei percorsi privilegiati per l’approvazione dei progetti di riqualificazione dei condomini e dei quartieri. Sarebbe anche opportuna una regia tra l’amministrazione comunale e la Regione per poter calare sul territorio provvedimenti derivanti da norme nazionali, come i bonus, o come alcuni bandi in uscita che potranno contare su dotazioni finanziarie consistenti. Questa è un’occasione fondamentale per recuperare molte aree della città, a cominciare dalle zone periferiche e dalle aree degli insediamenti produttivi, rendendoli attrattivi per chi vi ha investito o intenda fare nuovi investimenti. L’impegno di questa amministrazione non può gravitare tutto sul centro storico.”

Sull’istruzione e la formazione, per Dimiziani “va bene l’impegno della giunta per mantenere e rafforzare a Terni la presenza dell’università, ma noi crediamo che sarebbe più utile lavorare alla creazione di una scuola dei mestieri in cui i giovani possano acquisire le competenze richieste dal sistema produttivo: a questo riguardo il centro formativo di Pentima potrebbe svolgere un ruolo fondamentale. Apprezziamo anche – prosegue la responsabile della Cna per l’area di Terni – la volontà dell’amministrazione di rafforzare le infrastrutture per attrarre nuovi flussi turistici, a cominciare da quelli interessati al settore degli sport outdoor”.

Infine si è parlato della necessità di far crescere le piccole imprese. “L’esigua dimensione delle imprese rappresenta un problema, è indubbio. Quindi – conclude Dimiziani – se è fondamentale che si lavori per rafforzare la presenza dell’Ast e delle altre multinazionali, adesso è arrivata l’ora di lavorare anche alla crescita delle piccole e medie realtà imprenditoriali, partendo da progetti di sviluppo endogeni. Su questo forniamo la massima disponibilità a collaborare.”

 

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Luglio 11, 2020
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INFRASTRUTTURE? STRATEGICHE per il RILANCIO dell’Umbria

infrastrutture umbria

Massimiliano Sciattella

 

Di fronte alla possibilità che a fine anno l’Umbria si ritrovi, tra gli strascichi della crisi del 2008 e quella indotta dal Covid-19, con un PIL ridotto di oltre il 20% e un rischio povertà imminente, l’unico modo per rilanciare davvero la nostra economia è quello di individuare, tutti insieme, le infrastrutture strategiche su cui concentrare l’attenzione per raggiungere obiettivi condivisi, al di là delle appartenenze politiche.

Massimiliano Sciattella, presidente regionale di Cna Edilizia, fa il punto della situazione all’indomani dell’emanazione del decreto Semplificazioni.

“Crediamo che questo sia il momento propizio per tornare a parlare di opere infrastrutturali viste le novità introdotte dal decreto semplificazioni che, tra le altre cose, individua un possibile elenco di opere pubbliche prioritarie a livello nazionale. D’altra parte il ministro De Micheli da mesi parla di importanti risorse già disponibili per sostenere lo sblocco delle infrastrutture italiane.
In Umbria sono sei le opere strategiche e prioritarie: l’ultimazione della Terni Rieti, il completamento del tratto umbro-marchigiano della E78, la Tre valli, la conclusione della Orte Civitavecchia ed il nodo di Perugia. A questo si potrebbe aggiungere il passaggio in Umbria dell’alta velocità con il raddoppio del collegamento ferroviario lungo l’asse Roma Firenze. Ad oggi purtroppo di nessuna di queste troviamo traccia nell’elenco delle 36 opere pubbliche individuate dal decreto semplificazione, per le quali dovranno essere adottate procedure straordinarie e verrà nominato un commissario, sulla falsariga del cosiddetto “modello Genova”. Ad una prima analisi solo una delle sei, invece, compare nell’elenco delle 130 opere prioritarie indicate nel decreto semplificazioni. Noi crediamo che la Regione debba spingere affinché queste opere strategiche per l’Umbria vengano inserite nelle priorità infrastrutturali italiane e perché anche in questo caso vengano previste procedure semplificate e straordinarie che ne consentano una rapida cantierizzazione. Ma trattandosi di investimenti rilevanti dal punto di vista finanziario pensiamo che l’obiettivo potrà essere raggiunto, almeno in parte, solo se ci sarà una forte condivisione degli obiettivi tra tutte le forze politiche.”

“Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di apprezzare gli annunci della Regione circa il via libera al cosiddetto nodino di Perugia. – prosegue Pasquale Trottolini, responsabile regionale di Cna Costruzioni -. Un’opera prevista da tempo anche in vista della realizzazione dell’IKEA, nel frattempo naufragata, e utile anche ai centri commerciali dell’area di Collestrada. L’infrastruttura annunciata, però, rappresenta solo una parte del più complesso progetto del nodo di Perugia, la cui realizzazione diventa oggi più che mai imprescindibile se si vogliono davvero risolvere i problemi di congestionamento del capoluogo regionale. Se venisse realizzato per intero, il nodo consentirebbe anche di rilanciare l’area industriale più importante della città, quella di Sant’Andrea delle Fratte, per la quale erano stati annunciati importanti progetti di riqualificazione e che, invece, ancora oggi sconta una forte carenza infrastrutturale e di servizi.”

Neanche nell’elenco delle opere ferroviarie contenuto nel decreto Semplificazioni si parla di Umbria.

“Nemmeno in questo caso – aggiunge Trottolini – c’è traccia delle opere che ci servono. La positiva esperienza dell’arretramento del Frecciarossa ci indica che l’alta velocità oramai è una necessità anche per una piccola regione come la nostra.”

E poi c’è la nota dolente della ricostruzione post sisma.

“Siamo amareggiati dalla mancata approvazione, all’interno del decreto Rilancio, di tutta una serie di misure ed emendamenti. Ma al di là di questo è chiaro che un cambio di passo non è più rimandabile – prosegue Trottolini -. Anche qui occorre fare quadrato a livello a regionale e far sì che si adottino tutte le misure necessarie, anche rivedendo il modello organizzativo fin qui scelto e che purtroppo, a distanza di quattro anni, ha dimostrato di avere grossi limiti.”

Infine, accanto alle grandi opere infrastrutturali, per Cna occorre puntare anche sulla manutenzione del territorio e sulla rigenerazione urbana delle periferie e delle aree industriali, perché possono produrre effetti moltiplicatori se coniugati all’eco e al sisma bonus varati a livello nazionale.

“Riteniamo che le nostre proposte abbiano un senso solo se effettivamente ci sarà una veloce semplificazione delle procedure e se questi provvedimenti non si tradurranno in semplici annunci. Le infrastrutture, la semplificazione amministrativa e alcuni obiettivi, ambiziosi ma condivisi, potrebbero essere la chiave – conclude Sciattella – per uscire dal tunnel in cui ci troviamo da troppo tempo.”

 

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Luglio 09, 2020
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Per il TURISMO in Umbria è TEMPO di RILANCIO

TURISMO UMBRIA

Con il provvedimento appena approvato dalla Regione per spostare risorse a sostegno delle imprese del turismo si inizia a tracciare la strada, ma adesso lo sguardo deve andare lontano.
È tempo di mettere le ali, con progetti e contributi di idee che le imprese del comparto sono pronte a dare.”

Ad esserne convinti sono gli operatori del settore aderenti a CNA Turismo: imprese che vanno dalla ricettività alla ristorazione, dal trasporto persone alle agenzie di viaggio. Una filiera produttiva sulla quale per mesi le luci si sono spente a causa della pandemia.

“Con la fine di giugno si cominciano finalmente a registrare i primi timidi segnali di ripresa – riferisce Marina Gasparri, responsabile di CNA Turismo -. L’Umbria, caratterizzata da un turismo meno legato alla componente straniera e alla stagionalità e grazie all’immagine di regione bella e sicura che abbiamo saputo costruire, potrebbe recuperare più rapidamente di altre il livello dei flussi pre-pandemia. Tuttavia, nel breve periodo, le difficoltà sono tante e il rischio che molte attività non sopravvivano c’è. Non sono poche, infatti, le strutture che hanno deciso di stare ancora chiuse e certamente sono molti coloro che, con coraggio, riaprono sapendo che gli incassi saranno di gran lunga inferiori ai costi necessari a rimettere in moto la macchina e farla marciare.”

Altrettanto preoccupante nel breve periodo la situazione per la ristorazione, in forte difficoltà per gli effetti del lockdown e per la riduzione dei coperti dovuta alle misure di sicurezza anti-contagio e al calo dei consumi locali. “Ci aspettiamo – afferma Paolo Ercolani, ristoratore – che in questo anno terribile almeno si faccia qualcosa per mitigare la concorrenza sleale di sagre e feste paesane. E, magari, che questa sia l’occasione per una revisione complessiva di questi eventi, in buona parte privi di legami reali con i prodotti regionali e con la nostra tradizione e che quindi non portano valore al territorio e all’offerta turistica. Anche le regole andrebbero riviste: ci sono sagre che vanno avanti a intermittenza ogni fine settimana, proprio quando i ristoranti possono contare su un aumento del potenziale della clientela.”

Continua il buio assoluto, invece, per il trasporto turistico delle persone. Il turismo di gruppo sarà l’ultimo a ripartire e tutti gli altri segmenti di mercato, come il trasporto pubblico locale o la mobilità legata ai grandi eventi, stanno ripartendo adesso oppure sono ancora bloccati.

Da tempo si parla del turismo come asset strategico, di un volano di sviluppo di tutta la regione. Ma non basta più crederci – prosegue Gasparri -, bisogna iniziare a programmare interventi concreti, oltre il lavoro di promozione del brand Umbria comunque importante che la Regione già fa. Paradossalmente, è proprio la crisi profonda del settore legata agli effetti della pandemia che potrebbe offrire l’occasione, finalmente, per un grande piano di rilancio di lungo periodo. Apprendiamo quindi con soddisfazione le recenti decisioni della Regione Umbria, che vanno proprio nella direzione, da noi più volte segnalata, di un sostegno urgente alle imprese della filiera turistica, con l’assegnazione di 7 milioni e mezzo di euro per misure che prevedono anche il fondo perduto. Una boccata di ossigeno, che speriamo possa arrivare a tutta la filiera turistica, compresi gli operatori dei bus turistici, oramai allo stremo. Adesso però bisogna iniziare a pensare al futuro con un mix di misure: sostegno alle riqualificazioni, alla digitalizzazione e all’occupazione, formazione e soprattutto nuovi prodotti turistici e nuove idee da sostenere, anche per disegnare la traiettoria dei fondi da destinare al turismo nella nuova programmazione 2021/2027. Contemporaneamente, la Regione dovrebbe inaugurare una grande stagione di investimenti infrastrutturali, che daranno respiro non solo al turismo ma a tutta l’economia locale: collegare prima di tutto l’Umbria al resto del mondo e poi – conclude la responsabile di CNA Turismo Umbria – disegnare una nuova mobilità interna, green, intermodale, che valorizzi anche i percorsi ciclo-pedonali e che sia a misura di utente, turista o cittadino che sia.”

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Giugno 26, 2020
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“MONTELUCE, pochi giorni per NON FALLIRE”

“Se non si individua immediatamente una soluzione-ponte, dal 30 giugno le imprese che hanno realizzato i lavori a Monteluce rischieranno seriamente il fallimento. Se la Regione c’è batta un colpo.”

Sembra arrivata al capolinea, dunque, l’operazione urbanistica che avrebbe dovuto trasformare l’area dell’ex ospedale di Perugia in un quartiere moderno e fulcro della città del futuro: il consorzio di imprese coinvolte nella realizzazione degli immobili, che nonostante le opere completate non ha ancora ricevuto i compensi dovuti, ha appena 11 giorni per non subire azioni da parte dei rispettivi creditori con rischio di apertura di procedure fallimentari o di altra natura concorsuale.

Mario Riccioni, presidente del consorzio Monteluce, mastica parole amarissime. “Dopo il danno anche la beffa. È dal 2018 che le Imprese attendono di essere pagate per la seconda tranche di lavori svolti. Non è bastato che il fondo Umbria, dopo aver venduto ad Ater (che li ha affittati ad Adisu) gli immobili consegnati, sembrerebbe aver destinato l’intero incasso alle banche creditrici anziché alle imprese esecutrici. Non è bastato nemmeno che la soluzione individuata nella primavera 2019 andasse in fumo con l’uscita di scena dell’ex presidente della giunta regionale, che ne era stata la promotrice. A restare lettera morta, stavolta, è l’impegno che la nuova giunta si era presa all’inizio di quest’anno, quando si era prospettata un’operazione ponte che, a seguito di una garanzia da parte di Gepafin, avrebbe permesso di dare ossigeno alle Imprese, in attesa che si trovasse un acquirente per gli immobili realizzati o si individuassero altre soluzioni. Oggi, a pochi giorni dalla scadenza ultima dell’accordo di moratoria, mentre le Imprese hanno fatto i loro passi trovando anche una banca disposta a concedere il prestito, è proprio la garanzia promessa dalla finanziaria regionale a venire meno. Il risultato sarà che le imprese che fanno parte del consorzio rischiano di fallire per aver anticipato i soldi necessari a realizzare le opere, ed il quartiere di Monteluce resterà un’opera incompiuta e una ferita profonda nella città di Perugia.”

Ma insieme alla sofferenza, tra le imprese c’è anche la volontà di andare fino in fondo, alla ricerca delle risposte alle troppe domande rimaste ancora sospese.

“Questo voler parlare del fondo sempre in terza persona da parte della Regione, ma anche di Gepafin e dell’Università di Perugia, che invece ne rappresentano circa il 70%, non solo non fa onore alle massime istituzioni dell’Umbria, ma è diventata una litania che non può più continuare. Da tempo si sente parlare di revocatoria per l’atto di vendita con il quale la BNP Paribas REIM SGR (società del gruppo BNP Paribas), che da sempre gestisce il Fondo Umbria, ha portato a termine la vendita degli immobili oggi sede dello studentato dell’Adisu, utilizzando come sembrerebbe l’intero ricavato per ripianare i debiti del Fondo con le banche, tra le quali anche una propria partecipata! Ma finora nessuno dei soggetti pubblici coinvolti ha chiesto un parere legale per verificarne la fattibilità, né sono state individuate o cercate altre exit strategies. Ci chiediamo dove siano gli organi di controllo del Fondo – peraltro vigilato da Bankitalia – e se i suoi poteri siano solo consultivi o vincolanti. Dov’è il regolamento che ne ordina il funzionamento? Dove sono i bilanci?”

Tra i tanti punti interrogativi c’è anche quello della reale situazione finanziaria del fondo Umbria nel momento in cui, nella primavera del 2017, veniva sottoscritto il contratto con il Consorzio di imprese per la seconda tranche di lavori. “Non vorremmo – prosegue Riccioni – che già in quel momento il fondo fosse in condizioni di insolvenza e che le imprese, ignare, anziché un contratto di appalto abbiano firmato la loro condanna a morte.”

Non mancano nemmeno i sospetti di eventuali interessi speculativi legati al fallimento del fondo stesso, “magari per acquistare l’intera area di Monteluce al valore equivalente a un piatto di lenticchie.”

La Regione non può restare immobile se vuole realmente tentare di risolvere il problema Monteluce – incalza il Presidente del Consorzio Monteluce -. E c’è un unico modo per dimostrarlo: trovare una soluzione ponte per neutralizzare la scadenza del 30 giugno e riprendere in mano la strada individuata nella primavera 2019, dando un po’ d’ossigeno alle imprese coinvolte. Chi si candida a governare un ente, deve farlo accollandosene anche l’eredità. La giunta non può approcciare la questione unicamente da un punto di vista politico, restando immobile in attesa del fallimento di un progetto solo perché l’operazione era nata sotto altre amministrazioni, sia pur esse colpevoli. Ci sarà modo e tempo per accertare eventuali responsabilità e comportamenti distorti, ma oggi è indispensabile dare un segnale forte e tangibile, altrimenti insieme al progetto ed alle imprese – conclude Riccioni – a pagare il prezzo del fallimento sarà l’intera città di Perugia.”

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MESSAGGERO

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Giugno 20, 2020
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Un nuovo PATTO per la RINASCITA dell’UMBRIA

Cna, Confartigianato e Confcommercio
sollecitano la costruzione di un nuovo futuro

Costruiamo insieme un patto per la rinascita dell’Umbria che contenga le misure e le azioni per facilitare la ripartenza dell’economia e definire quale futuro intendiamo dare alla nostra regione. Non vogliamo uno dei tanti tavoli o comitati, né tantomeno un libro dei sogni, ma il confronto chiaro e trasparente su proposte fattive per mettere in atto strumenti utili a facilitare la ripartenza delle imprese e del lavoro e progettare insieme una nuova stagione economica e sociale”.

È la proposta che le tre maggiori associazioni dell’artigianato e del commercio, Cna, Confartigianato e Confcommercio, hanno lanciato alla presidente della giunta regionale, Donatella Tesei.

Le difficoltà da cui partiamo sono enormi, sia come sistema Italia che come regione.”
Queste le affermazioni di Renato Cesca Presidente Cna Umbria.
In Umbria stavamo già scontando una perdita dell’8% del PIL verificatasi durante i 10 anni della crisi, a cui si potrebbe sommare entro la fine del 2020 un ulteriore calo del 10% dovuto agli effetti del Covid-19. I settori più colpiti sono il turismo e il commercio, ma anche la manifattura risentirà del blocco delle esportazioni. Il settore delle costruzioni, invece, può tornare a fare da volano della ripresa, grazie anche agli strumenti varati dal governo, a partire dagli eco e sisma bonus.
Da qui la necessità – prosegue Cesca – di adottare politiche settoriali differenziate sulla base delle esigenze reali delle imprese, a cui si devono affiancare misure per facilitare l’accesso al credito, la digitalizzazione e l’innovazione delle imprese e la formazione dei lavoratori e degli imprenditori.
Il patto potrebbe anche essere il momento ideale per aprire la discussione sulla riforma endo-regionale di cui tanto si è parlato in campagna elettorale. La proposta delle tre associazioni di categoria vuole favorire l’apertura di un confronto chiaro e trasparente sulle strategie per ridisegnare il futuro dell’Umbria attraverso il coinvolgimento di tutte le parti sociali, pur sapendo che le scelte finali spettano poi alle istituzioni.”

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Corriere dell’Umbria
MESSAGGERO_Umbria
Nazione – Umbria

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Giugno 06, 2020
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TRASPORTO PERSONE “Bene i 40 MIL dalla Regione, ma occorre un piano per il futuro

 

Apprezziamo l’impegno della Regione Umbria nello stanziare 40milioni di euro per il trasporto pubblico locale, ma di fronte a una crisi senza precedenti, che il nostro settore ha pagato per primo e dalla quale sarà l’ultimo a uscire, occorre un piano per ridisegnare il futuro delle nostre imprese”.

Enrico Ceccarelli, presidente di CNA Fita trasporto persone, è preoccupato per il presente ma ancor più per un futuro sul quale pesano come macigni tanti interrogativi.

Quando e come riprenderà il turismo? Cosa accadrà a settembre con le scuole? Si tornerà come prima a viaggiare per lavoro, oppure lo smart working e gli incontri tramite videoconferenza cambieranno in modo irreversibile questo segmento di mercato? Sono le domande che assillano le nostre imprese – afferma Ceccarelli –, che dal mese di febbraio sono state devastate dalle misure assunte dal governo per contrastare la diffusione del contagio da Coronavirus: si è iniziato con la sospensione di tutti i viaggi d’istruzione, poi sono arrivati il blocco del trasporto scolastico, la drastica riduzione del trasporto pubblico locale, l’azzeramento del turismo, l’annullamento di eventi fieristici di grandi dimensioni e, in sostanza, il congelamento di tutta la mobilità delle persone. Provvedimenti certamente necessari che però hanno chiuso tutti i possibili mercati delle nostre imprese.”

“Inoltre – aggiunge Marina Gasparri, responsabile regionale di Cna Fita -, i timidi segnali di ripresa vedono le pochissime imprese tornate a lavorare sottoposte a misure anti-contagio stringenti, certamente doverose, ma il cui rispetto rende l’operatività complessa e genera costi aggiuntivi che vanno a limare ulteriormente i margini di guadagno.”

Ma i guai non finiscono qui. Infatti il settore fa i conti anche con le lacune legislative che hanno caratterizzato i decreti emanati dall’inizio dell’emergenza.

“L’avventura legislativa del trasporto scolastico è mortificante – prosegue Gasparri: dapprima è stato ignorato nel decreto Cura Italia, poi giustamente ripreso dalla legge di conversione del medesimo decreto, quindi di nuovo cancellato dal decreto Rilancio. Insieme alle altre associazioni di categoria del settore abbiamo chiesto con urgenza un confronto con l’ANCI Umbria per affrontare la questione del pagamento dei contratti in essere con i Comuni, che rischia di condannare a morte le imprese che effettuano il trasporto scolastico.”

Volendo guardare al futuro, le previsioni non tranquillizzano e l’incertezza la fa da padrona

“Intanto – incalza Ceccarelli – rimangono i costi fissi che le imprese si trovano a dover sostenere, oltre ai mancati introiti dei pochi indennizzi statali che tardano ad arrivare, come del resto la cassa integrazione per i dipendenti. Ma soprattutto mancano misure selettive e specifiche per sostenere un settore che è stato il primo a fermarsi e sarà l’ultimo a ripartire. E questo riguarda più in generale tutta la filiera del turismo. Ripeto, apprezziamo l’impegno della Regione Umbria nello stanziare 40 milioni per il Tpl a copertura e anticipazione dei servizi fatti e da fare entro agosto. Ma in generale non vediamo ancora, tanto a livello nazionale che regionale, un piano tracciato, rassicurante ed efficace, che possa rilanciare veramente questo comparto essenziale per la nostra economia.”

Ben prima della crisi legata alla pandemia le coperture regionali per i piani di TPL degli ultimi anni erano state insufficienti, determinando ritardi cronici nei pagamenti e tagli al piano dei servizi. Ora l’emergenza Coronavirus rischia di spazzare via buona parte delle 345 imprese umbre tra autobus, noleggio con conducente e taxi, per un totale di oltre 1200 addetti e un fatturato complessivo superiore ai 25milioni di euro.

Sul piano nazionale – aggiunge Ceccarelli – ci aspettiamo un pacchetto di misure specifico, agendo contemporaneamente almeno su due fronti: la cassa integrazione almeno fino a marzo 2021 per la salvaguardia dei posti di lavoro degli autisti ormai introvabili e contributi mirati a fondo perduto, finalizzati al ristoro delle quote di ammortamento dei beni rotabili rispetto agli investimenti effettuati negli ultimi 5 anni dalle imprese. Anche sul piano regionale si può e si deve fare di più. Per esempio contributi specifici a fondo perduto per la copertura dei costi di igienizzazione e sanificazione dei mezzi; voucher per sostenere la mobilità turistica soprattutto interna alla nostra regione, così da fare da volano per tutte le attività della filiera turistica; una detassazione fino alla fine del 2021 relativa alle imposte regionali provinciali e comunali. Ma pensiamo anche a un nuovo ruolo degli operatori privati nei servizi di trasporto a chiamata, nei servizi sostitutivi e nei servizi addizionali per garantire il distanziamento sociale e in tutti i possibili segmenti di mercato in cui l’impiego degli operatori privati possa trovare spazio. Le imprese del settore vogliono tornare a fare ciò che sanno fare bene, cioè lavorare: è questo quello che chiediamo più di ogni forma di assistenzialismo. Ciò significa anche cominciare a costruire insieme, istituzioni, associazioni di categoria e imprese, un futuro per questo settore. Per questo – conclude Ceccarelli – insieme alle altre associazioni abbiamo già chiesto alla Regione Umbria la convocazione di un tavolo in cui affrontare l’emergenza in atto e gettare le basi del futuro.”

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Corriere Umbria
La Nazione
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Maggio 30, 2020
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Cesca: “Incentivi a fondo perduto per far ripartire artigianato e imprese”

Riportiamo il testo integrale dell’articolo

Il presidente regionale di Cna:
“Tutte le aziende hanno problemi di liquidità e il credito da solo non basta”

A giudicare dalle recenti prese di posizione della Regione e del Governo la ripartenza di tutte le attività, almeno in Umbria, ormai la diamo quasi per scontata. Ma ciò che ci preoccupa di più è quello che potrà succedere nei prossimi mesi e quindi nel prossimo futuro.

Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, esprime il malessere profondo delle imprese associate.

Presidente, siete davvero fiduciosi circa la possibilità di ripartire con tutte le attività?
“Visti i dati sui contagi registrati nelle ultime settimane in Umbria e considerata la disponibilità del Governo a consentire una riapertura differenziata per territori, pensiamo che i tempi per un’assunzione di responsabilità da parte della Regione per far riaprire tutte le attività dal 18 maggio, siano oramai maturi. Naturalmente attraverso l’adozione, da parte di ogni impresa, di tutte le misure per garantire la sicurezza di dipendenti e clienti, a cominciare dalla predisposizione di protocolli di sicurezza personalizzati per ciascuna azienda”.

Perché tanta paura per il futuro?
“La nostra riflessione parte dall’analisi che stiamo facendo sui dati generali relativi all’artigianato e al mondo della piccola e media impresa e soprattutto dall’analisi dei diversi settori produttivi. Ad oggi tutte le imprese, indipendentemente dal settore e dalla dimensione, hanno un problema di liquidità e in molti casi non riusciranno a farvi fronte solo con il credito bancario. È questa la ragione per cui crediamo siano necessari contributi a fondo perduto per facilitare il ritorno all’equilibrio finanziario per il maggior numero di imprese nel più breve tempo possibile. Inoltre non esistono settori in grado di tornare velocemente al fatturato di qualche mese fa di fronte a una carenza di domanda che interessa tutti i settori. Questa è la principale differenza con la crisi del 2008, quando si bloccarono alcuni settori, come l’edilizia, ma avemmo la possibilità di puntare sul manifatturiero e l’export.
Oggi, invece, con la pandemia è tutto bloccato.”

Perché servono contributi a fondo perduto?
“Perché le imprese hanno già perso una parte consistente del proprio fatturato per responsabilità non proprie. E poi perché, soprattutto alla ripartenza, niente è o sarà più come prima, si procederà a piccoli passi per diversi mesi. Agli strumenti trasversali per facilitare la riapertura si dovranno sommare necessariamente incentivi settoriali.”

Nel decreto di maggio si parla di incentivi per le riqualificazioni delle abitazioni che ne pensate? Eco e sisma bonus per-metteranno la ripartenza delle costruzioni?
“Come Cna stiamo sostenendo l’incremento del sisma e dell’eco-bonus fino al 110%, così come la trasformazione del credito d’imposta concesso ai privati in titoli di credito cedibili alle banche, perché siamo convinti che darebbe una grande boccata d’ossigeno a tutta la filiera delle costruzioni. Ma non sarà comunque sufficiente a fa-re ripartire tutto il settore o l’economia nel suo complesso. È necessario sbloccare anche gli appalti pubblici, dove la burocrazia e la tendenza delle strutture pubbliche a rimandare le decisioni rappresentano i peggiori nemici. Per questo, a livello nazionale, abbiamo provocatoriamente chiesto la sospensione del codice degli appalti pubblici sul modello seguito per la ricostruzione ponte di Genova, mentre a livello regionale stiamo chiedendo un maggior coinvolgimento delle imprese umbre nell’esecuzione dei lavori”.

Ne serviranno altri?
“Sicuramente sì, per tutto il settore del turismo, per l’ automotive, l’aerospazio e altri ancora. A livello nazionale dobbiamo stimolare la domanda, che si è bloccata in interi settori, ma soprattutto devono riaprire tutte le attività al più presto. Come possiamo immaginare la ripartenza della moda con i negozi di abbigliamento ancora chiusi? Molte aziende che fanno un prodotto finito si stanno dirigendo sul digitale e l’e-commerce ma le vendite on line non sono e non potranno essere sostitutive di quelle più tradizionali. Ugualmente, con i ristoranti chiusi stanno perdendo fatturato anche moltissime imprese dell’agroalimentare.”

Siete soddisfatti del lavoro fatto fin qui dalla regione dell’Umbria?
“Sul lato della tutela della salute sicuramente sì, basti guardare i dati. Sicuramente saremo stati anche fortunati e, almeno per una volta, l’isolamento cronico dell’Umbria si è trasformato in un punto di forza, però il sistema sanitario ha funzionato a dovere”.

Avete colto delle criticità?
“Sì. Ad esempio in Umbria non sono state adottate ordinanze che permettessero un raccordo tra le diverse norme nazionali sulla sicurezza sanitaria nei luoghi di lavoro, cosi come invece è stato fatto in Veneto, Emilia Romagna o Abruzzo. A nostro avviso sono ancora necessarie per creare un clima collaborativo tra imprese, lavoratori, forze sociali ed enti di controllo. In Emilia Romagna, ad esempio, i dispositivi per la protezione individuale (mascherine) vengono considerati rifiuti indifferenziati mentre da noi alcuni enti di controllo li classificano come rifiuti infetti, altri come indifferenziati. Questo sicuramente non aiuta le imprese a ripartire, anche perché i costi di smaltimento sono nettamente differenti a seconda di come venga considerato il rifiuto”.

D’altra parte però la regione dell’Umbria ha adottato alcune misure di sostegno a favore della micro impresa, come il bando Re start, che ne pensate?
“Sul bando Re-start per il momento il nostro giudizio è sospeso, non siamo convinti che sia diretta prevalentemente ai più piccoli perché, ad esempio, solo le aziende che fatturano più di 100mila euro possono sommare l’incentivo ai finanziamenti bancari. Inoltre avremmo preferito che i contributi a fondo perduto fossero separati dal finanzia-mento diretto. Stiamo a vedere cosa succederà nel corso delle prossime settimane”.

Sull’attività svolta dal Governo infine che ne pensate?  
“Siamo convinti che la situazione sia difficilissima per tutti, Governo compreso. Sugli ammortizzatori sociali, nonostante i ritardi nei pagamenti, pensiamo che le scelte fatte siano del tutto condivisibili, garantire la copertura a tutti i lavoratori non era scontato. Su questa materia ci auguriamo che venga rifinanziato in maniera adeguata anche il fondo di solidarietà dell’artigianato (Fsba) che fino ad oggi ha dato buona prova di sé avendo già pagato tutte le pratiche riferite al mese di marzo ma che con le cui sole risorse non riuscirà a far fronte agli impegni per i mesi prossimi.
Sul decreto liquidità invece ci aspettiamo correzioni importanti che possano ridare ruolo ai confidi delle associazioni, l’ultimo baluardo che hanno le imprese per confrontarsi alla pari con il sistema bancario. Sugli incentivi a fondo perduto per le piccole imprese e su quelli settoriali il giudizio, anche qui, è sospeso, attendiamo di vedere cosa conterrà la versione finale del decreto di maggio. Ciò che va cambiato subito è il Cura Italia, laddove prevede che i contagi dei lavoratori vengano considerati infortuni sul lavoro, innescando assurde responsabilità penali per gli imprenditori.
Infine sulle riaperture, come abbiamo già avuto modo di dire, condividiamo la volontà di una ripartenza differenziata sulla base delle caratteristiche dei singoli territori.”


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Maggio 13, 2020
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Manifatturiero, il futuro spaventa: intervista Giannangeli alla Nazione

Manifatturiero incertezze

Riportiamo il testo integrale dell’articolo

Le incertezze per il blocco della domanda accrescono i timori delle imprese.
Giannangeli: “Subito misure per favorire la ripresa”

Le incertezze derivanti dal blocco della domanda, sia interna che estera, preoccupano le aziende manifatturiere umbre, comparto che occupa 70mila addetti e sviluppa un fatturato annuo di 11,5 miliardi di euro, pari al 30% di quello dell’intero sistema economico regionale.

«Il futuro stavolta spaventa davvero, dice Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria.

Il lockown è già costato oltre 1,2 miliardi di euro alle 7mila imprese manifatturiere umbre, come rilevato da una nostra indagine realizzata in collaborazione con il centro studi Sintesi. Settori strategici per il sistema produttivo regionale, come la moda, la meccanica, la casa e l’agroalimentare, che da soli rappresentano il 30% del fatturato dell’intero sistema economico umbro.

Preoccupa l’incertezza per il futuro, anche perché l’export, che ha rappresentato il cavallo di battaglia del comparto, non riprenderà a breve».

Da qui, secondo il direttore di Cna Umbria, la necessità di aprire una discussione a livello regionale sulla riprogrammazione dei fondi comunitari. «Su scala regionale – continua Giannangeli – non possiamo chiedere incentivi per far ripartire la domanda in settori strategici a livello mondiale, come ad esempio l’aerospazio, ma possiamo mettere in campo incentivi per facilitare nuovi investimenti di micro, piccole e medie imprese che operano nei settori più disparati.

È proprio nella crisi che dobbiamo scommettere sulla crescita dimensionale delle imprese.

Servono misure differenziate per diverse tipologie di imprese ma è importante aiutare che è disposto a investire nel territorio vedendo nuove opportunità su cui muoversi.»

Anche le mancate ripartenze delle attività commerciali e dei servizi rappresentano un freno alla ripresa del manifatturiero. «Se i negozi di abbigliamento continueranno a restare chiusi ancora per molto, per il settore moda questo si tradurrà nella perdita di ulteriori segmenti della domanda interna. Il settore della meccanica, dal canto suo, sta soffrendo il blocco quasi totale dell’automotive, a cui si sta aggiungendo progressivamente quello dell’aerospazio. Se le auto non si vendono o gli aerei non volano le aziende producono componenti per questi mezzi, cosa faranno fare ai propri dipendenti?
Infine il settore agroalimentare locale sta soffrendo la chiusura dei ristoranti, per cui per le piccole imprese di trasformazione di prodotti locali sarà molto difficile tornare a breve ai livelli di fatturato degli anni scorsi. Lo stesso si può dire anche per il settore casa, i cui mercati principali sono rappresentati dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Servono politiche urgenti e mirate e incentivi per la crescita dimensionale delle imprese per-ché – conclude Giannangeli –se non riprende il manifatturiero, neanche il sistema Umbria potrà reggere. La situazione è drammatica».

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Maggio 13, 2020
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Liquidità alle imprese artigiane: l’articolo del Messaggero

Liquidità imprese artigiane

 

Riportiamo il testo integrale dell’articolo

Giannangeli (Cna): «Riattivare i confidi regionali: gli imprenditori devono poter fare le scelte giuste»

Cozzali (Fidimprese): «Con una garanzia da 10 milioni, s’attivano 120 milioni di prestiti»

In Umbria 7mila imprese artigiane, pari a circa il 30% del totale, sono nel limbo, strette tra due mesi di blocco e prospettive ancora nebulose. Molte di loro fanno affidamento sulle risorse del decreto Liquidità che, però, sono insufficienti per sostenere la loro ripartenza. «Gli imprenditori vanno messi in condizione di prendere le decisioni giuste per le loro aziende – osserva Roberto Giannangeli, direttore generale di Cna – ma se non hanno potere contrattuale con le banche è difficile farlo».

Nasce da qui la richiesta alla Regione, di sostenere e rafforzare i fondi rischi dei Confidi dell’artigianato per accompagnare le imprese nella ripartenza con un apporto finanziario corretto.

«I contraccolpi del lockdown si stanno rivelando pesantissimi e le risorse previste all’interno del decreto Liquidità non basteranno», sostiene Antonello Cozzali, presidente Fidimpresa Umbria, confidi di emanazione della Cna. «Il limite massimo del 25% del fatturato previsto dal governo nella concessione di nuovi finanziamenti da parte del sistema bancario, infatti, impedisce alle imprese di ottenere la liquidità sufficiente a ripartire con tranquillità».

Così, il settore artigiano, che aspetta di riaprire i battenti, ad esempio con parrucchieri ed estetisti, torna a spingere per riattivare il sistema di garanzie regionali attivato tra il 2010 e il 2012 per fronteggiare la crisi economico-finanziaria del 2008. «Strumenti recepiti anche dal testo unico dell’Artigianato approvato nel 2013 che prevedono il rafforzamento dei fondi rischi dei confidi che – aggiunge Cozzali – consentono di ottenere un effetto leva che nessuna misura diretta può garantire. Con 10 milioni di fondo rischi, ad esempio, i confidi potrebbero garantire almeno 120 milioni di finanziamenti alle imprese».

Ne consegue che, calcolando una media di 20mila euro per ogni pratica, tale meccanismo equivarrebbe a facilitare l’accesso al credito per almeno 6mila aziende della regione. «I confidi servono proprio a mettere le imprese nella condizione di operare la scelta più giusta nel trattare con le banche nuove linee di finanziamento», aggiunge Giannangeli. «In Umbria è difficile realizzare un sistema dalle garanzia regionale ma in questi giorni ci sono confidi di altre regioni che stanno facendo finanziamenti diretti alle nostre imprese: è indispensabile che la Regione riprenda in mano questo fascicolo».

Non tutto, infatti, può essere gestito dal sistema bancario. «Gli istituti di credito umbri, che hanno adeguato le procedure al decreto Liquidità, sono ingolfati da pratiche di piccolo o piccolissimo importo», aggiunge Cozzali. «Per la gran parte sono finanziamenti che le banche hanno poco interesse a portare avanti, vista la loro scarsa remuneratività.

L’elevato numero di pratiche arrivate rende inoltre difficili risposte in tempi utili». Molti istituti inoltre sembrano orientati a facilitare il consolidamento dei finanziamenti ante-emergenza, trasformando linee di credito a breve in finanziamenti a lungo termine. «Una soluzione non sempre adeguata alle esigenze delle imprese – sostiene il presidente di Fidimprese – mentre di sicuro i consolidamenti vanno nella direzione di un maggior interesse per le banche che trasformando gli affidamenti su conti correnti e sconti fattura in prestiti a lungo termine, possono ottenere maggiori garanzie dal fondo centrale senza dover passare dal decreto Liquidità».

Si arriva così alla richiesta di rafforzare il ruolo dei confidi artigiani.

«Nessuno, di fronte all’emergenza Covid-19, ha a disposizione i patrimoni e i fondi rischi necessari per accompagnare in banca tutte le imprese, aggiungendo le garanzie accessorie rispetto a quelle concesse dallo Stato», aggiunge Cozzali. «Confidiamo in un riscontro positivo da parte della Regione perché la misura potrebbe essere attuata in tempi brevi applicando norme esistenti».

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Maggio 13, 2020
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