Se la guerra proseguisse, conseguenze come per il Covid
C'รจ il rischio di un'impennata dei costi energetici e dei carburanti, di una contrazione delle esportazioni e, in agguato, di un possibile aumento del costo del denaro per le imprese
Data10/03/2026
Un altro spettro si aggira per l’Europa, e non solo.
“Il nuovo conflitto scoppiato tra Usa, Israele e Iran nel Golfo Persico e rapidamente allargatosi a tutto il Medio Oriente, sta già producendo conseguenze economiche su larga scala potenzialmente equiparabili a quelle causate nel 2020 dalla pandemia da Covid”.
A prospettare il rischio campale per le imprese e per il sistema Paese è il presidente di CNA Umbria, Michele Carloni.
“Siamo di fronte all’ennesimo choc da fronteggiare. Dopo quello innescato dalla pandemia, con un’onda lunga durata almeno due anni, e dopo quello successivo all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, tuttora in corso, che ha ridefinito la geopolitica dell’energia, oggi il conflitto in Medio Oriente ci espone al rischio di subire una nuova ondata di conseguenze fortemente negative in grado di assestare un colpo esiziale al nostro tessuto produttivo e, più in generale, alla società. Cause diverse ma stessi effetti, a cominciare da costi energetici alle stelle, forte calo delle esportazioni, e possibile aumento del costo del denaro. Servono al più presto segnali chiari sia da parte del governo nazionale che da quello regionale. Segnali che, seppure insufficienti sul piano economico, siano in grado di mitigare gli effetti di tali rischi e possano fornire una iniezione di fiducia alle imprese”.
Le prime avvisaglie della crisi arrivano dalle imprese di trasporto merci e persone, le più fragili perché le più immediatamente esposte al rialzo del costo del gasolio, che alla pompa ha già superato i 2 euro al litro, accrescendo le difficoltà del settore.
“Questo aumento fa presagire due probabili scenari: da un lato un possibile rallentamento degli spostamenti, dall’altro un incremento del prezzo dei prodotti finiti. In questi giorni i fornitori di gas ed energia elettrica stanno ritirando dal mercato tutte le offerte basate su prezzi fissi annuali, per cui ci aspettiamo che a breve aumenteranno le bollette e, di conseguenza, anche il costo dei prodotti, a cominciare da quelli dei generi alimentari, già salito sensibilmente negli anni e non più sopportabile da ampie fasce di cittadini. Sul fronte delle esportazioni, invece, con la chiusura dello stretto di Hormuz i traffici stanno già subendo conseguenze. Le prime stime parlano, nel migliore dei casi, di un calo del 10% dell’invio di prodotti verso i Paesi coinvolti nella crisi bellica, interessati da un giro d’affari con le nostre imprese del valore di circa 30 miliardi di euro. Quindi, da un lato la riduzione delle esportazioni, dall’altro l’aumento dei costi energetici, del gasolio e del prezzo dei prodotti finiti, possono portare a un calo generale della produzione e a un incremento del costo del denaro verso le imprese considerate più rischiose che – aggiunge Carloni – anche stavolta saranno identificate in quelle di piccole dimensioni”.
La CNA si sta muovendo su tutti i fronti e a tutti i livelli.
“A livello nazionale la nostra associazione sta chiedendo innanzitutto misure anti speculative sui costi del carburante e dell’energia, oltre a misure e iniziative a favore della diversificazione dei mercati. In Umbria crediamo che la Regione dovrebbe velocizzare al massimo l’uscita di tutti i bandi a valere sui fondi strutturali per facilitare la partecipazione delle imprese alle fiere internazionali. Non è pensabile che si possa attendere oltre di fronte a una crisi che si va ad innestare su una situazione già complicata, caratterizzata da una bassa crescita e da un calo della produzione industriale triennale. Da parte nostra – conclude Carloni - ci rendiamo disponibili a collaborare con le Istituzioni nella ricerca di soluzioni che, sia pure parziali sul piano economico, contribuiscano a ridare vigore a un’imprenditoria da troppo tempo costretta sull’ottovolante”.