Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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“SCONGIURIAMO un secondo LOCKDOWN”

Appello delle associazioni dell’artigianato e del commercio, che chiedono un tavolo di concertazione per scongiurare una seconda chiusura

lockdown

Mauro Franceschini – Giorgio Mencaroni – Renato Cesca

Il sistema produttivo non reggerebbe di fronte a un secondo lockdown, che va evitato almeno quanto il contagio. Bisogna fare l’impossibile per trovare una strategia di convivenza con il Covid-19 senza cancellare, in un solo colpo, migliaia di imprese e di posti di lavoro.”

La dichiarazione arriva dai presidenti delle principali sigle dell’artigianato e del commercio, Renato Cesca, Mauro Franceschini e Giorgio Mencaroni, rispettivamente alla guida di Cna, Confartigianato e Confcommercio.

“Non esistono ristori in grado di tenere dignitosamente in piedi le imprese costrette alla serrata e preservare i posti di lavoro dei loro dipendenti, nonostante lo strumento della cassa integrazione speciale, il cui meccanismo di erogazione, peraltro, sta rivelando enormi lacune – afferma Giorgio Mencaroni -. Oltretutto, questo mini lockdown introdotto con l’ultimo Dpcm sta già producendo effetti non solo sui settori direttamente interessati dalla chiusura, ma anche su altre attività in qualche modo interconnesse, come l’agroalimentare, i trasporti, la cartografia, gli organizzatori di eventi, le lavanderie e altre ancora”.

“Non solo – aggiunge Mauro Franceschini -. Il clima di estrema incertezza causato dalla situazione sta generando uno stallo anche in quei settori che, invece, negli ultimi mesi avevano avuto una buona ripresa, come quello delle costruzioni grazie all’effetto del superbonus. L’unica possibilità che abbiamo per salvarci, perciò, è moltiplicare gli sforzi per trovare un modo condiviso che tuteli al tempo stesso il diritto alla salute e la sopravvivenza del sistema economico. Come associazioni di rappresentanza delle imprese abbiamo il diritto e il dovere di tutelarle dal default e di evitare la cancellazione di migliaia di posti di lavoro. Bene sta facendo la Regione nell’approntare i posti di terapia intensiva concordati con il governo, ma dobbiamo essere consapevoli che probabilmente ne serviranno almeno 180-200 per garantire assistenza non soltanto ai malati Covid, ma anche a tutti gli altri. Quindi vanno messe in cantiere anche le assunzioni di personale sanitario necessario al funzionamento di questi reparti. Inoltre noi crediamo che vadano anche intensificati i controlli sul rispetto delle misure di sicurezza sanitaria e riorganizzato il servizio del trasporto pubblico locale attraverso la riduzione della portata dei bus e l’aumento dei mezzi disponibili.”

“Alla luce del notevole incremento dei contagi – aggiunge Mencaroni – crediamo che la Regione debba rivedere la destinazione delle risorse economiche adottate a sostegno dell’economia, riservando una parte dei 37 milioni messi sul piatto al ristoro delle imprese costrette alla chiusura nonostante l’introduzione, nei mesi scorsi, delle misure di sicurezza concordate tra Governo, Regioni e parti sociali; anche perché da un primo esame del decreto ristori sembrerebbero escluse diverse attività. Un ristoro al quale, secondo noi, dovrebbero dare un contributo anche i Comuni, finanziati abbondantemente dai decreti governativi emanati durante l’emergenza, e che finora hanno fatto poco sia a favore delle imprese che dei lavoratori.”

Per le imprese che vogliono riposizionarsi sul mercato – esordisce Renato Cesca – la priorità è quella di digitalizzarsi. Condividiamo la volontà della Regione di destinare risorse importanti all’aumento delle competenze digitali attraverso la formazione professionale, ma servono soprattutto bandi specifici che, attraverso consulenze digitali e investimenti in software e l’avvio di processi di riorganizzazione permettano alle imprese di potersi riposizionare in un mercato in profonda trasformazione. Quindi sarebbe opportuno un nuovo bando sul digitale con intensità di aiuto maggiore rispetto a quelle previste dal Bridge to digital, la cui graduatoria andrebbe comunque rifinanziata fino ad esaurimento. Lo stesso andrebbe fatto con i bandi Pia (progetti integrati aziendali) se la Regione vuole far ripartire gli investimenti. Anche in questo caso, infatti, su 95 progetti presentati, ne sono stati finanziati solo 40. Siamo consapevoli che esiste anche qualche impresa medio-grande per cui rivestono rilevanza la ricerca e sviluppo, ma in questo momento riteniamo impensabile destinare risorse solo su questo tipo di misure. Da ultimo vorrei anche ricordare che esistono già graduatorie di bandi per la realizzazione di investimenti nelle aree terremotate non finanziati adeguatamente, che dovrebbero essere riconsiderate visto che nelle aree colpite dal sisma il prezzo pagato da imprese e lavoratori è anche maggiore”.

“Siamo arrivati a un punto – concordano i tre presidenti di Confcommercio, Confartigianato e Cna – in cui la collaborazione tra tutte le parti in causa è l’unico modo per provare a uscire dignitosamente dal periodo forse più buio della nostra vita. Ecco perché – concludono – riteniamo che vada istituito subito un tavolo di concertazione che possa decidere sulle misure future da adottare per fronteggiare l’emergenza.”

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Ottobre 30, 2020
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TAMPONI, ecco i LABORATORI ACCREDITATI

Hai la necessità di fare tamponi per la ricerca del virus SARS-CoV-2?

Pubblicato lo scorso 30 settembre l’elenco regionale dei laboratori privati in possesso di accreditamento istituzionale autorizzati con metodica rRT-PCR su tamponi orofaringei e rinofaringei (D.G.R. n. 571/2020)

1. Istituto Analisi Cliniche Minerva s.r.l. (DD n. 7184 del 12/08/2020, DD n. 7943 del 09/09/2020, DD n. 8390 del 23/09/2020)
Via F.lli Pellas n. 50/52, Perugia

2. Galeno Srl – Laboratorio Analisi Cliniche (DD n. 7375 del 24/08/2020)
Via Martiri dei Lager n.7, Perugia

3. Laboratorio di Analisi Alexander Fleming srl (DD n. 7502 del 26/08/2020)
Via San Michele Arcangelo n. 8P, Bastia Umbra (PG)

4. Laboratorio Crabion srl (DD n. 7582 del 28/08/2020)
Via Ponchielli n. 8, Comune di Corciano (PG)

5. Laboratorio Chirofisiogen Center srl (DD n. 7877 del 08/09/2020)
Via della Valtiera, 225 – Collestrada (PG)

6. Laboratorio Centro Diagnostico Trasimeno srl (DD n. 8627 del 30/09/2020)
Via F.lli Rosselli, 8 – Castiglione del Lago (PG)

7. Laboratorio Biochimico Tiferno srl (DD n. 8628 del 30/09/2020)
Via Morandi, 23 – Città di Castello (PG)

8. Laboratorio Salvati Diagnostica srl (DD n. 8895 del 07/10/2020)
Piazza del Mercato, 61 – Terni

9. Laboratorio CLINILAB srl (DD n. 8896 del 07/10/2020)
Via Manzoni, 418 – Ponte San Giovanni – Perugia

10. Laboratorio LAB 2000 snc (DD n. 9299 del 19/10/2020)
Via San Pio X, 62 – Santa Maria degli Angeli, Comune di Assisi (PG)

Elenco regionale dei Laboratori privati autorizzati al test molecolare per SARS-CoV-2 (DGR 571_2020)

ELENCO REGIONALE DEI LABORATORI CHE EFFETTUANO IL TEST ANTIGENE PER LA RICERCA DI SARS-CoV-2 (D.G.R. n. 915/2020 e D.D. n. 9530/2020) (26 NOVEMBRE 2020)

Vuoi fare i test sierologici? Scopri qui le convenzioni per associati CNA Umbria

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Ottobre 30, 2020
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SPORT di CONTATTO, c’è l’ORDINANZA

sport di contatto

Pubblicata ieri (6 luglio 2020) l’ordinanza della Regione Umbria che regola la riapertura degli sport di contatto e di squadra a partire dall’8 luglio.

Le attività sportive potranno essere praticate rispettando scrupolosamente le linee guida approvate il 25 giugno scorso dalla Conferenza delle Regioni.

Se hai dei dubbi e richieste di chiarimenti contatta i nostri uffici territoriali (qui trovi l’elenco delle sedi).

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Luglio 07, 2020
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“MONTELUCE, pochi giorni per NON FALLIRE”

“Se non si individua immediatamente una soluzione-ponte, dal 30 giugno le imprese che hanno realizzato i lavori a Monteluce rischieranno seriamente il fallimento. Se la Regione c’è batta un colpo.”

Sembra arrivata al capolinea, dunque, l’operazione urbanistica che avrebbe dovuto trasformare l’area dell’ex ospedale di Perugia in un quartiere moderno e fulcro della città del futuro: il consorzio di imprese coinvolte nella realizzazione degli immobili, che nonostante le opere completate non ha ancora ricevuto i compensi dovuti, ha appena 11 giorni per non subire azioni da parte dei rispettivi creditori con rischio di apertura di procedure fallimentari o di altra natura concorsuale.

Mario Riccioni, presidente del consorzio Monteluce, mastica parole amarissime. “Dopo il danno anche la beffa. È dal 2018 che le Imprese attendono di essere pagate per la seconda tranche di lavori svolti. Non è bastato che il fondo Umbria, dopo aver venduto ad Ater (che li ha affittati ad Adisu) gli immobili consegnati, sembrerebbe aver destinato l’intero incasso alle banche creditrici anziché alle imprese esecutrici. Non è bastato nemmeno che la soluzione individuata nella primavera 2019 andasse in fumo con l’uscita di scena dell’ex presidente della giunta regionale, che ne era stata la promotrice. A restare lettera morta, stavolta, è l’impegno che la nuova giunta si era presa all’inizio di quest’anno, quando si era prospettata un’operazione ponte che, a seguito di una garanzia da parte di Gepafin, avrebbe permesso di dare ossigeno alle Imprese, in attesa che si trovasse un acquirente per gli immobili realizzati o si individuassero altre soluzioni. Oggi, a pochi giorni dalla scadenza ultima dell’accordo di moratoria, mentre le Imprese hanno fatto i loro passi trovando anche una banca disposta a concedere il prestito, è proprio la garanzia promessa dalla finanziaria regionale a venire meno. Il risultato sarà che le imprese che fanno parte del consorzio rischiano di fallire per aver anticipato i soldi necessari a realizzare le opere, ed il quartiere di Monteluce resterà un’opera incompiuta e una ferita profonda nella città di Perugia.”

Ma insieme alla sofferenza, tra le imprese c’è anche la volontà di andare fino in fondo, alla ricerca delle risposte alle troppe domande rimaste ancora sospese.

“Questo voler parlare del fondo sempre in terza persona da parte della Regione, ma anche di Gepafin e dell’Università di Perugia, che invece ne rappresentano circa il 70%, non solo non fa onore alle massime istituzioni dell’Umbria, ma è diventata una litania che non può più continuare. Da tempo si sente parlare di revocatoria per l’atto di vendita con il quale la BNP Paribas REIM SGR (società del gruppo BNP Paribas), che da sempre gestisce il Fondo Umbria, ha portato a termine la vendita degli immobili oggi sede dello studentato dell’Adisu, utilizzando come sembrerebbe l’intero ricavato per ripianare i debiti del Fondo con le banche, tra le quali anche una propria partecipata! Ma finora nessuno dei soggetti pubblici coinvolti ha chiesto un parere legale per verificarne la fattibilità, né sono state individuate o cercate altre exit strategies. Ci chiediamo dove siano gli organi di controllo del Fondo – peraltro vigilato da Bankitalia – e se i suoi poteri siano solo consultivi o vincolanti. Dov’è il regolamento che ne ordina il funzionamento? Dove sono i bilanci?”

Tra i tanti punti interrogativi c’è anche quello della reale situazione finanziaria del fondo Umbria nel momento in cui, nella primavera del 2017, veniva sottoscritto il contratto con il Consorzio di imprese per la seconda tranche di lavori. “Non vorremmo – prosegue Riccioni – che già in quel momento il fondo fosse in condizioni di insolvenza e che le imprese, ignare, anziché un contratto di appalto abbiano firmato la loro condanna a morte.”

Non mancano nemmeno i sospetti di eventuali interessi speculativi legati al fallimento del fondo stesso, “magari per acquistare l’intera area di Monteluce al valore equivalente a un piatto di lenticchie.”

La Regione non può restare immobile se vuole realmente tentare di risolvere il problema Monteluce – incalza il Presidente del Consorzio Monteluce -. E c’è un unico modo per dimostrarlo: trovare una soluzione ponte per neutralizzare la scadenza del 30 giugno e riprendere in mano la strada individuata nella primavera 2019, dando un po’ d’ossigeno alle imprese coinvolte. Chi si candida a governare un ente, deve farlo accollandosene anche l’eredità. La giunta non può approcciare la questione unicamente da un punto di vista politico, restando immobile in attesa del fallimento di un progetto solo perché l’operazione era nata sotto altre amministrazioni, sia pur esse colpevoli. Ci sarà modo e tempo per accertare eventuali responsabilità e comportamenti distorti, ma oggi è indispensabile dare un segnale forte e tangibile, altrimenti insieme al progetto ed alle imprese – conclude Riccioni – a pagare il prezzo del fallimento sarà l’intera città di Perugia.”

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nazione
MESSAGGERO

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Giugno 20, 2020
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Anche il BENESSERE è in CRISI

benessere in crisi

 

Oltre al turismo, al trasporto persone e alle imprese che esportano, con l’applicazione del nuovo DECRETO anche il settore BENESSERE – acconciatori, estetiste e tatuatori –  è entrato in crisi vista la contraddittorietà delle norme che regolamentano e, in parte, impediscono le attività.

In altre regioni sono state adottate delle ordinanze per il settore benessere, vedi ad esempio la Campania, che ha optato per la chiusura degli esercizi, o l’Emilia Romagna che ha regolamentato le aperture.

Siamo invece in attesa, e chiediamo con forza, una presa di posizione sul tema da parte della Regione Umbria.

Come avevamo già detto nei giorni scorsi (leggi qui) comunicheremo tempestivamente tutte le novità o gli aggiornamenti in merito.


Marina Gasparri – 075 5059160 – marina.gasparri@cnaumbria.it

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Marzo 11, 2020
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TRASPORTO PUBBLICO locale, CNA chiede TAVOLO di confronto

tpl umbria

Enrico Ceccarelli, presidente CNA Fita Umbria

La situazione del Trasporto Pubblico Locale (TPL) in Umbria è sempre più preoccupante e a farne le spese sono soprattutto i cittadini e le imprese private.

Infatti:

  • i tagli ai servizi già operati e di nuovo annunciati per far fronte a una cronica mancanza di coperture finanziarie al piano regionale del trasporto
  • e i ritardi cronici nei pagamenti maturati

oltre ad avere ricadute negative sulla qualità del servizio offerto, stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza dei tanti operatori privati.

Stiamo parlando di:

  • oltre 120 imprese artigiane di trasporto
  • un totale di circa 1000 addetti

che, nei tre bacini regionali, effettuano meno del 20% del servizio, con un prezzo medio applicato ben al di sotto della media regionale corrisposta come contributo del servizio da parte dell’ente pubblico.

La situazione attuale è tale da obbligare ad alcune scelte per:

  • far fronte alle emergenze del momento
  • definire i criteri per le decisioni imminenti:
    • nuova gara di affidamento del TPL in Umbria
    • nuovo piano regionale del trasporto, finalmente efficace e sostenibile

Per questi motivi CNA Umbria, insieme alle altre associazioni di categoria, ha chiesto all’Assessore regionale ai Trasporti, Enrico Melasecche,  la costituzione di un tavolo di confronto dove avviare la discussione sul futuro del trasporto pubblico locale in Umbria.

Leggi qui l’intervista del Corriere dell’Umbria a Enrico Ceccarelli, presidente CNA Fita Umbria

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Febbraio 03, 2020
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MONTELUCE, da speranza a INCUBO

Appello di Cna: “Rischio fallimento per le imprese edili che hanno eseguito i lavori nell’area dell’ex ospedale di Perugia”

monteluce

Pasquale Trottolini, Responsabile CNA Costruzioni Umbria

Quella che doveva essere un’operazione urbanistica “fiore all’occhiello” della città di Perugia, rischia invece di diventare la pietra tombale per chi ha eseguito i lavori e di trasformare l’area in un quartiere fantasma. Proprio così: il progetto Monteluce, pensato anni fa per riqualificare e rigenerare attraverso un modello di partnership pubblico-privata l’area a ridosso del centro storico rimasta orfana dell’ospedale e delle facoltà universitarie, è a un passo dal trasformarsi nel peggior incubo per le 30 imprese esecutrici dei lavori e per la città di Perugia.

Lanciamo un appello urgente alle Istituzioni – dichiara Massimiliano Sciattella, presidente di Cna Costruzioni – affinché le imprese che fino a qualche mese fa sono state impegnate nello svolgimento dei lavori, vengano finalmente pagate. Ad oggi sono già tre quelle che sono state costrette a chiedere il concordato preventivo, ma il rischio è che, a ruota, seguano tutte le altre, con conseguenti ingenti danni economici e sociali. Ricordo che queste imprese devono ancora riscuotere ben 3 milioni di euro dal 2018 e che a loro non sono andate nemmeno le briciole dei proventi della vendita di alcuni degli immobili già realizzati. Come può sopravvivere un’impresa a queste condizioni?”.

Il fondo che gestisce l’operazione, del quale sono soci la Regione Umbria, Gepafin e l’Università di Perugia, è da sempre amministrato da BNP Paribas Real Estate SGR che, per quello che ci risulta è, di fatto, l’unica ad aver tratto guadagni da questa operazione” – aggiunge Pasquale Trottolini, responsabile regionale di Cna Costruzioni.

Nelle ultime settimane, intanto, si vocifera su un interesse all’acquisto degli immobili invenduti da parte di un ipotetico acquirente.

“Chiediamo con forza alla Regione e al Comune, a sua volta interessato alla riqualificazione dell’area essendo Monteluce uno dei più importanti quartieri della città, che in caso di vendita vengano prioritariamente tutelati gli interessi delle imprese e dei loro lavoratori – prosegue Sciattella. – Se invece non ci fosse alcun acquirente serviranno misure straordinarie per ridare liquidità alle imprese fino a quando tutta la vicenda non troverà una soluzione positiva.”

“L’aspetto economico, però, non è l’unico da tenere in considerazione – incalza il responsabile di Cna Costruzioni -. Lasciare incompiuta quest’opera, con ogni probabilità la destinerebbe a un lento degrado, trasformando l’area in un’altra zona critica della città, che già ne conta tante, a cominciare dal quartiere di Fontivegge. Le imprese finora hanno fatto la loro parte, facciano altrettanto le Istituzioni! Noi non chiediamo vie privilegiate, ma semplicemente il riconoscimento del diritto di chi ha lavorato. Non è pensabile, né ammissibile– conclude Pasquale Trottolini -, che a pagare il conto siano le imprese, i 200 lavoratori coinvolti e le loro famiglie.”

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Gennaio 31, 2020
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ECOBONUS e CREDITO, la Regione IMPUGNA il decreto CRESCITA

ecobonus e credito regione umbria

Su ecobonus e credito la Regione Umbria impugna il decreto Crescita davanti alla corte costituzionale.

Ad annunciarlo è stato Fabio Paparelli, presidente della Giunta regionale, accogliendo una richiesta in tal senso avanzata da CNA Umbria.

La Regione, infatti, ha ritenuto che l’art.10 (commi 1 e 2) e l’art. 18 (commi 1 e 2) del decreto Crescita,  sono “costituzionalmente illegittimi e lesivi” delle proprie attribuzioni, oltre a rappresentare misure gravemente dannose per le imprese di piccole e medie dimensioni e per i lavoratori autonomi.

Per questo CNA, anche a livello nazionale, sta portando avanti una battaglia per l’abrogazione dell’art. 10 e dell’art. 18 .

Ricordiamo che, in entrambi i casi, gli articoli incriminati hanno introdotto misure che penalizzano gli artigiani e le piccole e medie imprese.

Se vuoi contribuire firma anche tu la petizione di CNA per l’abrogazione dell’art. 10 e continua  a seguirci sul nostro sito e sui nostri social per aggiornamenti.

 

 

 

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Agosto 13, 2019
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Su CREDITO ed ECO BONUS il GOVERNO fa uno SBAGLIO ENORME

A parole sostenitore delle piccole imprese, di fatto favorisce le grandi lobbies

eco bonus e lettera r

Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria

Sul credito e sull’eco e sisma-bonus il governo gialloverde sta commettendo un grandissimo errore. Mentre a parole si proclama sostenitore delle piccola impresa, nei fatti sta favorendo poche lobbies a scapito di milioni di artigiani e piccoli imprenditori.”

Il direttore di Cna Umbria, Roberto Giannangeli, usa toni duri.

“Per la seconda volta in due settimane ci troviamo costretti a sollecitare i parlamentari umbri perché si impegnino per abrogare un altro articolo del cosiddetto decreto Crescita. Oggi, infatti, siamo qua a denunciare l’articolo 18 del decreto, che ha inferto un colpo mortale a tutto il sistema dei confidi di categoria, che per la loro stretta vicinanza e conoscenza delle piccole imprese, rappresentano l’ultimo baluardo a sostegno del credito per i più piccoli, diminuito di oltre il 30% in 10 anni. Il nostro confidi, Fidimpresa Umbria, nello stesso lasso di tempo è comunque riuscito a sostenere circa 7mila imprese nelle loro richieste di credito. Spesso si sostiene che le imprese più piccole non ottengono credito perché non fanno investimenti, ma come si possono realizzare investimenti senza le adeguate coperture finanziarie e quando le banche ti applicano costi molto superiori a quelli garantiti alla media e grande impresa? Dopo un lungo confronto, negli ultimi mesi anche la Regione Umbria aveva accettato la nostra richiesta di adottare la cosiddetta “lettera R” del decreto legislativo Bassanini che, detto in parole povere, avrebbe consentito ad artigiani, commercianti e piccole imprese di accedere a finanziamenti avvalendosi della controgaranzia dei confidi di categoria, che avrebbero funto da mediatori con le banche. Con l’art. 18 del decreto Crescita questa possibilità è completamente svanita. Da qui – aggiunge Giannangeli – la decisione di interpellare i parlamentari affinché si corra ai ripari in occasione della discussione e dell’approvazione della legge di Bilancio 2020, reintroducendo la possibilità di ricorrere all’applicazione della “lettera R” della Bassanini o, almeno, di giungere a una soluzione mediata, per esempio introducendo un tetto massimo di 120 – 150mila euro per i prestiti da contro-garantire attraverso i confidi.”

Ma il cahiers de doléances di Cna Umbria non finisce qui.

“Ancora più grave è la notizia che, nonostante gli appelli di tutte le associazioni di categoria, proprio ieri l’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento che dà attuazione all’art. 10 del decreto crescita, per cui da oggi ogni privato che voglia usufruire dell’eco e sisma-bonus potrà ottenere l’importo totale in un’unica soluzione attraverso uno sconto in fattura, che l’impresa deve anticipare di tasca propria, dovendo poi attendere 5 anni per recuperarlo. Sempre che abbia una sufficiente capienza fiscale per compensarlo. Con questo provvedimento il governo non solo mette fuori gioco milioni di piccole imprese, che non hanno la forza per sostenere un impegno finanziario di questo tipo e quindi non potranno prendere commesse, ma non fa nemmeno un favore ai cittadini che vogliono usare il bonus. Infatti le grandi imprese e multiutilities, uniche a poter garantire lo sconto in fattura, in mancanza di concorrenza applicheranno prezzi più alti. Una scelta incomprensibile. In un Paese in cui il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti, penalizzare la piccola impresa, come si è fatto con l’eco bonus e la lettera R, equivale a tarpare le ali di una possibile crescita. Lo dimostra la stagnazione dell’economia certificata da tutti gli indicatori – conclude il direttore di Cna Umbria -, figlia delle politiche di governi di tutti i colori ma uniti nello snobbare o nel penalizzare la piccola impresa diffusa.”

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Agosto 01, 2019
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TAGLI al TPL, vogliamo chiarezza e prospettive

tagli al tpl

Enrico Ceccarelli, presidente CNA Fita Trasporto Persone

“Ritardi sistematici nei pagamenti, esiguità del corrispettivo per km, tagli al TPL già operati negli ultimi due anni nel capitolo di spesa destinato al trasporto pubblico locale e ora l’annuncio di un’altra sforbiciata netta che taglierà di un terzo le risorse complessive: così moriamo.”

Enrico Ceccarelli, presidente di CNA Fita Umbria Trasporto persone, nonché presidente del Cam, uno dei principali consorzi umbri tra imprese affidatarie dei servizi di trasporto pubblico locale, esprime la massima preoccupazione della categoria.

“Dopo le notizie apparse sui media in questi giorni – prosegue Ceccarelli -, ieri (18/06, ndr) l’assessore regionale Giuseppe Chianella ha parlato di notizie infondate. Ci auguriamo sia davvero così, perché ne va del diritto alla mobilità di migliaia di persone e del lavoro e della sicurezza economica di centinaia di famiglie. Ma ci permettiamo di dubitare, visto che la lettera che annunciava tagli a partire dal 1° luglio ci è arrivata dalla Regione il 12 giugno scorso, lasciandoci solo una manciata di giorni per riorganizzarci. Dove per riorganizzazione si intende licenziamento del personale”.

La dimensione del problema l’aveva già data la Regione con una delibera del maggio scorso: oltre 21 milioni di disavanzo e quindi di credito complessivo delle aziende per la gestione fino al 31 dicembre 2018; importi attesi per il 2019 attualmente privi di coperture per oltre 13 milioni; possibile taglio della quota regionale del Fondo Nazionale Trasporti con una perdita stimata di altri 6 milioni di Euro. Le soluzioni prospettate, peraltro, non sono di immediata né, tanto meno, certa praticabilità: recupero dell’Iva non versata dai Comuni, somma che ammonterebbe a circa 21 milioni, e costituzione della nuova Agenzia regionale per la mobilità, che consentirebbe alla Regione per il futuro di non corrispondere l’Iva sui trasferimenti del Fondo Nazionale Trasporti, recuperando circa 8/9 milioni di Euro all’anno. Ma su questo possibile recupero pende il parere dell’Agenzia delle Entrate, che ancora non si è espressa.

Se il presente è drammatico, il futuro, nonostante le smentite di Chianella, non sembra lasciare scampo. Sempre secondo le parole usate dalla Regione, infatti, non è ipotizzabile arrivare a una nuova gara di affidamento, attesa da anni, potendo contare solo su 40 milioni di Euro, pena la riduzione di circa 1/3 del servizio ad oggi assicurato. Ne consegue un “notevole impatto occupazionale con la perdita di circa 300/350 addetti” e la lesione dei “principi costituzionali riconosciuti sul diritto alla mobilità che deve essere assicurato attraverso i servizi pubblici di trasporto”.

“Confidiamo nel fatto che la Regione Umbria comprenda la gravità della situazione – afferma Marina Gasparri, responsabile di CNA Fita Umbria-, e che ci si possa sedere al più presto attorno a un tavolo per prospettare soluzioni praticabili in grado di allentare da subito la tensione per le imprese e garantire un servizio pubblico essenziale, ma anche di fare il punto sulle prospettive future”.

LEGGI LA RASSEGNA STAMPA

 

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Giugno 19, 2019
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