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Umbria“ARANCIONE”: cosa cambia per PARRUCCHIERI ed ESTETISTE

 

Dall’11 novembre in Umbria entrano in vigore le norme anti-Covid previste dal DPCM del 3 novembre per le regioni “arancioni”, cioè le norme dell’art. 2 del DPCM.

Premesso che parrucchieri ed estetiste possono stare aperti, senza limitazioni, c’è però una novità sostanziale.

Sono vietati gli spostamenti da un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione se non per motivi: di studio, di lavoro, di salute, di necessità, oppure per usufruire di un servizio che nel proprio comune non è disponibile.

Quindi, per questa norma, non è possibile andare dal proprio parrucchiere o dalla propria estetista se questo si trova in un comune diverso da quello della propria residenza, a meno che nel proprio comune questo servizio non sia disponibile.

Consapevoli del disagio per la categoria che questa disposizione comporta, abbiamo chiesto approfondimenti alle Prefetture e ad ANCI UMBRIA (l’associazione dei Comuni umbri). Al momento quindi rimane confermata questa interpretazione più restrittiva, ma ci riserviamo di farvi avere gli esiti delle nostre richieste di chiarimenti.

Ricordiamo poi un’altra norma, sempre prevista dal DPCM del 3 novembre e valida per tutte le zone – gialla, arancione, rossa – che riguarda le chiusure degli esercizi all’interno dei centri commerciali nei giorni prefestivi e festivi. Ad oggi, l’interpretazione data da una circolare del Ministero degli Interni e anche dai principali comuni dell’Umbria è quella che tutte le attività all’interno dei centri commerciali, quindi anche parrucchieri ed estetiste, devono stare chiusi di sabato e di domenica, fatta eccezione per quelle indicate espressamente dal DPCM (farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole).

Anche su questa norma CNA si riserva di informare tutte le imprese associate in caso di novità.

 


 

Per maggiori informazioni contattare:

 

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Novembre 11, 2020
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ORARI più LUNGHI per PARRUCCHIERI ed ESTETISTE

orari parrucchieri estetiste

Garantire orari più lunghi e flessibilità sui giorni di apertura ai parrucchieri, alle estetiste e ai tatuatori.

Obiettivo: permettere loro una riorganizzazione del servizio nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza anti Covid.

È la richiesta che abbiamo avanzato ai Comuni dell’Umbria per sostenere le imprese del benessere che sono state tra le prime a chiudere a causa dell’emergenza Coronavirus.

Queste imprese hanno riaperto le loro attività solo da qualche giorno. Una riapertura che si è accompagnata a una vera e propria riorganizzazione del servizio, per poter rispettare scrupolosamente tutte le misure previste dai protocolli anti-contagio per il settore. Ciò comporta un notevole allungamento dei tempi di esecuzione del servizio e delle operazioni di pulizia e sanificazione necessarie tra un cliente e l’altro.

Già molte amministrazioni hanno dato prova di disponibilità e piena collaborazione.

Vedi qui le ordinanze emesse dai Comuni di:

Anche nel Comune di Perugia, pur senza un’ordinanza specifica, è consentita la deroga alla disciplina sugli orari di apertura delle attività, compresi parrucchieri, estetiste e tatuatori.

 

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Maggio 27, 2020
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“Hair For Emergency”, omaggio agli operatori sanitari

 

Si chiama “Hair For Emergency” il progetto che coinvolge gli acconciatori della regione, nato dalla collaborazione di Cna Umbria e Art Inside.

L’iniziativa vuole essere un omaggio agli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza ai malati di Coronavirus e alle forze dell’ordine che hanno garantito il rispetto delle regole in questa fase di emergenza sanitaria.

Apprezziamo molto i parrucchieri umbri – afferma Marina Gasparri, responsabile regionale di Cna Benessere, l’unione che raggruppa le imprese del settore -, che pur trovandosi in una situazione di fortissimo disagio avendo dovuto chiudere del tutto le proprie attività per contrastare la diffusione del coronavirus, subendo una perdita economica rilevante, hanno deciso di far coincidere la riapertura dei saloni il 18 maggio, con l’offerta di un voucher di 100 euro a tutti gli operatori sanitari coinvolti nel contrasto al Covid-19 e ai rappresentanti delle forze dell’ordine.”

Il voucher va ritirato entro un mese dalla riapertura nei saloni che aderiscono all’iniziativa e sarà spendibile in quattro volte (ognuna per un massimo di 25 euro).

Si tratta del nostro ringraziamento a queste categorie di lavoratori anche se per noi rappresenta uno sforzo economico consistente – spiega Gianni Marcantonini di Art Inside – In Umbria siamo oltre 1.700 parrucchieri e diamo lavoro a una media di 2,5 persone ciascuno, per un totale di addetti che si aggira intorno alle quattromila unità. Lo stop forzato ha procurato a tutti noi un danno economico ingente, per questo abbiamo urgente bisogno di riprendere l’attività. In Umbria fortunatamente abbiamo avuto pochi contagi, anche perché siamo stati tutti bravi a rispettare le regole del lockdown.” 

Ora si passa alla fase 2.

“Noi – aggiunge Marcantonini – siamo disposti a fare la nostra parte, allungando gli orari, distanziando i clienti e adottando tutti gli accorgimenti possibili pur di riaprire e combattere il fenomeno dell’abusivismo che, in questo periodo di chiusura, sta dilagando nel nostro settore.”

Hai un salone di acconciatura e vuoi aderire all’iniziativa? Scarica i materiali:


Per maggiori informazioni:

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Maggio 18, 2020
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“Subito l’ORDINANZA di RIAPERTURA per il settore BENESSERE”

 

Le condizioni per ripartire nel rispetto della sicurezza ci sono tutte, perciò auspichiamo che la Regione firmi subito l’ordinanza per la riapertura delle imprese del benessere.”

Lo si legge in una nota congiunta di Cna Umbria e Confartigianato Imprese Umbria.

A pochi giorni dalla possibile riapertura – almeno a giudicare dagli annunci – di parrucchieri, estetiste e tatuatori, la confusione regna sovrana. Eppure gli operatori del settore sono pronti da tempo e chiedono a gran voce di poter tornare al loro lavoro, nel rispetto di tutte le procedure per garantire a clienti e dipendenti, oltre che a loro stessi, la massima sicurezza.

Le due associazioni ieri hanno consegnato alla presidente Tesei, insieme alla rinnovata richiesta di apertura dal 18 maggio, le linee guida anti-contagio specifiche per il settore, che in Umbria, tra parrucchieri, estetiste e tatuatori conta oltre duemila imprese e altre migliaia di addetti.

“Le misure contenute nel documento che abbiamo consegnato alla presidente – afferma Piero Montanucci, parrucchiere e dirigente di Cna Umbria, – tengono conto del protocollo nazionale sulla sicurezza firmato tra governo e parti sociali il 24 aprile, dei codici di autoregolamentazione che le associazioni si sono date, nonché delle recenti indicazioni di Inail e ISS, che, lo ricordiamo, hanno carattere tecnico e non normativo e vogliono essere, a detta degli stessi estensori, delle indicazioni per prendere decisioni.”

Le linee guida che abbiamo individuato – aggiunge Roberta Caracciolo, presidente regionale dei parrucchieri di Confartigianato – secondo noi rappresentano l’equilibrio migliore tra efficacia e sostenibilità delle misure, perché sono indicazioni ispirate alla massima sicurezza, ma al tempo stesso sono concretamente attuabili all’interno dei centri e dei saloni. Considerando, peraltro, che i costi dell’introduzione di queste nuove procedure sono altissimi.”

Le linee guida proposte si dovranno trasformare in singoli e specifici protocolli aziendali, diversi da impresa a impresa, che le aziende dovranno predisporre e attuare con la massima attenzione per ridurre al minimo ogni possibilità di contagio. La scrupolosa attuazione di queste misure metterà il datore di lavoro al riparo da possibili responsabilità; responsabilità non di poco conto, visto che il contagio di un dipendente viene assimilato agli infortuni, con tutto ciò che ne deriva anche in termini penali.

Pensiamo che a questo punto – ribadiscono Montanucci e Caracciolo – i servizi alla persona abbiano tutte le carte in regola per ripartire, soprattutto in Umbria, dove abbiamo dimostrato un forte senso di responsabilità che ha contribuito certamente a contenere il numero di casi di Covid-19.

Attendere ancora significherebbe per molte imprese non rialzare le saracinesche, mentre gli abusivi avranno sempre più spazio per fare affari a scapito di tutti mettendo a rischio la salute delle persone.”

 

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Maggio 15, 2020
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UMBRIA ZONA BIANCA per ripartire

umbria zona bianca

Partire dall’evidenza dei dati scientifici e statistici per trasformare l’Umbria in una regione modello, una zona bianca in cui sperimentare per primi, a livello nazionale, la riapertura delle imprese di servizi alla persona dopo quasi due mesi di lockdown per contrastare la diffusione del contagio da coronavirus.”

Piero Montanucci, titolare di un salone di acconciatura e storico dirigente di Cna Umbria, ne è convinto, così come le circa 400 imprese umbre del settore che hanno sottoscritto una lettera-appello indirizzata alla Presidente della giunta regionale, Donatella Tesei, e ai prefetti di Perugia e Terni.

“Assorbiti la delusione e il malumore per la decisione del governo nazionale di escludere il nostro e altri settori dalla ripresa dell’attività a partire dal 4 maggio, noi rilanciamo con la proposta di trasformare invece l’Umbria in un laboratorio nazionale per far tornare all’attività i servizi alla persona, a cui potrebbero aggiungersi anche bar e ristoranti. Vorrà pur dire qualcosa avere dati molto bassi di contagio rispetto a moltissime altre regioni e un R0 che, già all’inizio di aprile era di pochi decimali percentuali!”

Secondo l’istituto superiore di Sanità l’indice R0 rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione non immune a un agente patogeno, in questo caso rappresentato dal Coronavirus.

“Vuoi che il caso umbro sia stato determinato dalla fortuna, o dallo storico isolamento infrastrutturale tante volte denunciato, o dal carattere dei suoi abitanti, o dalla giustezza delle scelte operate dalle autorità sanitarie, o perché come cittadini siamo stati bravi e abbiamo dimostrato senso di responsabilità durante il lockdown, o per tutti questi motivi insieme, appare evidente che ripartire con tutte le attività per noi sarà più facile rispetto alla Lombardia. Naturalmente deve trattarsi di una ripartenza tracciata a livello nazionale dal punto di vista legislativo e adottando tutti i protocolli necessari.

La nostra categoria, che ha ben presente l’importanza della sicurezza sanitaria nell’erogazione dei servizi, è disponibile a confrontarsi con le organizzazioni sindacali per arrivare, se fosse necessario, a una definizione più puntuale dei protocolli di sicurezza nazionali. Il malcontento della nostra categoria è comprensibile, le difficoltà a cui moltissimi andrebbero incontro se il blocco dovesse protrarsi nel tempo sono enormi. Comprendiamo le difficoltà del Governo nel dover far fronte a un evento così grave e inaspettato come quello che ha colpito il nostro Paese, ma riteniamo che all’interno di una cornice unitaria siano maturi i tempi per una riapertura diversificata e modulare, guidata dalle evidenze scientifiche dei dati sull’andamento dei contagi a livello delle singole regioni.

Perciò chiediamo alle istituzioni e a tutte le forze politiche regionali di adoperarsi subito affinché l’Umbria diventi un laboratorio nazionale. Ce lo permettono i dati ma anche il grande sforzo economico, sia pubblico che privato, che ha permesso di fare ingenti investimenti per rafforzare in poco tempo le terapie intensive sul nostro territorio. Ci rendiamo conto che la nostra proposta può rappresentare una grande sfida, sia per il Governo che per la stessa Regione, ma noi siamo pronti a fare la nostra parte.

Abbiamo un impegno morale – conclude Montanucci -, sia con i clienti che con i nostri dipendenti e con le nostre famiglie.”

 

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Aprile 29, 2020
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Settore BENESSERE, ABUSIVI in AZIONE

 

“Mentre i provvedimenti del Governo hanno imposto la chiusura alle imprese del benessere per contrastare la diffusione del Coronavirus, gli abusivi di queste professioni continuano a lavorare. Si tratta di un pericolo grave per tutta la collettività e l’ennesimo schiaffo in faccia agli operatori regolari.”

La denuncia arriva da Marina Gasparri, responsabile regionale di Cna Benessere Umbria, che aggiunge: “Con la chiusura dei centri di estetica, dei saloni di acconciatura e delle attività di tatuaggio e piercing, si è creato uno spazio vuoto in Umbria (ma anche altrove), diventato territorio esclusivo di chi opera al di fuori di ogni regola, a partire da quelle sulla sicurezza. Senza nessun ritegno, infatti, le offerte degli abusivi sui social e con il passa parola  si sono moltiplicate. È un fenomeno gravissimo, soprattutto in questo periodo: chi esercita abusivamente, oltre al grave danno economico e sociale, mette a rischio la salute delle persone e la propria, recandosi presso le abitazioni in aperta violazione delle norme igieniche e delle procedure indispensabili per evitare il diffondersi del contagio. Per gli operatori regolari,  che hanno correttamente sospeso ogni attività sopportando le conseguenze economiche di un mese di mancati ricavi, è l’ennesima beffa. Come CNA ricordiamo a chi sceglie di ricorrere a un operatore abusivo che viola la legge due volte: la prima perché si avvale di persone che lavorano in modo illegale, la seconda perché contravviene alle norme contro il contagio. Inoltre corre gravi rischi per la propria salute e per quella dei familiari.

Ci stiamo adoperando per chiedere alle autorità di controllo di avviare azioni specifiche  per bloccare l’operato degli abusivi nel settore Benessere. Qui non si tratta  solo di un problema di evasione fiscale e lavoro nero, ma anche e soprattutto di salute pubblica.”

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Aprile 07, 2020
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Aprile 03, 2020
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CORONAVIRUS, imprese del BENESSERE in GINOCCHIO

“Dopo quelle del turismo e del trasporto persone, sono le imprese del benessere a subire un colpo durissimo a causa dell’emergenza coronavirus. Chiediamo anche per loro chiarezza sulle regole e l’attivazione di tutte le misure di protezione allo studio per le categorie più colpite”.

Ad affermarlo è Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria.

Sono oltre duemila in Umbria, tra parrucchieri, estetiste e tatuatori, le imprese coinvolte. Uno dei pochi settori cresciuto costantemente negli ultimi anni, sia per numero di attività che in termini di occupazione.

“La crisi deriva soprattutto dalla contraddittorietà delle norme contenute nell’ultimo decreto entrato in vigore lunedì scorso. Infatti – prosegue Giannangeli – se da un lato il provvedimento consente lo spostamento delle persone solo per motivi di comprovata necessità, limitandoli essenzialmente al lavoro, alle visite mediche e all’approvvigionamento di farmaci e generi alimentari, dall’altro dà la possibilità agli operatori del settore benessere di proseguire l’attività purché adottino le precauzioni legate all’igiene degli ambienti – peraltro già obbligatoria per legge per queste attività – e lavorino su appuntamento. Le Faq del Mise hanno chiarito che il requisito della distanza minima di un metro, che per questo tipo di prestazioni è praticamente impossibile rispettare, può essere risolta tramite l’utilizzo di mascherine e guanti di protezione. Il problema è che i clienti non ci sono, gli appuntamenti già presi vengono disdetti. La categoria è divisa sull’atteggiamento da tenere: la maggioranza dei titolari ha optato per la chiusura, ma ci sono tanti, soprattutto tra quelli più giovani che magari hanno fatto investimenti e attivato mutui e finanziamenti, che stanno cercando di proseguire. Probabilmente la soluzione per garantire la sicurezza di tutti i cittadini è quella di disporre la chiusura obbligatoria di tutti gli esercizi. Ma una misura di questo tipo deve essere obbligatoriamente accompagnata dall’inserimento di questa categoria di imprese tra quelle maggiormente colpite e che quindi potranno usufruire per legge della sospensione dei mutui e della dilazione di tutte le scadenze fiscali, contributive e tributarie. Inoltre bisogna considerare che una parte di questi operatori esercita autonomamente: anche per questi va previsto l’indennizzo che dovrà essere riconosciuto per le partite Iva”.

E se la gran parte di queste misure deriva da provvedimenti nazionali, anche le Regioni hanno un ruolo nel cercare di fare chiarezza.

“Facciamo presente che altre Regioni si sono già espresse in merito ai problemi e ai quesiti avanzati dalle imprese del settore: ad esempio la Campania ha deciso per la chiusura di tutte le attività, mentre l’Emilia Romagna ne ha regolamentato le aperture. In Umbria invece stiamo fermi, mentre alcuni Comuni cominciano a muoversi autonomamente, come dimostra la decisione del sindaco di Gualdo Tadino, che ha imposto la serrata a questi esercizi. Inoltre non passa giorno senza che emergano casistiche particolari, anche in altri settori, che vanno risolte attraverso un tavolo di coordinamento regionale tra Istituzioni, Asl e imprese. È il momento di fare un po’ di chiarezza, perché nulla alimenta il panico come il clima di confusione. E oggi abbiamo bisogno di tutto, tranne che di altro panico” – conclude il direttore di Cna Umbria.

 

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Marzo 11, 2020
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Anche il BENESSERE è in CRISI

benessere in crisi

 

Oltre al turismo, al trasporto persone e alle imprese che esportano, con l’applicazione del nuovo DECRETO anche il settore BENESSERE – acconciatori, estetiste e tatuatori –  è entrato in crisi vista la contraddittorietà delle norme che regolamentano e, in parte, impediscono le attività.

In altre regioni sono state adottate delle ordinanze per il settore benessere, vedi ad esempio la Campania, che ha optato per la chiusura degli esercizi, o l’Emilia Romagna che ha regolamentato le aperture.

Siamo invece in attesa, e chiediamo con forza, una presa di posizione sul tema da parte della Regione Umbria.

Come avevamo già detto nei giorni scorsi (leggi qui) comunicheremo tempestivamente tutte le novità o gli aggiornamenti in merito.


Marina Gasparri – 075 5059160 – marina.gasparri@cnaumbria.it

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Marzo 11, 2020
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Covid-19: le norme per PARRUCCHIERI, ESTETISTE e TATUATORI

coronavirus parrucchieri estetiste tatuatori

La natura delle attività svolte presso parrucchieri, estetiste e tatuatori sta sollevando molti dubbi interpretativi sull’applicazione dei decreti per contenere il contagio da Coronavirus.

Allo stato attuale delle cose non sembrano essere necessarie misure specifiche rispetto a quelle che si applicano normalmente e che prevedono la disinfezione e sterilizzazione di tutti gli strumenti e degli ambienti di lavoro.

Si ricorda che anche i centri di acconciatura, di estetica e di tatuaggio e piercing sono obbligati a:

  • mettere a disposizione di addetti, clienti e visitatori, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani
  • esporre le misure igienico – sanitarie contenute nel decreto (clicca qui)
  • ricevere i clienti solo su appuntamento e in un rapporto di uno a uno (un cliente, un operatore)  così da evitare la presenza nel locale di clienti in attesa. Il personale dovrà indossare guanti e mascherina

Per ulteriori informazioni sulla prevenzione da coronavirus e l’attività di parrucchieri, estetiste e tatuatori, contatta

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Marzo 09, 2020
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